L’incredibile San Severino di Centola appare in alto, affacciato su una gola profonda che amplifica i suoni e lascia davanti agli occhi un insieme di case vuote, tetti mancanti e portali corrosi. L’abitato antico, infatti, ha perso gli abitanti da tempo e l’assenza di presenze vive rafforza l’impressione di trovarsi in un borgo fantasma rimasto fermo da inizio Novecento.
Nonostante questo, le pietre raccontano ancora una storia lunga, nata (secondo alcune ipotesi) con soldati bulgari incaricati di sorvegliare il passaggio nella Valle del Mingardo e proseguita con fortificazioni longobarde, interventi normanni, ampliamenti svevi e fasi successive che hanno stratificato archi, mura e chiese su più livelli del colle.
Cosa vedere a San Severino di Centola
Oggi esistono due nuclei distinti di San Severino di Centola: una parte ancora abitata sorta lungo la ferrovia nell’Ottocento con case moderne, servizi e la normale vita quotidiana del paese; la zona disabitata che corrisponde all’insediamento medievale, arroccato in alto su un crinale.
Senza dubbio, la prima attrazione del borgo fantasma che colpisce il visitatore è quel che rimane del Castello che occupa la parte più alta del rilievo, con resti di archi a sesto acuto, una sala affacciata sulla valle, frammenti dell’abside e della navata della cappella palatina. Appena più in basso, un sussulto lo fa fare anche la Torre di impianto longobardo con la sua struttura quadrangolare edificata per sorvegliare la via che collegava l’entroterra al porto di Palinuro.
Poi ancora il Palazzo Baronale che attraversa trasversalmente il nucleo abitato antico, un edificio quattrocentesco che venne ampliato nel corso dei secoli tramite innesti successivi. Esso presenta tre livelli separati, accessibili soltanto dal tracciato principale, caratteristica legata all’impianto compatto del borgo.
Non mancano di certo le chiese, ma in particolare meritano uno sguardo Santa Maria degli Angeli, con navata unica, abside pentagonale e campanile a base quadrata, e San Nicola, con un impianto simile ma con abside semicircolare e torre campanaria ancora attiva in particolari celebrazioni.
Tra gli spazi restaurati spicca il Museo dell’Emigrante Cilentano, dedicato ai lavoratori partiti verso le miniere della Pennsylvania (e non solo). Oggetti domestici, strumenti di lavoro e ricostruzioni fedeli narrano la vita di famiglie che lasciarono il Cilento in cerca di prospettive migliori.
Come arrivare
L’accesso al borgo antico avviene tramite la A2 Salerno Reggio Calabria con uscita Battipaglia. Il tragitto prosegue lungo la Tirrena Inferiore direzione Agropoli, poi lungo l’asse che porta a Futani fino a Poderia, punto da cui partono indicazioni chiare verso Centola e Palinuro.
La strada raggiunge un piccolo spiazzo ai piedi della cresta e una scalinata in pietra conduce al primo livello dell’abitato ormai abbandonato.
Svolgimento della visita
La visita avviene in autonomia attraverso passaggi stretti, architetture spezzate e piazzette minute che si aprono tra edifici segnati dal tempo. La conformazione del luogo guida attraverso tre zone distinte, con alternanze di rovine militari, spazi civili un tempo animati e strutture religiose che sorvegliavano l’intero crinale.
Le pareti interrotte, le finestre senza infissi, i solai caduti e le tracce delle diverse dominazioni creano un itinerario in cui la percezione del vuoto diventa parte integrante dell’esperienza. La natura ha avvolto (e continua a farlo) molte superfici lasciando emergere soltanto frammenti che rivelano vicende secolari.
È importante sempre tenere a mente che il borgo antico resta comunque un abitato medievale allo stato di rudere, quindi conviene usare scarpe adatte, guardare bene dove si mettono i piedi ed evitare di entrare negli edifici più compromessi.
Foto Canva
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