Fitness e post-pandemia: una non-guida alle palestre

Fitness e post-pandemia: una non-guida alle palestre

I saggi non danno mai consigli. Anche adesso, tutto l’impredittivo e tutto quello che mai sarebbe stato previsto, impone testa e orecchie basse in termini di gestione. In fondo nessuno sa quanti si riscriveranno in palestra, di quale psicograficità (o target per dirla tecnicamente), quanto saranno disposti a spendere date le restrizioni che non cesseranno. Né domani, né dopodomani. L’idea diffusa è che settembre tornerà a essere settembre e a portare il trenta per cento del fatturato annuale e che gennaio tornerà a essere gennaio, con un altro trenta per cento. Numeri a caso, perché nessuno può prevedere. È solo quello che è successo nel business palestraro più recente.

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Ci sono dubbi da parte dei gestori di centri fitness e dubbi da parte dei clienti. Il primo è se al gestore conviene davvero, vista la media fatturato cliente scesa vertiginosamente con abbonamenti super-convenienti, mettere a posto un bilancio con entrate che saranno ulteriormente ridotte. Si potrebbe supporre che tutta la clientela “fissata” sull’allenamento ovunque e comunque torni, e che quindi riaccenda il fuocherello delle speranze. Tutta l’altra fascia, però, quella “non fissata”, è probabile che non torni nel brevissimo periodo, almeno fino a quando non saranno allentate le misure protocollari.

Chiacchierando qui e là, la sensazione è che queste restrizioni sacrosante, che tutti indistintamente saranno obbligati a rispettare, faranno abbandonare la categoria “non fissata” prima ancora della riapertura. Questi clienti hanno già deciso che opteranno per altre attività nell’imminenza dell’estate, e che a settembre 2021, probabilmente, faranno un’analisi molto più attenta del solito nello scegliere una palestra. E così, è verosimile che questi due pubblici stridenti in una stessa palestra, torneranno a dividersi. Palestre super attrezzate per gli stakanovisti dell’acciaio e club più lounge per chi vuol soltanto pedalare un po’ sulla bike che ha già a casa, ma alla quale vuole aggiungerci sauna, bagno turco e due bracciate in piscina. Pesi? Se ci sono bene, sennò bastano due manubri.

Questo quadro manicheo che però è molto probabile s’avveri, avrebbe dovuto mettere più in allerta i gestori dei club che hanno tutte le ragioni del mondo per lamentarsi con istituzioni e politica che li ha abbandonati. Però, sempre chiacchierando qui e là, pare che questo quadro osservativo o analisi preventiva, come si voglia metterla, non abbia allertato più di tanto sul potenziale sotto-frazionamento incassi da iscrizioni alle palestre. Salvo qualche coraggioso tentativo di evoluzione strutturale per fronteggiare la pandemia (vedi tensostrutture per il fitness complementari alla parte muraria impraticabile dei club causa Covid), pare che l’alert-system non sia stato attivato, perché troppo attento al disbrigo di pratiche per la ricezione dei ristori. Ma qui nessuno dà consigli a nessuno, perciò ognuno si prepari ad approcciare al nuovo mercato del fitness come meglio creda.

Credits photo: it.depositphotos.com

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