C’è un momento nella vita di quasi tutti i camminatori abituali in cui il percorso che facevano con un po’ di fiatone inizia a sembrare quasi comodo. Le gambe si sono adattate, il cuore lavora in modo più efficiente, e quella sensazione di sforzo produttivo che all’inizio accompagnava ogni uscita si è un po’ attenuata. È un segnale positivo — significa che sei migliorato — ma è anche il momento in cui molti smettono di progredire senza capire perché.
La soluzione nella maggior parte dei casi è semplice: aggiungi pendenza.
I numeri: quanto camminare in salita brucia di più rispetto al piano
La differenza di consumo calorico tra camminare in piano e camminare in salita è più significativa di quanto si immagini. A parità di velocità e peso corporeo, una pendenza del 5% aumenta il dispendio energetico di circa il 30-35%. Con una pendenza del 10% — che corrisponde a una salita abbastanza decisa ma percorribile senza difficoltà per la maggior parte delle persone — si arriva a bruciare tra il 50% e il 60% di calorie in più rispetto al piano.
Per fare un esempio concreto: una persona di 70 kg che cammina in piano a 5 km/h per 30 minuti brucia circa 150-160 calorie. La stessa persona, alla stessa velocità, su una pendenza del 10%, arriva a 230-250 calorie nella stessa mezz’ora. Senza correre, senza cambiare la velocità dei passi.
Questo non significa che dobbiate trasformare ogni uscita in una scalata. Significa che inserire anche solo un tratto in salita nel percorso abituale ha un impatto reale e misurabile sul consumo energetico totale.
Cosa succede ai muscoli quando cammini in salita
Il piano lavora principalmente quadricipiti e polpacci. La salita cambia completamente la distribuzione del carico muscolare e coinvolge in modo molto più intenso glutei, femorali e stabilizzatori del core — quei muscoli profondi che tengono il busto eretto e proteggono la schiena.
Questo ha due conseguenze pratiche. La prima è estetica: chi cammina regolarmente in salita nota in poche settimane una differenza visibile nella tonicità di glutei e cosce, senza bisogno di esercizi specifici in palestra. La seconda è funzionale: rafforzare questi gruppi muscolari migliora la postura, riduce il rischio di mal di schiena e rende più stabile la camminata in generale — anche quella in piano.
C’è poi un effetto spesso sottovalutato: la discesa. Scendere in pendenza lavora i muscoli in modo eccentrico, cioè in allungamento sotto carico — una modalità di lavoro che stimola la crescita muscolare in modo diverso e complementare rispetto alla salita. Per questo motivo, i percorsi con salita e discesa alternata sono più completi di quelli che salgono e tornano sempre dallo stesso lato.
Il cuore lavora di più: perché è un vantaggio
In salita la frequenza cardiaca sale più rapidamente rispetto al piano, anche mantenendo la stessa velocità di passo. Per chi cammina con l’obiettivo di migliorare la salute cardiovascolare — e lo abbiamo visto nell’articolo sul colesterolo — questo è un vantaggio concreto: si raggiunge la zona aerobica target in meno tempo e la si mantiene più facilmente per tutta la durata dell’uscita.

In pratica, 20 minuti di camminata in salita possono offrire uno stimolo cardiovascolare paragonabile a 30-35 minuti di camminata in piano. Non è un trucco per fare meno — è capire dove si ottiene il massimo ritorno per ogni minuto investito.
Chi usa uno smartwatch o un cardiofrequenzimetro può verificarlo direttamente: basta confrontare i dati di frequenza cardiaca media su un percorso piano e su uno con pendenza equivalente. La differenza è immediata e visibile.
Come inserire la salita nel tuo allenamento di camminata
Non serve stravolgere la routine. Ci sono tre modi pratici per iniziare, in ordine crescente di impegno.
Il metodo più semplice: modifica il percorso. Se nel tuo giro abituale c’è anche una sola salita — una via in pendenza, un argine, un ponte — includila deliberatamente invece di aggirarla. Anche 3-4 minuti di salita inseriti in un percorso da 30 minuti fanno la differenza nel tempo.
Il metodo intermedio: gli intervalli in salita. Scegli un tratto in pendenza di 100-200 metri e percorrilo più volte durante l’uscita. Sali a ritmo sostenuto, scendi lentamente per recuperare, risali. Quattro o cinque ripetizioni di questo tipo in una sessione da 40 minuti costituiscono già un allenamento serio, paragonabile per intensità a una sessione di jogging leggero.
Il metodo avanzato: il percorso collinare. Se hai accesso a colline o parchi con dislivello, costruisci un percorso che preveda 150-200 metri di dislivello positivo totale. Non deve essere tutto di fila — l’importante è accumularlo nell’arco dell’uscita. A questo livello stai facendo escursionismo leggero, con tutti i benefici fisici e mentali che ne derivano.
Attenzione a ginocchia e schiena: qualche accorgimento
Camminare in salita è generalmente sicuro anche per chi ha qualche problema articolare, ma la discesa richiede più attenzione. In discesa il carico sulle ginocchia aumenta — fino a tre volte il peso corporeo in alcuni studi — e chi ha già avuto problemi al menisco o alla cartilagine deve prestare attenzione alla tecnica.
Il consiglio pratico: in discesa accorcia il passo, tieni le ginocchia leggermente flesse e non bloccarle mai in estensione. Se la pendenza è significativa, i bastoncini da nordic walking sono un aiuto concreto — scaricano parte dello sforzo sulle braccia e riducono il lavoro delle ginocchia fino al 30%.
Per la schiena, invece, la salita tende ad essere protettiva più che rischiosa — a patto di mantenere il busto eretto e non piegarsi in avanti esageratamente. Se noti tensione lombare durante le salite, lavora sulla postura: spalle indietro, sguardo orizzontale, addome leggermente contratto.
Da dove partire questa settimana
Se non hai mai inserito la salita nelle tue camminate, questa è la settimana giusta per cominciare. Prendi il tuo percorso abituale, identificauna salita di qualunque entità — anche cento metri bastano per iniziare — e percorrila due o tre volte durante l’uscita invece di evitarla.
Non cambiare tutto in una volta. Il principio di progressività che vale per la durata vale anche per la pendenza: meglio iniziare con poco e aggiungere gradualmente che esagerare il primo giorno e ritrovarsi con i muscoli indolenziti per una settimana.
La primavera è il momento perfetto per esplorare percorsi nuovi. Le colline sono verdi, le temperature sono miti, e ogni salita finisce sempre con una vista che vale la fatica.
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