Immaginate di mettere un piede su qualcosa che si muove. Lentamente, impercettibilmente, ma si muove davvero (per la precisione da 1 a 5 metri all’anno verso est, sotto la spinta dei venti atlantici e il ritmo delle maree). Lo avete fatto? Benissimo, ma ora sappiate che non è solo frutto della fantasia perché, anzi, è la Duna di Pilat, sulla costa aquitana a sud di Bordeaux.
Nota per essere la duna più alta d’Europa, svetta nei cieli tra i 100 e i 115 metri a seconda dell’anno, ovvero circa 60 milioni di metri cubi di sabbia bionda accumulati in 40 secoli di storia geologica. Un colosso che non sta fermo, e che si sta “divorando” una foresta intera.
Un mostro gentile che avanza nel bosco
Sul lato est della duna, il confine con la foresta delle Landes racconta qualcosa di inquietante: le cime di alcuni pini emergono ancora dalla sabbia come mani che chiedono aiuto. Il resto, invece, è già sepolto. Questo accade perché la massa sabbiosa avanza, graduale e inarrestabile, coprendo alberi adulti, vecchie strade sterrate e recinzioni di proprietà private che decenni fa erano ben lontane dal mare di sabbia.
Quello che si vede è quindi un paesaggio in transizione perpetua, mai identico a se stesso da una stagione all’altra. Questo movimento trasforma la duna in un confine vivo tra due mondi opposti: da un lato si distende l’Atlantico, grigio e instancabile, con le sue onde che rompono sulla Spiaggia di Corniche; dall’altro si allunga la pineta scura e fitta delle Landes, una delle foreste costiere più grandi del nostro continente. La duna sta proprio lì, nel mezzo, e avanza.
Salire in cima: quello che si vede (e si sente)
Da Pasqua fino a Ognissanti, una scalinata di legno accompagna i visitatori fino alla sommità. Fuori stagione, l’unica opzione è affrontare direttamente la sabbia, consapevoli però che ogni passo che porta avanti ne fa perdere mezzo scendendo indietro, mentre il vento prende il respiro. Ma quando si arriva in cima, il panorama ribalta tutto: l’oceano si apre da una parte, la foresta dall’altra, e la striscia bianca della duna scorre tra i due come una cicatrice geografica.
Lasciando le scale alle spalle e proseguendo lungo la cresta, la folla si dirada rapidamente. I più curiosi raggiungono tratti di duna quasi deserti, dove il vento disegna creste di sabbia precise come lame e il silenzio è interrotto solo dal rumore dell’oceano. È lì che questo posto smette di essere una “attrazione” e diventa qualcosa di più difficile da nominare.
Quando andarci e come viverla al meglio
La duna funziona in tutte le stagioni, ma l’estate non è necessariamente quella giusta (o quantomeno non per osservarla al meglio). In luglio e agosto, infatti, la Spiaggia di Corniche ai piedi del versante oceanico è affollata quanto una metropolitana a ora di punta. In autunno, i colori della pineta che fronteggia il lato est diventano un contrasto cromatico che nessuna foto rende davvero. In inverno, con le nuvole basse e l’Atlantico agitato, la duna acquista una presenza quasi minacciosa.
L’accesso a piedi o in bicicletta è gratuito, il che la dice lunga sull’intelligenza con cui il sito viene gestito. Incentivare chi arriva senza auto preserva il territorio e alleggerisce la pressione sul parcheggio, che in alta stagione si satura presto.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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