Elogio del marsupio

Elogio del marsupio

Io c’ero quando comparvero i marsupi. Erano gli anni Novanta del millennio scorso e d’un tratto quello che era un oggetto tattico, usato dai militari, divenne un oggetto di tendenza. Non dico di moda, quello no, ma sicuramente di tendenza. A un certo punto tutti cominciarono ad andare in giro con il marsupio, non solo i ragazzi delle medie in gita ma anche adulti e giovani. Erano comparsi i primi telefonini cellulari, che poi non erano telefonini ma mattonelle di plastica ed elettronica, e siccome non stavano nelle tasche dei pantaloni, in assenza della borsa il marsupio era il posto perfetto dove metterli (insieme a quelle terribili custodie da agganciare ai pantaloni). La combo fatale fu marsupio + pinocchietto, un capo che aveva anche una sua certa nobiltà ma che nella combinata col marsupio divenne un colpo ferale: pantaloni che accorciavano le gambe + marsupio che gonfiava la pancia. Anni terribili.
Io reagii aumentando ancor più il mio feticismo per lo zaino. Ho sempre amato lo zaino, in ogni fase della mia vita: da quello dell’Invicta alle scuole medie in poi, non ho mai tradito lo zaino come appendice per tutto ciò di cui avevo bisogno. I libri delle superiori o dell’università, il primo portatile del lavoro, e ovviamente tutto ciò che mi serviva in montagna, durante un’escursione, o in bici. Per non parlare delle vacanze zaino in spalla stile backpacking, dall’Interrail a viaggi ben più lontano della vecchia Europa, nei quali sono sempre stato accompagnato da un grande zaino per tutto ciò che portavo e da uno più piccolo per il daily use.

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Insomma, non avrei mai pensato, io fanatico dello zaino, di arrivare a 50 anni a scrivere l’elogio del marsupio. Perché ci ho anche provato a usarlo in passato, ma è stato un rigetto fisiologico. Uno di quei primi marsupi è ancora in cantina, con dentro il lascito di picchetti di molte tende ormai distrutte, altri son finiti senza rimpianti in discarica. Del resto fino a pochi anni fa nessuno si sognava di usare il marsupio come accessorio tecnico. Ma ce le ricordiamo certe mantelline antipioggia che da sole occupavano metà zaino? E certi pile voluminosi come una coperta? Io li ho ancora nell’armadio, un piccolo museo dell’evoluzione dei capi e accessori tecnici per i quali uno zaino, anche abbastanza grande, era più che necessario. Era indispensabile.

Oggi le cose sono molto cambiate. Ci sono gusci impermeabili che si richiudono nel loro taschino e stanno nel palmo di una mano. Fleece uguali. Con certi smartwatch con la navigazione GPS non hai nemmeno più bisogno di portarti la vecchia mappa cartacea dei sentieri escursionistici. Ci sono kit di attrezzi per la MTB o gravel che non sono più ingombranti di un coltellino svizzero. Una camera d’aria di scorta ci stava anche nel taschino posteriore della t-shirt da ciclismo, e a maggior ragione può stare in un marsupio. Volendo, barrette e altri integratori possono sostituire i cari, vecchi panini. E ci sono marsupi che hanno l’alloggiamento per la borraccia se non addirittura la sacca idrica per l’acqua. In poche parole: capi e attrezzatura tecnici son diventati sempre più piccoli, leggeri, minimali.

E così laddove si vedevano solo zaini, più o meno grandi, oggi si vedono sempre più marsupi tecnici. Che hanno non pochi vantaggi.
Sono perfetti per un’escursione di una giornata o anche per un giro di MTB o gravel. Appoggiandosi sul bacino per certi versi sono anche più ergonomici, nel senso che non gravano sulla schiena e consentono un maggior equilibrio, a piedi, anche di corsa, e in bicicletta, soprattutto se la tasca la metti dietro, sulla zona lombare. Se preferisci indossare una canottiera (o solo la salopette in bici nei giorni molto molto caldi) non massacri le spalle di sfregamenti. Per quanto ci siano zaini fantastici dal punto di vista dell’areazione sulla schiena, un marsupio la lascia completamente libera. E soprattutto il marsupio, con meno spazio a disposizione di uno zaino, induce al minimalismo, a partire leggeri, a pensare a cosa è davvero essenziale e indispensabile e cosa no. Ecco perché io, detrattore atavico del marsupio, sono fino a scriverne l’elogio.

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