Gli smartwatch per bambini non sono sicuri, ecco perchè

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Quando diamo un orologio smart, un braccialetto fitness o uno sportwatch ai nostri figli, facciamo attenzione. Uno studio condotto dalla Norwegian Consumer Council (l’associazione dei consumatori norvegesi) insieme alla società di sicurezza informatica Mnemonic ha messo in luce i problemi che emergono quando regaliamo a bambini e ragazzi gli smartwatch allo scopo di controllarli. In realtà questi dispositivi sono tutt’altro che sicuri.
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Le carenze della legge

Gli smartwatch, i fitness tracker e gli orologi sportivi sono un supporto utile per monitorare le performance. E quelli dedicati ai bambini e ragazzi possono aiutare i genitori a tenere sotto controllo i figli, seguendone movimenti, posizione e attività. Le tecnologie di tracciamento dei dati sono sempre più avanti delle norme di legge che le dovrebbero regolamentare; invece che un servizio utile per il consumatore, spesso si finisce per favorire il fornitore di servizi, che si torva in mano una mole gigantesca di dati sensibili. Il video sotto mostra le falle dei sistemi.
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Intrusione di esterni

I ricercatori dell’organizzazione norvegese hanno condotto analisi sulla funzionalità, i termini e le condizioni d’uso del servizio e sulla sicurezza. Su questo ultimo tema hanno riscontrato bug nei software che rendono possibile l’intrusione di allo scopo ad esempio di rilevare la posizione dei minori sul territorio e di dialogare con lui sostituendosi ai genitori. La falla sarebbe dovuta alle app che devono essere scaricate sui dispositivi dei genitori: sembra che i trasmettano dati a dei server localizzati nel sud est asiatico e in Sud America di cui si hanno poche informazioni sulla gestione della sicurezza.
Un malintenzionato potrebbe così sfruttare il microfono di uno smartwatch, attivandolo da remoto, per ascoltare l’ambiente in cui si trova un bambino e localizzarlo. Oppure utilizzare la fotocamera per scattare foto. Il video sotto, a cura dell’ente norvegese, mostra le falle dei sistemi.
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Dove finiscono i dati?

L’analisi norvegese ha anche messo in luce come spesso i termini del servizio non siano esaustivi e comprensibili per l’utente e che nelle licenze d’uso si tende a non menzionare che eventuali cambi nelle condizioni d’uso saranno comunicati. La conseguenza è che non si sa davvero dove vadano a finire i dati raccolti dal fornitore di servizi e che diventa sempre più difficile cancellare il proprio profilo quando si abbandona il device.
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I prodotti non sicuri

Il report menziona tre prodotti venduti in Norvegia, che sarebbero non sicuri per chi li indossa:
Xplora, che sfrutta la app mobile T1
Viksfjord, che usa SeTracker
Gator 22, che gira con Gator.
Esistono prodotti venduti anche in Italia via internet, che usano la applicazione Setracker, eccoli:

Lo smartwatch Zimingu Q50 GPS 2G 

L’orologio con localizzatore GPS GW900

Il dispositivo GPS H1

 

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