Barry Sears: perché la dieta Zona fa bene a tutti gli sportivi.

Lui si chiama Barry Sears e in tutto il mondo è considerato un guru dell’alimentazione.  Quello che è certo, ed è la ragione per cui abbiamo voluto intervistarlo, è che lui ha seguito 25 medaglie d’oro olimpiche, un paio di squadre NBA (tra cui in particolari giocatori come LeBron James e Luis Scola), calciatori come Carlos Tevez e alcuni dei leader della nazionale azzurra Campione del Mondo di calcio nel 2006, atletica, nuoto, un paio di squadre pro di ciclismo tra cui la Garmin che ha vinto il Tour a squadre nel 2011 e la svizzera Lara Gut che a 21 anni ha già al collo quattro medaglie tra Olimpiadi e Mondiali di sci alpino.

L’altra ragione per cui abbiamo voluto intervistarlo è che la dieta Zona è sul mercato da trent’anni ed evidentemente non è una moda che scompare nel tempo di una stagione come accade a molte altre diete usa e getta.

Cos’è esattamente la dieta Zona e perché fa bene agli sportivi, professionisti ma soprattutto appassionati?
Lo scopo della “dieta Zona” è quello di controllare il livello dell’infiammazione cellulare facendolo rimanere in una zona – appunto – in cui il valore non sia troppo alto né troppo basso. L’infiammazione ci fa ingrassare, ammalare e invecchiare più rapidamente – e inficia la nostra prestazione atletica. Gli atleti professionisti vivono una vita di infiammazione che è indotta dall’intensità dell’allenamento. La capacità di recupero tra un allenamento e l’altro dipende dalla capacità di controllare l’infiammazione. Spesso, ad alto livello, a parità di talento e doti fisiche questa capacità fa la differenza. Chi fa la corsetta al parco non vive nell’infiammazione dell’allenamento ma può vivere in un mondo di infiammazione indotta dalla sua dieta. Il programma alimentare dell’atleta professionista è esattamente il medesimo che darei a chiunque. È sempre solo una questione di controllo ormonale. L’alimentazione va considerata alla sorta di un farmaco, da prescrivere con il dosaggio giusto e al momento giusto.

A tavola lei suggerisce di evitare tutto ciò che è bianco, dalla pasta al formaggio…
La Zona non è una dieta ipocalorica né iperproteica. Tutt’altro. Noi non facciamo il conto delle calorie né rinunciamo ai carboidrati. É solo una questione di bilanciamento. Nel piatto ci deve sempre essere il 40% di carboidrati puri, il 30% di proteine e il 30% di grassi. Nella pratica? Immagino un piatto occupato per due terzi di verdure e un terzo di pollo alla piastra. A regime non sono importanti nemmeno le quantità perché le giuste proporzioni di carboidrati, grassi e proteine lavorano sull’ipotalamo che trasmette automaticamente al cervello il messaggio della sazietà. E di conseguenza la dieta è la medesima, sia che voi siate in un giorno di allenamento o meno. Il segreto è stabilizzare il livello di glucosio nel sangue: per questa ragione non devono passare più di cinque ore tra un pasto/spuntino e il successivo.

Cosa deve mangiare quindi chi va a correre alle 7 prima dell’ufficio o chi va alle 18 dopo l’ufficio?
In entrambi i casi è necessario un piccolo spuntino leggero mezz’ora prima dello sforzo: l’ideale è il bianco dell’uovo sodo con un piccolo frutto.

Che tipo di scelta e di uso degli integratori alimentari dobbiamo fare?
Primo: scegli gli integratori giusti. Meglio andare in farmacia e noi non possiamo che consigliare quelli di Enerzona che da anni segue le nostre direttive in fatto di alimentazione. Poi va detto che ci sono due categorie di prodotti che la medicina (Barry Sears è un biochimico che ha lavorato al MIT di Boston, ndr) ha ufficialmente dichiarato utili per controllare le infiammazioni: quelli che integrano l’Omega 3 che si ottiene dal grasso del pesce e quelli che integrano i polifenoli, quegli agenti chimici che danno il colore alla frutta e alla verdura.

Un medico di base è in grado di aiutarci o dobbiamo andare da un dietologo specializzato?
All’università nessuno insegna i principi della dieta ai futuri medici di base. Con il mio team ed Enerzona abbiamo fatto negli ultimi anni decine e decine di corsi a migliaia di farmacisti italiani che spesso sono molto preparati.

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