Trekking lungo la via Vandelli, dall’Appennino al Mare Tirreno

Il Ponte del Diavolo
Lungo la via si attraversano anche boschi densi di mistero, protagonisti di leggende popolari che non smettono di essere tramandate e di far rabbrividire chi le ascolta. Una di queste riguarda il Ponte d'Ercole, più conosciuto come Ponte del Diavolo, uno strano monolite di roccia arenaria di 33 metri di lunghezza a forma di arco. Il "ponte" si trova nei pressi della sorgente minerale di Brandola, nel territorio del comune di Polinago: si narra che il diavolo l'avesse dimenticato tra gli alberi distratto da un crocchio di streghe danzanti invece di darlo, in cambio della sua anima, a un agricoltore del posto che l'avrebbe usato per raggiungere i suoi appezzamenti di terreno.
Credits: Wikipedia/

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Nata per volere del duca di Modena Francesco III d’Este, abbandonata per colpa della neve e dei briganti, ora si è trasformata in uno splendido itinerario di trekking. È la Via Vandelli, una strada che attraversa l’Appennino Tosco-Emiliano costruita tra il 1738 e il 1751 dall’abate-ingegnere, matematico e geografo Domenico Vandelli per assicurare al duca l’accesso al Mare Tirreno. La via era destinata al passaggio delle carrozze e metteva in comunicazione Modena e Marina di Massa. Tuttavia, sia per colpa della neve, sia degli assalti dei briganti, non ebbe la fortuna sperata e venne abbandonata a partire dalla metà del 1800.

Grazie ai lavori di restauro eseguiti dal CAI, dalla Comunità Montana e dal Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane, oggi i 210 chilometri circa della Via Vandelli si possono ancora percorrere in una decina di giorni o a piedi, o in mountain bike oppure anche a cavallo partendo da Modena. Lungo la via si trovano rifugi e borghi dove è possibile pernottare.

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