Allenamento in palestra: seguire il programma o improvvisare un po’?

Allenamento in palestra: seguire il programma o improvvisare un po'?

A tutti sarà capitato (sottoscritto incluso) di prepararsi all’allenamento in palestra con l’intento di allenare il back con stacchi pesanti e finire a fare un legs-hard-training memorabile. E a tutti sarà sorto il dubbio se nell’allenamento in palestra bisogna rigorosamente seguire il programma o si può improvvisare un po’. Se da un punto di vista puramente tecnico l’errore è grave, da quello fisiologico può anche rivelarsi una scelta vincente. Altre volte sarà capitato (il sottoscritto è di nuovo incluso) di prevedere di lì a poco un training assolutamente blando nell’approccio e nella durata, reduci da un drittone notturno senza dormire o dal salto del pranzo e della colazione. Ma anche qui, grandi sorprese: alcuni dei migliori allenamenti li abbiamo portati a termine proprio in quelle condizioni. E la domanda è: perché?
Perché quando siamo consapevoli di disporre di minori cartucce a disposizione, alla fine non sbagliamo neanche un colpo. Non potremmo permettercelo. La conseguenza è che il rendimento sarà massimale dal primo round all’ultimo di quella sessione “anomala”.

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Fatte tali premesse, la questione dell’allenarsi seguendo un piano preciso e immodificabile è controversa. Dipende dall’approccio individuale. Il primo passo è evitare quell’arco di tempo che sappiamo essere meno congeniale a noi. Non è possibile per un body-builder o un crossfitter avanzato non capire quale sia la fase d’eccellenza energetica nel corso della “sua” giornata.
Per farla breve, mentalizzare l’acme che lo porterà a sollevare acciaio massimizzando quella maledetta frazione: KG X REPS : TEMPO = INTENSITA’ sarà cruciale.
Certi atleti preferiscono la mattina presto a stomaco vuoto per sentirsi leggeri e freschi psicologicamente e i vantaggi sono obiettivi perché a livello metabolico siamo “puliti”: i flussi sanguigni vanno dove devono andare, quadricipiti e catena posteriore in primis, cioè i gruppi più grandi.
Altri optano per il training semi-notturno, perché nel corso della giornata corpo e mente sono accesi da ore e con quattro-sei pasti assunti e super-assimilati la carburazione per staccare e squattare sarà ottimale.
Ma ci sono altri fattori a intervenire e uno è quello latentemente competitivo: la presenza di tante persone nel box d’allenamento potrà dare carica supplementare nell’allenarsi a qualcuno, ma per altri condividere il training con le folle potrebbe abbattere la concentrazione.
Allora risaliamo più a monte, ovverosia a come costruire un piano d’allenamento. Fermo restando l’ovvio periodo di coaching di cui avremo bisogno all’inizio, il training-plan ideale dovremo imparare nel tempo a perfezionarcelo da soli, sempre con l’avallo del tutor tecnico. In pratica gli allenatori saranno via via due e scambieranno bidirezionalmente i loro feed-back: il nostro coach si sposterà da monte a valle del processo di costruzione della tabella, e noi, imparando dal nostro istinto e dall’auto-analisi post esercizio, gli comunicheremo dati e sensazioni. Seguirà approvazione dell’idea d’allenamento a cui noi stessi, in auto-osservazione, avremo contribuito.
Altro grande dilemma dell’allenamento in palestra è se, per poter raggiungere risultati, è corretto procedere sempre con lo stesso training-plan. Risposta: molti crossfitters e body-builders restano al vertice pur ripetendo sempre lo stesso allenamento. Altri, sul fronte opposto, e capita anche allenando soggetti normali non agonisti, pur cambiando tabella con regolarità non riescono a migliorare né forma né prestazioni. Perciò, i dubbi sulla programmazione o sull’improvvisazione di certe fasi della preparazione rimangono, ma l’istinto che chiama, a volte, può illuminare nuove vie verso la best-performance di un atleta.

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