La penisola di Setúbal si trova a circa a 40 minuti d’auto dal centro di Lisbona, eppure sembra appartenere a un’altra latitudine. Qui la Serra da Arrábida, una cresta calcarea lunga 35 chilometri, scende a picco per 500 metri verso un mare che non ha nulla dell’Atlantico grigio e agitato della costa ovest portoghese.
L’acqua è ferma, trasparente, di un turchese saturo che richiama più le calette della Sardegna che le spiagge dell’Algarve. Sulla riva non ci sono hotel, né stabilimenti balneari, e nemmeno cemento: sono presenti quasi esclusivamente pini marittimi, roccia e una strada stretta che si arrampica lungo il crinale. È una delle grandi anomalie geografiche del Portogallo, e forse per questo i turisti che affollano Lisbona di solito non ne sentono parlare. Chi la conosce, però, tende a tenersela stretta.
Calcare bianco e acqua turchese: la doppia anima di una costa impossibile
La spiegazione geologica di tanta bellezza è nel materiale: il calcare bianco dei picchi, affilato e luminoso, filtra e riflette la luce in modo diverso rispetto alla roccia scura di gran parte della costa atlantica. Il risultato è un‘acqua straordinariamente limpida, protetta dai venti del nord dalla barriera naturale della serra, che mantiene temperature miti anche in tarda primavera.
La Praia dos Galapinhos è la caletta più citata, premiata come spiaggia più bella d’Europa da diverse classifiche indipendenti. Per raggiungerla si scende a piedi attraverso un bosco di pini, tra il profumo della resina e il rumore crescente delle onde. La spiaggia è piccola, protetta da pareti di roccia bianca, con un fondale sabbioso che passa dal bianco all’azzurro in pochi metri. L’accesso è contingentato in alta stagione proprio per preservare l’ecosistema.
Il parco naturale che racchiude l’intera catena montuosa è stato istituito nel 1976 ed è tra i più ricchi di biodiversità della penisola iberica. Ospita oltre 1.000 specie vegetali (tra cui numerose endemiche e rare), rapaci come il falco pellegrino e l’aquila di Bonelli. La vegetazione mediterranea ricopre i versanti meridionali con una densità quasi tropicale, mentre il bordo costiero alterna scogliere verticali a piccole spiagge accessibili solo a piedi o via mare.
Vigneti, formaggi e un convento nascosto tra le colline
Il lato settentrionale della serra racconta una storia diversa. Scendendo verso Azeitão, il paesaggio si apre in dolci colline coltivate a vite: qui il Moscatel di Setúbal viene prodotto dal XVI secolo, con uve che maturano lentamente su terreni calcarei ben drenati. Il vino che ne deriva è ambrato, profumato di albicocca secca e arancia candita, molto diverso dai Moscatel spagnoli o siciliani.
Nelle aziende agricole della zona (alcune delle quali aperte alle visite) si produce anche il queijo de Azeitão, un formaggio a pasta molle e cremosa ricavato da latte di pecora. La crosta è gialla e rugosa, l’interno quasi liquido ma gustoso.
Il sapore è infatti intenso, leggermente piccante e con un’acidità che bilancia la grassezza. È uno di quei prodotti che si comprano in quantità esagerate per portarli a casa, e puntualmente non bastano. Nascosto tra le colline che dominano la costa, tra le altre cose, sorge il Convento da Arrábida, un ritiro francescano fondato nel ‘500.
La storia racconta che tutto iniziò da quattro frati che scelsero queste pendici isolate per la loro vita contemplativa. Nel tempo il complesso si allargò in un dedalo di celle, cappelle e loggiati bianchi aggrappati alla roccia, con una vista sul mare che taglia il respiro. Anche qui l’accesso è limitato e richiede prenotazione: proprio questa difficoltà lo tiene lontano dai circuiti di massa.
Il silenzio come paesaggio: sentieri e belvederi lontano dalle folle
La cresta della serra è percorribile a piedi attraverso una rete di sentieri segnalati che collegano i belvederi principali. Il punto panoramico più alto sfiora i 500 metri: da lassù si vede tutta la costa fino al Cabo Espichel a ovest e, nelle giornate limpide, la sagoma sbiadita di Lisbona a nord. Il silenzio è quasi fisico, rotto solo dal vento e dai richiami degli uccelli rapaci che sfruttano le correnti ascensionali lungo le pareti calcaree.
Alla fine, quello che resta di un giorno trascorso sull’Arrábida è difficile da descrivere in modo preciso: è la combinazione di cose che di solito non stanno insieme, come la montagna alta e il mare trasparente, il convento medievale e il formaggio liquido, il silenzio e la luce. Una geografia che sembra disegnata con cura, a pochi chilometri da una delle capitali più visitate d’Europa, ancora incredibilmente intatta.
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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