Misuriamo il sonno con l’anello intelligente, contiamo i passi, tracciamo i macronutrienti e incastriamo sessioni di meditazione tra un impegno e l’altro. Ma se la tua ricerca della salute è diventata un secondo lavoro che ti lascia esausto, potresti essere caduto nella trappola dell’over-wellness.
L’over-wellness in breve:
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L’eccesso di routine “salutari” può causare stress cronico e burnout da benessere.
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La salute sociale (ridere con gli amici, stare insieme) è importante quanto la dieta e lo sport.
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Il benessere deve servire a migliorare la tua vita, non a diventarne il centro ossessivo.
Viviamo nell’era dell’ottimizzazione costante. Grazie alla tecnologia e alla mole infinita di informazioni, siamo convinti di poter “hackerare” il nostro corpo per raggiungere la perfezione. Abbiamo trasformato la salute in una lista di doveri rigidi: sveglia presto, acqua e limone, allenamento, journaling, niente carboidrati, niente alcol, tracking del sonno.
Ma c’è un punto di rottura in cui la ricerca del benessere smette di darci energia e inizia a togliercela. È il fenomeno dell’over-wellness.
Il mito: “Più abitudini sane adotto, più sarò in salute”
La convinzione è che la salute sia una somma algebrica: più superfood mangio, più gadget indosso, più classi di Pilates seguo, più vivrò a lungo. In realtà, il corpo umano non è un foglio Excel. Se ogni scelta alimentare o sportiva diventa fonte di ansia (“E se non arrivo ai 10.000 passi oggi?“, “E se questo piatto non è bio?”), il beneficio fisico viene annullato dallo stress mentale.
La realtà: il cortisolo della “perfezione”
L’ossessione per le routine rigide alza i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. Paradossalmente, puoi mangiare il kale più biologico del mondo, ma se lo mangi con l’ansia di stare sbagliando qualcosa, il tuo corpo non ne trarrà lo stesso beneficio.

Inoltre, questa ricerca della perfezione può sfociare nell’ortoressia, un disturbo alimentare caratterizzato dall’ossessione patologica per il cibo “puro” e sano, che porta all’isolamento sociale e a gravi carenze nutrizionali.
La salute non è solo biologia
Ci dimentichiamo spesso che la salute ha tre pilastri: fisico, mentale e sociale. Le ricerche sulle “Blue Zones” (le aree del mondo dove si vive più a lungo, tra cui la nostra Sardegna) dimostrano che i centenari non passano le giornate a tracciare i battiti cardiaci su uno smartwatch. Vivono all’aria aperta, si muovono naturalmente, ma soprattutto hanno legami sociali fortissimi.
Una serata passata a ridere con gli amici, magari bevendo un bicchiere di vino e mangiando una pizza (senza sensi di colpa), può avere un effetto antinfiammatorio e rigenerante superiore a una serata passata da soli a monitorare la qualità del sonno.
Il burnout del benessere
Quando la tua identità ruota esclusivamente attorno alle tue prestazioni fisiche e alle tue restrizioni alimentari, rischi il burnout. La salute dovrebbe essere lo strumento che ti permette di goderti la vita — viaggiare, fare sport outdoor, giocare con i figli — non la prigione in cui ti chiudi.
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Il consiglio
Tutti amiamo lo sport e la vita sana, ma crediamo anche nella flessibilità. Se un giorno sei troppo stanco per l’allenamento programmato, il riposo è la scelta più sana che puoi fare. Se una cena fuori ti rende felice, quella felicità è un nutriente essenziale.
La prova del nove: prova a togliere lo smartwatch per un weekend. Se l’idea ti terrorizza, forse è il momento di ricalibrare il tuo rapporto con il benessere. Ricorda: una vita sana è una vita che vale la pena di essere vissuta, non una serie di parametri da ottimizzare.
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