L’isola più lontana, in tutti i sensi
Montecristo dista circa 63 chilometri dalla costa continentale italiana — più di qualsiasi altra isola dell’Arcipelago Toscano. In una giornata limpida la si vede dall’Argentario come un profilo basso sull’orizzonte, ma avvicinarsi è un’altra questione. L’accesso a terra è rigidamente regolamentato dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Follonica, che presidia l’isola e gestisce le autorizzazioni.
Montecristo è Riserva Naturale Statale Integrale dal 1971 e Riserva Naturale Biogenetica dal 1988. È inserita nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, nella Riserva della Biosfera UNESCO “Isole di Toscana” e nel Santuario Internazionale per la protezione dei Mammiferi Marini Pelagos — un accordo tra Italia, Francia e Monaco che protegge i cetacei del Mediterraneo occidentale. È un’isola con quattro protezioni sovrapposte e circa mille visitatori all’anno.
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San Mamiliano, i pirati e l’abbazia perduta
La storia di Montecristo comincia nel V secolo con San Mamiliano, vescovo di Palermo fuggito dalle persecuzioni del re vandalo Genserico. Mamiliano approdò su questa isola disabitata e vi visse come eremita fino alla morte. I suoi seguaci vi fondarono un’abbazia che nel corso dei secoli divenne un centro monastico importante — abbastanza ricco e abbastanza noto da attirare l’attenzione dei pirati.
I Saraceni la saccheggiarono più volte. I Turchi la attaccarono sistematicamente. Nel 1553 una razzia definitiva costrinse i monaci rimasti ad abbandonare l’abbazia per sempre. Del complesso medievale restano la chiesa spoglia e alcuni resti delle strutture accessorie, visitabili durante l’escursione guidata. La Grotta del Santo, dove secondo la tradizione Mamiliano viveva e pregava, è uno dei punti del percorso.
Dumas, il tesoro e la realtà
Nel 1844 Alexandre Dumas pubblicò “Il Conte di Montecristo” — il romanzo che trasformò questa remota isola del Tirreno in uno dei luoghi letterari più famosi del mondo. Nella fiction, il marinaio Edmond Dantès trova sull’isola il tesoro nascosto dal cardinal Spada, diventa ricco e si trasforma nel Conte di Montecristo per vendicarsi di chi lo aveva tradito.
Dumas non visitò mai l’isola. La scelse come sfondo perché il nome era evocativo e perché la sua inaccessibilità rendeva credibile la storia del tesoro nascosto. Ma l’effetto del romanzo fu reale: per decenni esploratori, avventurieri e appassionati tentarono di sbarcare sull’isola convinti che il tesoro esistesse davvero. Non ne trovarono nessuno.
L’isola era già nota ai Romani come “Oglasa” e poi “Monte Giove”. Il nome Monte Christi — da cui Montecristo — deriva dai monaci medievali. Dumas prese il nome, ci costruì sopra una storia, e la storia diventò più famosa dell’isola.
La Villa Reale, il mercante inglese e i Savoia
Nel 1852 un eccentrico mercante inglese di nome George Watson Taylor acquistò l’intera isola per 50.000 lire dal governo granducale toscano e ci costruì la Villa Reale — un edificio di stile neoclassico che ancora oggi è uno dei punti della visita guidata. Taylor vi portò piante esotiche, animali, arredi — trasformando l’isola in una sua proprietà privata di lusso.
Circa vent’anni dopo il nuovo Stato italiano ricomprò tutto per 100.000 lire — il doppio di quanto Taylor aveva pagato. L’isola passò attraverso varie gestioni fino al 1899, quando Vittorio Emanuele III di Savoia se ne innamorò e la volle come riserva di caccia privata esclusiva. I Savoia la tennero fino alla fine della monarchia.
La fauna: capre, falchi e mammiferi marini
L’isolamento pluridecennale ha prodotto un ecosistema che non ha equivalenti nell’Arcipelago Toscano. La macchia mediterranea è fitta e rigogliosa — ginepro fenicio, cisto marino, erica, lentisco in una densità che sul continente non si trova più. La fauna comprende il falco pellegrino, il gabbiano reale mediterraneo e una specie endemica rara: il discoglosso sardo, un anfibio che sopravvive su Montecristo in una delle poche popolazioni italiane ancora integre.
Le capre selvatiche di Montecristo sono l’elemento più visibile e inaspettato: una popolazione di capre che vive allo stato brado sull’isola da secoli — probabilmente introdotte dai monaci medievali o da naviganti di passaggio — e che non mostra nessuna paura dell’uomo. Seguono i visitatori con uno sguardo tra l’incuriosito e il proprietario. Le acque intorno all’isola, protette dal Santuario Pelagos, sono tra le più ricche del Mediterraneo settentrionale: avvistamenti di delfini sono frequenti, quelli di balenottere meno ma documentati.
Come si visita
Il permesso si ottiene tramite il sito del Parco Nazionale Arcipelago Toscano (parcoarcipelago.info). I posti disponibili sono circa 75 persone per giornata di visita, per un totale annuale di circa mille accessi. Il calendario 2026 prevede date distribuite tra marzo e ottobre — con esclusione del periodo 16 aprile-14 maggio per proteggere l’avifauna migratoria.
Il costo è 130 euro a persona (circa 60 euro per i residenti dei Comuni dell’Arcipelago Toscano, che hanno una quota riservata). Le partenze avvengono da Piombino o da Porto Santo Stefano. La visita guidata dura circa cinque ore e include il museo naturalistico, l’orto botanico, la Villa Reale, i resti dell’abbazia e la Grotta del Santo.
Regole da sapere prima di prenotare: vietato sbarcare al di fuori delle aree autorizzate, vietato raccogliere qualsiasi materiale naturale, vietata la balneazione salvo indicazioni specifiche, vietato portare animali, vietato l’accesso ai minori di 12 anni. Non c’è nessun presidio medico sull’isola.
Info pratiche
Dove si trova Arcipelago Toscano, Tirreno, circa 63 km dalla costa continentale — amministrativamente nel comune di Portoferraio (LI)
Permessi e prenotazioni Parco Nazionale Arcipelago Toscano: parcoarcipelago.info Circa 75 posti per giornata di visita, circa 1.000 totali annui
Costo Circa 130 euro a persona — circa 60 euro per residenti dell’Arcipelago Toscano
Partenze Da Piombino o Porto Santo Stefano — verificare punto di partenza al momento della prenotazione
Durata visita Circa 5 ore
Prenotazioni: Infoparks
Periodo di accesso Dal 1 marzo al 15 aprile e dal 15 maggio al 31 ottobre Chiuso dal 16 aprile al 14 maggio per tutela avifauna migratoria
Divieti Minori di 12 anni: non ammessi Animali: non ammessi Balneazione: vietata salvo aree specifiche Raccolta materiali: vietata
Foto Canva, Islepark
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