Le fratture da stress nello sport: i sintomi e i rimedi

L’attività sportiva è fondamentale per una vita sana, lo dicono i medici, i personal trainer, i fisioterapisti e tanti studi scientifici. Il problema è l’eccesso di allenamento nella ricerca della forma perfetta o per prepararsi alle competizioni. Così, come in ogni situazione che si esaspera, si possono verificare degli squilibri e persone normali, che si allenano spesso e intensamente possono essere vittime di una patologia dell’osso, chiamata appunto frattura da stress.

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Come funziona il tessuto osseo

Per comprendere il meccanismo patologico dobbiamo focalizzarci sulla fisiologia dell’osso e capirne il funzionamento normale. Il tessuto osseo è una struttura viva, costituito da cellule in continuo movimento, ovvero gli osteoclasti (cellule che costituiscono), e gli osteoblasti (cellule che rimaneggiano). Naturalmente il processo di vita dell’osso è regolato dal giusto equilibrio tra l’attività di costruzione e contemporaneamente di distruzione dell’osso attuato da questi due tipi di cellule. Nell’attività sportiva normale, c’è un normale sbilanciamento legato al fatto che le ossa subiscono dei traumatismi ripetuti, causati dall’esecuzione di alcuni movimenti o gesti atletici – pensiamo alla corsa ad esempio, in cui vengono super sollecitate alcune articolazioni e ossa. Con una giusta alimentazione, e sopratutto un giusto rapporto tra allenamento e riposo, una attività equilibrata può diventare addirittura terapeutica (lo sport in menopausa, o nell’osteoporosi).

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Dove porta lo squilibrio

La condizione di equilibrio purtroppo non sempre è rispettata, con soggetti che tendono all’allenamento faidate, diete ipocaloriche prive dei normali alimenti e sostanze nutritive, che portano ad un indebolimento di tutte le strutture muscolari e ossee e all’insorgenza di infortuni. Se ci si allena in maniera sconsiderata, senza rispettare i tempi di recupero, a livello dell’osso si può incorrere in condizioni patologiche in cui l’attività osteoclastica supera di gran lunga l’attività osteoblastica, con conseguente sbilanciamento, e comparsa di fratture da stress.

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Quali sono le ossa più a rischio?

La risposta è: dipende molto dallo sport che si pratica, ma in genere, riscontriamo questo tipo di patologia in molti runner, praticanti di allenamento funzionale, e in generale, quando lo sport scelto richiede gesti ripetuti continuamente, senza rispettare un normale riposo tra una seduta e l’altra (in questo senso basta anche allenare gruppi muscolari diversi, piuttosto che fissarsi in un unica direzione..).
Le ossa più a rischio sono i metatarsi, il calcagno, il piatto tibiale, o i condili femorali, oltre a rari casi di problematiche a carico di anca e della colonna lombare.

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I sintomi e la diagnosi

I sintomi di queste patologie sono molto chiari: dolore al carico, alla pressione, gonfiore dell’area, e talvolta rossore con comparsa di livido.
Per individuare una condizione di frattura da stress di solito il primo esame da fare è una normale lastra rx. Se il medico ortopedico lo riterrà opportuno in base ad una visita clinica e alla storia dell’infortunio si potrà integrare con una risonanza magnetica o anche una Tac. Tali esami integreranno la lastra mostrando generalmente un edema della spongiosa.

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Come si cura una frattura da stress?

In primo luogo, è fondamentale, interrompere ogni attività sportiva ed evitare il carico sull’osso vittima di frattura. Come per le normali lesioni dell’osso, i tempi sono indicativamente di circa 21-30 giorni, ma prima di concedere il carico, il medico richiede sempre un esame di verifica, per essere certi della guarigione dell’osso. Per accelerare la guarigione della frattura esistono dei rimedi fisioterapici molto efficaci come la magnetoterapia a Campi Magnetici Pulsati (abbreviata in Cemp) e la Tecarterapia (che favorisce il riassorbimento dell’edema e favorisce il metabolismo).

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Fare attenzione

Si possono eseguire esercizi senza carico, o nei gruppi muscolari lontani dalla frattura, consigliandosi sempre con medico, personal trainer, o fisioterapista.
A Frattura guarita, il soggetto potrà riprendere la sua attività sportiva, in maniera graduale, ponendo attenzione a non ricadere negli errori del passato, affidandosi a un trainer preparato e soprattutto in grado di gestire i tempi di allenamento e soprattutto riposo del proprio allievo.

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David Di Segni è fisioterapista, segue sportivi di varie discipline ad alto livello, lavorando presso Mdm Fisioterapia, a Roma. Per contattarlo scrivigli qui

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