Corsa: istruzioni per l’uso

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Un grande ortopedico, il professor D’Anchise, ci introduce alla corsa con le sue istruzioni per l’uso, non in quanto celebre chirurgo e autore del primo trapianto di menisco in Italia, ma come autorevole podista.

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Quindici anni fa il professor Roberto D’Anchise, ortopedico, ha eseguito il primo trapianto di menisco in Italia, su una 35enne ligure. Non c’era altra soluzione dopo una serie di interventi per la ricostruzione dei legamenti. Quel menisco risponde ancora bene. E’ stato tra i primi in Italia a eseguire trapianti di cartilagine autologhi su membrana, un pioniere dell’artroscopia per la chirurgia meniscale e la ricostruzione dei legamenti (ha trattato un’infinità di casi), nonché per le protesi. Un grande esperto, vi direte, ma che cosa può sapere di corsa? Parecchio perché D’Anchise è uno di voi, corre un paio di volte la settimana a Milano, zona Parco di Trenno e alterna le sue sgambate (“non vado oltre i 7-8 chilometri”) al tennis, suo imperituro amore.

Parliamo di corsa: istruzioni per l’uso?

Innanzitutto va detto che la corsa ha riflessi sulla struttura fisica di ogni soggetto. Bisogna ragionare del peso, per il carico sulle articolazioni, in particolare sul ginocchio che è un arto particolarmente complesso. Vanno poi considerati i microtraumi che la corsa produce, per via dei balzi ripetuti e questo incide, in termini di usura, nel tempo.

Cosa non va d’accordo con la corsa?

Siamo morfologicamente poco adatti come bipedi, la situazione era migliore da quadrumani, per gli appoggi più corretti. Uscendo dallo schema antropologico, corsa e sovrappeso non vanno d’accordo, oltre ai gravami sulle articolazioni si possono creare problemi cardiaci. Per questo è bene sempre tenere la frequenza cardiaca sotto controllo, correre sotto soglia.

Le sue raccomandazioni per un neofita.

Allenarsi significa progredire gradualmente nello sforzo, negli adattamenti corporei, con attenzione al riscaldamento. E non si può prescindere dalla scarpa adatta, che è fondamentale.

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Riscaldamento che significa?

Soprattutto stretching, da eseguire non solo prima ma anche dopo la corsa, per la rilevanza degli atti di defaticamento. Occorre allungare i muscoli sollecitati, in particolare il quadricipite e i flessori, e dare sollievo alle articolazioni muscolo-legamentose.

Un accenno al dolore, un segnale da non sottostimare.

Il dolore fa parte dello sport. Nel caso del ginocchio è uno dei segnali, anzi è il primo. Se il dolore è occasionale lo si supera di slancio, il piacere di correre genera endorfine, non altro che neurotrasmettitori con proprietà analgesiche, il nostro doping naturale. Diverso è il caso di un dolore persistente, accompagnato da gonfiore dell’articolazione. Nel caso è meglio fermarsi e rivolgersi a uno specialista.

Altri casi in cui non si deve correre?

Quando non si può, per un’ernia del disco, per un crociato rotto o un menisco rotto. In ogni caso, e non suoni consolazione, correre non è indispensabile, basta procedere a passo svelto. Quanto svelto? Sino a quando la fatica limita la possibilità di parlare, sino a quando vai in affanno.

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Correre bene, correre male. Quanto conta la postura?

Conta per non procurarsi dei danni, perché le rotazioni del bacino, i problemi congeniti d’anca, finiscono per procurare vizi di atteggiamento, e dolori. La postura corregge i danni da un lato e ne produce altri, creando situazioni di disequilibrio.

Per la postura suggerisce una visita specifica preliminare?

Dissento sulle valutazioni posturali, a meno di chi abbia avuto patologie al ginocchio, alla caviglia e all’anca, quelle sì utili per verificare le condizioni dell’articolazione.

Esistono trattamenti in prevenzione?

In primo luogo lo stile di vita adeguato, seguito dalla corretta postura. Poi ci sono gli interventi chirurgici, magari correttivi – le gambe storte si raddrizzano – oppure la ricostruzione di un legamento rotto.

> Leggi anche: Running: la postura corretta per proteggere le ginocchia

Le gambe storte si correggono?

Il varismo delle ginocchia si può contenere, anche se chi ha le gambe storte ne va fiero, ha maggiore facilità di corsa per la traslazione dei carichi. Rovescio della medaglia, la deformità comporta maggior rischio di artrosi.

Chi va più soggetto ad artrosi, nel tempo?

Della cosiddetta artrosi essenziale nulla sappiamo, coglie chi fa sport e i sedentari. Sul fronte delle lesioni, chi ha avuto la rottura di un menisco, un danno legamentoso anche operato, una frattura, tutto questo produce artrosi dell’articolazione.

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