Lungo il litorale settentrionale dell’isola di smeraldo, precisamente nella Contea di Antrim in Irlanda del Nord, la terraferma incontra le acque tumultuose dell’Oceano Atlantico mostrando una struttura insolita. Questa regione costiera, infatti, conserva un tesoro morfologico che sfida la fantasia, inserito dall’Unesco nell’elenco dei patrimoni dell’umanità nel 1986. Guardando verso l’orizzonte marino si scorgono i profili delle isole scozzesi di Islay e di Mull, la sagoma di Rathlin Island e la penisola del Mull of Kintyre.
In questa cornice geografica selvaggia, tra scogliere gessose e brughiere sferzate dal vento, emerge un enorme agglomerato di roccia scura che sembra lavorato da mani artigiane. Il suo nome è Selciato del Gigante e con i suoi circa 40.000 blocchi di pietra dalle forme geometriche incredibilmente regolari forma una rampa che scivola progressivamente nei fondali marini, creando uno spettacolo visivo impressionante. .
Breve storia e leggende
Le origini del Selciato del Gigante risalgono a circa 60 milioni di anni fa, un’epoca caratterizzata da sconvolgimenti tettonici epocali. La separazione tra i continenti europeo e nordamericano aprì profonde crepe nella crosta terrestre, dando vita a intense attività vulcaniche nella zona di Antrim. Enormi masse di lava fusa si riversarono in superficie, accumulandosi sopra strati preesistenti di gesso. Il raffreddamento rapidissimo del flusso basaltico, dovuto al contatto con l’atmosfera fredda e con l’acqua, provocò la contrazione della materia rocciosa.
Tale fenomeno fisico generò fessurazioni verticali regolari, dando forma alle strutture prismatiche, prevalentemente esagonali, visibili tutt’oggi. Gli scienziati dell’epoca tardo-secentesca rimasero perplessi di fronte a tale regolarità, tanto da ipotizzare interventi umani o prodigi occulti, finché nel 1771 il geologo francese Demarest confermò ufficialmente la natura vulcanica del deposito.
La fantasia popolare riempì i vuoti della conoscenza scientifica con racconti epici. La narrazione tradizionale più celebre attribuisce la paternità del selciato al mitico guerriero dell’Ulster Fionn McCool. Il gigante avrebbe costruito la massiccia via di pietra per attraversare il canale marino e sfidare il rivale scozzese Benandonner.
Una versione della storia racconta che l’avversario, spaventato dalle dimensioni impreviste di Fionn, fuggì distruggendo la strada dietro di sé per evitare ritorsioni. Questo fantasioso collegamento culturale trova un riscontro oggettivo nella realtà geografica, poiché la medesima conformazione di basalti colonnari riaffiora sulla costa della Scozia, presso l’isola di Staffa.
La gestione della visita e le strutture principali
Il transito lungo l’area naturalistica è libero e privo di costi, mentre risultano a pagamento i servizi gestiti dal Centro Visitatori, una struttura moderna mimetizzata nel fianco della collina. I biglietti d’ingresso a quest’area espositiva includono il parcheggio custodito, i sussidi informativi e le guide dedicate. Esistono 4 percorsi pedonali principali, tracciati per soddisfare diverse esigenze fisiche e di tempo.
Il percorso azzurro si snoda per 1,2 chilometri collegando direttamente l’ingresso con la riva marina. Il sentiero rosso si sviluppa invece per 3,2 chilometri lungo il ciglio superiore della falesia, regalando vedute panoramiche spettacolari prima di scendere verso la spiaggia tramite i 162 gradini della scalinata denominata Shepherd’s Steps.
Il tragitto verde misura 1,3 chilometri ed è privo di barriere architettoniche, ideale per passeggini, mentre il percorso giallo rientra nella più vasta rete escursionistica della Causeway Coast Way, itinerario che copre ben 53 chilometri di costa tra spiagge sabbiose e borghi pittoreschi.
I segreti di pietra dell’Organo del Gigante e dei blocchi costieri
Esplorando la parte inferiore del geosito si incontrano formazioni singolari che gli abitanti locali hanno battezzato con nomi evocativi. La struttura più imponente è il Giant’s Organ, un insieme di fitti fusti basaltici che raggiungono i 12 metri d’altezza, ricordando le canne di uno strumento musicale da chiesa.
Proseguendo a ridosso del bagnasciuga si fa notare The Giant’s Boot, un masso isolato che ricalca fedelmente la sagoma di una calzatura smisurata. Poco distante si trova The Wishing Chair, una sedia naturale formata da una combinazione di prismi disposti a gradoni, nota anche con il soprannome di Alveare per via della caratteristica trama geometrica ravvicinata.
I visitatori esaminano con curiosità anche le sagome denominate The Granny e The Camel, curiose sculture modellate dall’erosione millenaria delle onde e della pioggia. Per il rientro all’ingresso principale è attivo un servizio navetta che agevola i viaggiatori affaticati.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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