Napoli affascina per milioni di cose diverse che si trovano in superficie, ma la verità è che la sua ricca storia prosegue pure sotto le strade, tra cavità scavate nel tufo, antichi luoghi di culto e testimonianze di epoche lontanissime. Ed è sulle pendici della collina di Capodimonte, ai margini del Rione Sanità, che resistono alla scorrere inesorabile del tempo le Catacombe di San Gennaro, uno dei patrimoni archeologici più straordinari della città. Parliamo di un vasto complesso funerario paleocristiano, sviluppatosi a partire dal II secolo d.C., che svela il rapporto dei napoletani con la morte, la fede e soprattutto con il loro patrono.
Ma queste catacombe, rispetto ad altre, vantano anche un’interessante particolarità: al posto degli stretti e “classici” cunicoli, si aprono gallerie monumentali, ambienti dalle proporzioni sorprendenti e autentiche basiliche sotterranee. Vi basti pensare che ci sono sale che raggiungono persino i 6 metri di altezza, mentre pareti e soffitti conservano pitture realizzate oltre 1.500 anni fa.
E non è finita qui, perché il labirinto è anche organizzato su due livelli distinti e sovrapposti solo in parte, con spazi che testimoniano l’evoluzione delle pratiche funerarie e della comunità cristiana napoletana.
Breve storia delle Catacombe di San Gennaro
Le origini sono così tanto antiche che precedono persino la devozione per San Gennaro: il nucleo iniziale risale al II secolo d.C. e sarebbe appartenuto a una famiglia aristocratica. Una prima importante trasformazione avvenne nel IV secolo, quando vennero accolte le spoglie di Sant’Agrippino, considerato il primo patrono di Napoli. Attorno alla sua tomba si sviluppò una basilica sotterranea, destinata a diventare uno dei principali centri religiosi della necropoli.
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Destino ancora più significativo attendeva il complesso nel V secolo, con il trasferimento delle reliquie di San Gennaro, la cui sepoltura trasformò le catacombe in una frequentata meta di pellegrinaggio, tanto che alcuni ambienti vennero ampliati e realizzati altri spazi. Le reliquie del santo sono ora nel Duomo cittadino, ma tra le viscere della città è ancora custodita l’antica tomba
Cosa vedere nelle Catacombe di San Gennaro
Il percorso è davvero inaspettato perché rivela una sorprendente varietà architettonica, con spazi progettati per custodire i defunti e altri destinati ad accogliere i fedeli durante le celebrazioni. La parte più antica del complesso riguarda la catacomba inferiore che si sviluppa attraverso un reticolo di gallerie scavate nel tufo giallo napoletano, il cui cuore è la Basilica ipogea di Sant’Agrippino, una chiesa a navata unica interamente ricavata nella roccia.
Foto: By Dominik Matus – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
Al suo interno sopravvivono una cattedra episcopale scolpita nel tufo e un altare caratterizzato da un’apertura che consentiva ai fedeli di vedere e toccare la sepoltura del santo. Al livello superiore, invece, appartengono alcuni degli ambienti più importanti dal punto di vista storico e artistico.
Tra le testimonianze più significative non si può non menzionare la Cripta dei Vescovi, destinata alla sepoltura di importanti esponenti della Chiesa napoletana, dove sono tuttora conservati preziosi mosaici del V secolo. Impressionante è anche la cosiddetta basilica adjecta, una grande chiesa funeraria sotterranea articolata in 3 navate.
Senza dubbio, però, a colpire è anche il patrimonio pittorico, tra cui l’affresco della famiglia di Theotecnus, risalente agli inizi del VI secolo. La composizione raffigura il defunto insieme alla moglie Ilaritas e alla piccola Nonnosa, tutti riconoscibili attraverso le iscrizioni.
Altrettanto importanti sono gli affreschi di Bitalia e Cerula, due donne vissute tra il V e il VI secolo, ritratte con codici evangelici. Poi il vestibolo superiore, decorato agli inizi del III secolo secondo uno stile pittorico di tradizione pompeiana: le sue pareti conservano alcune delle più antiche pitture cristiane dell’Italia meridionale.
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Un antico cimitero che racconta la società napoletana
Gli archeologi stimano la presenza di circa 3.000 sepolture, distribuite tra gallerie, nicchie e ambienti funerari. Se per le persone di modesta condizione economica furono ricavate nel pavimento oppure lungo le pareti dei corridoi, per le famiglie più facoltose erano previsti sepolcri monumentali chiamati arcosoli, caratterizzati da una struttura arcuata e talvolta arricchiti con affreschi e mosaici.
Attraverso queste decorazioni emerge il desiderio di conservare l’identità dei defunti, affidando alla pittura i loro volti, i nomi e i simboli della fede.
Visitare le Catacombe di San Gennaro, informazioni utili
L’ingresso principale delle Catacombe di San Gennaro si trova in Via Capodimonte 13, a Napoli, accanto alla Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio. Le visite si svolgono con accompagnamento guidato e hanno una durata di circa 1 ora. Il biglietto comprende anche l’accesso alle Catacombe di San Gaudioso nel Rione Sanità, e rimane valido per questa seconda visita per 12 mesi.
Foto: By Fabien Bièvre-Perrin – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
All’interno la temperatura varia generalmente tra 15 e 22 °C, motivo per cui risultano consigliabili scarpe comode e un indumento più pesante anche durante l’estate.
Foto di copertina: By Dominik Matus – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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