Covid: vaccino obbligatorio per sport e gare amatoriali? L’opinione del virologo Pregliasco

In una recente intervista Tiziana Gibelli, presidente della Commissione Sport della Conferenza delle Regioni, ha proposto l’istituzione di un certificato vaccinale per fare attività fisica nei centri sportivi, nonché per partecipare a gare ed eventi amatoriali di qualsiasi genere.

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L’obbligo di vaccinarsi contro il Covid per fare sport in situazioni comunitarie verrebbe insomma istituito in forma indiretta: o hai il “patentino” di soggetto non a rischio e non rischioso per gli altri oppure niente allenamenti in palestra o in piscina, ma anche niente partite di calcetto, mezze maratone, granfondo di ciclismo e via dicendo. «Credo sia davvero necessario discutere in modo positivo e concreto sull’istituzione di una “patente vaccinale” per tutte le situazioni che prevedono raggruppamenti di persone, ancor di più se in spazi indoor», commenta il professor Fabrizio Pregliasco, virologo, direttore sanitario dell’Ics Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano e direttore scientifico di Osservatorio influenza. «Le prime decisioni da prendere in questo senso devono per esempio riguardare i viaggi aerei, ma è indubbio che anche disciplinare la partecipazione alle manifestazioni sportive, in forma attiva come da spettatori, è una strategia indispensabile per riuscire a vincere la partita contro il Coronavirus».

Non vede problematiche nel dover quindi istituire canali privilegiati anche per gli sportivi?

«Certo non è pensabile procedere all’istituzione di un certificato vaccinale per lo sport in questo momento, considerata anche la limitata disponibilità dei vaccini. Oggi siamo ancora in fase 1, con la priorità di vaccinare i soggetti più fragili e gli operatori sanitari a rischio. In una fase 3, cioè dopo che avremo anche vaccinato le persone di ogni età con patologie croniche e chi fa lavori di importanza sociale, si potrebbe però benissimo pensare a un programma di vaccinazione per gli sportivi di qualsiasi livello attraverso canali semplificati e anche con l’aiuto delle diverse Federazioni».

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Nessun possibile effetto collaterale del vaccino sulle performance atletiche?

«Assolutamente nessuno. Dopo il vaccino si può magari accusare una sensazione di spossatezza, destinata però a scomparire in pochi giorni. L’unica raccomandazione per chi fa sport è solo quella di non fare allenamenti o sforzi intensi subito dopo essersi vaccinato».

La vaccinazione anti-Covid va poi ripetuta ogni anno?

«Allo stato attuale delle cose, sì: va ripetuta ogni anno proprio come viene raccomandata quella contro l’influenza. Poi tutto dipenderà da come evolverà la pandemia e lo stesso Coronavirus».

Lo scorso novembre il Comitato olimpico internazionale ha comunicato che non ci sarà obbligatorietà del vaccino per gli atleti che parteciperanno alle (eventuali) Olimpiadi di Tokyo 2021. Un messaggio contraddittorio da parte dello sport di vertice a quello amatoriale?

«No, credo che il mondo dello sport sia ampiamente a favore del vaccino e già tanti campioni in tutto il mondo si sono prestati a essere testimonial per promuovere l’utilizzo della mascherina e altri comportamenti che favorissero la prevenzione. Ritengo che anche in questo caso va considerata la situazione di limitata disponibilità di vaccini in cui ci troviamo: dal punto di vista etico, come si potrebbe pensare di vaccinare i giocatori di Serie A o gli sportivi di vertice quando ancora non abbiamo messo in sicurezza tutti i soggetti più a rischio per età e patologie? Come confermato dalle cronache sportive, gli atleti agonisti che contraggono il Coronavirus hanno per la stragrande maggioranza un decorso asintomatico o con effetti assolutamente controllabili: al massimo possono perdere una partita o una gara, per quanto importante, negli altri casi ci può essere addirittura in gioco la vita».

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Il suo invito per tutti gli sportivi?

«A vaccinarsi, ovviamente, perché – con una metafora sportiva – è un fatto di squadra: proteggo me stesso, proteggo la mia famiglia e anche la mia comunità. E di continuare a mettere in atto i comportamenti raccomandati dalle autorità sanitarie: fare sport è uno stile di vita da apprezzare e promuovere, ma di questi tempi vuole tra le sue regole anche un galateo di rispetto e responsabilità verso gli altri».

Credits: foto di RUN 4 FFWPU da Pexels.

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