L’isola di Omero ha una spiaggia nera, villaggi medievali e nessuno in giro, ideale per questa estate

Quinta isola per dimensioni della Grecia, a otto chilometri dalla Turchia, Chios produce la resina più preziosa del Mediterraneo e conserva villaggi medievali che sembrano usciti dal Medioevo. Non è sulla bocca di tutti. Per ora

Chios, le isole di Oinousses

Ci sono isole greche che funzionano come scenografie: belle, prevedibili, piene di gente che ha letto le stesse guide. E poi c’è Chios. Quinta isola per dimensioni della Grecia, a otto chilometri dalla costa turca, famosa nel mondo per una resina che si chiama mastice e quasi sconosciuta al turismo di massa europeo.

Non per mancanza di bellezza — di quella ne ha da vendere — ma perché non ha mai cercato di piacere a tutti.Il risultato è un’isola che disorienta al primo contatto e non ti lascia più andare.
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Il mastice: la resina che ha fatto la storia dell’isola

Chios è là, vicino alla Turchia, a nord di Ikaria. Prima di parlare di spiagge o villaggi, bisogna capire il mastice. Perché a Chios tutto parte da lì. Il mastice di Chios — in greco mastiha, chiamato anche “le lacrime di Chio” per la forma a goccia in cui cola dall’albero — è una resina prodotta dall’albero del lentisco che cresce solo qui, nel sud dell’isola, grazie a una combinazione di suolo, microclima e tecnica agricola tramandata da secoli. Ha ottenuto la denominazione di origine protetta europea ed è l’unico posto al mondo dove questo tipo di lentisco produce la resina in quantità significativa.

Lo si usa in tutto: liquori, dolci, gomme da masticare, cosmetici, farmaci. Nell’impero ottomano era così prezioso che il sultano aveva riserva esclusiva sulla produzione. Chi rubava mastice rischiava la pena di morte. Oggi lo trovate in ogni bottega del sud dell’isola, sotto forma di caramelle, liquore, crema, sapone. Vale assaggiare tutto, almeno una volta.

I villaggi medievali: il Medioevo che non ha fretta di finire

La parte più straordinaria di Chios non è sul mare. È nell’entroterra del sud, dove i Genovesi — che dominarono l’isola dal XIV al XVI secolo — costruirono una rete di villaggi fortificati per proteggere la produzione del mastice dai pirati. Si chiamano Mastichochoria, villaggi del mastice, e sono tra gli insediamenti medievali meglio conservati di tutta la Grecia.

Pyrgi è il più famoso e il più spettacolare: le facciate delle case sono ricoperte di decorazioni geometriche in bianco e nero — una tecnica chiamata xysta — che non assomiglia a niente di quello che avete già visto in Grecia. Sembra un villaggio nordafricano o andaluso, con un rigore ornamentale che stona perfettamente con l’Egeo. Mesta è invece il più intatto: vicoli così stretti che le case si toccano sopra le vostre teste, archi che attraversano la strada, nessun elemento moderno a rompere il tessuto medievale. Dormirci una notte, in una delle guesthouse ricavate nelle case storiche, è un’esperienza che vale da sola il viaggio. Olympi è il più raccolto, il meno turistico dei tre, con la torre centrale che fa ancora da punto di riferimento del borgo.

Il castello medievale di Volissos, nel nord-ovest, chiude il cerchio: rovinato, arroccato, raggiungibile a piedi dal villaggio sottostante, con una spiaggia quasi deserta a pochi minuti di strada.

Il castello della città: veneziani, genovesi e ottomani in successione

Nel capoluogo, Chios città, il castello medievale domina il porto con le sue mura possenti. Le fondamenta sono del X secolo, ma la forma attuale la dobbiamo ai veneziani, poi ai genovesi, poi agli ottomani che ci hanno lasciato la Moschea Bayrakli e i resti di una cisterna d’acqua sotterranea. La Porta Maggiore, ancora oggi ingresso principale, porta la data 1694.

Dentro le mura si cammina su vicoli lastricati che portano al Palazzo Giustiniani e alla Kria Vrisi, la fontana fredda genovese ancora funzionante. Non è un monumento da visitare in fretta: è un posto dove sedersi, aspettare che la luce cambi e capire quanti strati di storia si sovrappongono in questo pezzo di Egeo di confine.

Anavatos: il villaggio che ha preferito il silenzio

A una mezz’ora di macchina dalla costa, aggrappato a una rupe quasi verticale, c’è Anavatos. Un villaggio medievale quasi completamente abbandonato dopo il massacro del 1822 — durante la guerra di indipendenza greca, le truppe ottomane uccisero decine di migliaia di abitanti dell’isola — e poi definitivamente svuotato dal terremoto del 1881. La leggenda dice che le donne del posto si gettarono nel precipizio pur di non essere catturate.

Oggi ci vivono pochissime persone, c’è un solo caffè all’ingresso del villaggio, e il silenzio è il tipo di silenzio che si sente solo nei posti dove è successo qualcosa di irreparabile. Vale la visita per la vista, per l’architettura in rovina e per quel senso di sospensione temporale che pochissimi posti riescono a dare. Come Skopelos, nelle Sporadi.

Le spiagge: dal nero vulcanico al verde smeraldo

Chios non è un’isola da spiaggia nel senso convenzionale — ma le spiagge ci sono, e alcune sono eccezionali. Mavra Voglia, vicino al porto di Emporios nel sud, è la spiaggia nera: ciottoli vulcanici levigati dal mare, acqua profonda e cristallina, scogliere calcaree alle spalle. Il contrasto cromatico tra il nero dei sassi e il blu dell’Egeo è il tipo di immagine che non si dimentica.

Elinda, sulla costa occidentale, ha invece ciottoli bianchi e un’acqua limpidissima in un’insenatura naturale riparata dal vento. Nagos, a nord, è incastonata in una baia di platani con sorgenti d’acqua dolce a pochi passi dalla riva. Trachili, vicino a Mesta, è quasi sempre vuota anche ad agosto. Serve un’auto a noleggio per girarle tutte — e vale ogni chilometro.

La roccia di Omero e la daskalopetra

Chios rivendica la nascita di Omero con la stessa sicurezza con cui almeno altre sei città del Mediterraneo rivendicano la stessa cosa. La leggenda locale dice che il poeta sia nato a Volissos e che insegnasse ai suoi allievi seduto su una roccia a Vrontados, nella parte nord dell’isola.

La roccia si chiama Daskalopetra — letteralmente “la pietra del maestro” — e ci si arriva in pochi minuti dal centro della città. Non è un monumento imponente. È una roccia che dà sul mare, e il fatto che ci siano stati seduti per millenni a pensare che Omero fosse seduto lì prima di tutti loro ha qualcosa di commovente.

La guerra dei razzi di Pasqua

Se capitate a Chios nel periodo pasquale, il paesino di Vrontados vi riserva qualcosa di unico in Grecia e probabilmente nel mondo. Due parrocchie rivali — Agios Markos e Panagia Erithiani — si affrontano ogni anno la notte del Sabato Santo sparandosi reciprocamente migliaia di razzi artigianali, cercando di colpire il campanile dell’altra chiesa.

Il vincitore è chi riesce a colpire più volte. L’evento si chiama rokettopolemos — guerra dei razzi — ed è candidato al patrimonio immateriale UNESCO. Le finestre delle case vicine vengono murate per l’occasione. I danni sono ogni anno oggetto di dispute. E il giorno di Pasqua i parroci delle due chiese si stringono la mano e rimandano la resa dei conti all’anno successivo.

Come arrivare e informazioni pratiche

In aereo — voli diretti da Atene con Olympic Air e Sky Express, circa 50 minuti. Da Milano con scalo. In traghetto — da Pireo circa 8 ore, con Hellenic Seaways e Blue Star Ferries. Collegamento anche con Lesbo, Samos, Mykonos e Syros. In isola — auto a noleggio indispensabile per raggiungere i villaggi del mastice e le spiagge più belle. Dove dormireMesta per chi vuole l’esperienza medievale; Karfas per chi cerca il mare organizzato; Chios città per chi vuole muoversi facilmente. Periodo miglioremaggio-giugno e settembre per evitare il caldo intenso di luglio e agosto e trovare ancora prezzi ragionevoli.

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