Il santuario “formaggino” che sorveglia il Golfo di Trieste: il Monte Grisa, tra architettura e Carso

Sopra i tetti di Trieste, il Santuario di Monte Grisa ha la forma di una piramide tronca di calcestruzzo e una storia legata a un voto fatto nell’aprile del 1945. I triestini lo chiamano affettuosamente “el formaghin”. Gli architetti lo citano come uno degli esempi più interessanti di architettura sacra del secondo Novecento italiano. Merita entrambe le definizioni.

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Nell’aprile del 1945, con Trieste ancora sospesa tra la fine della guerra e un futuro politico incerto, il vescovo Antonio Santin fece un voto: se la città fosse stata risparmiata dalla distruzione, avrebbe costruito un santuario alla Madonna sul colle che la sovrasta.
Trieste sopravvisse. Il santuario fu costruito.Andreas Manessinger, http://manessinger.com, Creative Commons BY-SA
E quando venne inaugurato nel 1966, i triestini si accorsero che assomigliava, in modo piuttosto preciso, ai formaggini triangolari avvolti nella stagnola che i bambini trovavano nel panino della merenda.
Il soprannome “el formaghin” è rimasto. Ma il Santuario Nazionale di Monte Grisa è qualcosa di più di uno scherzo urbanistico.

Un’architettura da vedere da vicino

Il progetto è del professor Antonio Guacci, docente all’Università di Trieste, che lavorò a partire dagli schizzi dello stesso vescovo Santin. La struttura portante è dell’ingegnere Sergio Musmeci. Il risultato è una piramide tronca di calcestruzzo armato, alta circa 40 metri, costruita da moduli triangolari che si aprono in esagoni a forma di stella e, se si sa dove guardare, tracciano la lettera M di Maria.Trieste_-_Santuario_Mariano_di_Monte_Grisa_-_2024-09-22_11-29-27_001

Il riferimento all’Ave Stella Maris non è casuale: il volume evoca la prua di una nave, e all’interno la struttura segue coerentemente questa logica. La chiesa superiore corrisponde al ponte di comando, quella inferiore alla stiva. La luce filtra attraverso le costole di calcestruzzo del reticolo a nido d’ape, creando effetti che cambiano con le ore del giorno. Non c’è decorazione aggiunta: la struttura è l’ornamento.

Santuario_Mariano_di_Monte_Grisa_-_Trieste,_Italia_-_15_Aprile_2022Il progetto riflette le trasformazioni avviate dal Concilio Vaticano II (1962–1965), che spingeva verso spazi più aperti, semplici, centrati sull’assemblea. Monte Grisa è uno degli esempi italiani più coerenti di quella stagione. Fuori dall’Italia è citato spesso nella letteratura sull’architettura sacra del secondo Novecento, mentre in patria è rimasto a lungo sottovalutato.

Nel 2007 una parte della copertura cedette, aprendo un lungo contenzioso legale sulla responsabilità dei danni. Il santuario ha vissuto anni di incertezze gestionali, dispute sulla manutenzione e polemiche sulle luci notturne mai riaccese. Proposte di candidatura all’UNESCO sono state avanzate, senza esito definitivo. Il “formaghin” ha la tenacia delle cose che i triestini amano senza dirlo troppo ad alta voce.

L’escursione: da Trieste al Carso e ritorno

Il Santuario di Monte Grisa non è solo una meta da raggiungere in auto. È anche il punto di arrivo naturale di un’escursione che attraversa una parte del Carso triestino, con i suoi boschi di roverelle, le doline, i resti delle trincee austro-ungariche della Prima Guerra Mondiale.

Subito dopo il cancello d’ingresso del santuario, una Via Crucis si snoda nel bosco tra stazioni che punteggiano il percorso verso la piazzola panoramica. Lo stesso sentiero si collega alla celebre Strada Napoleonica, il tracciato storico che corre sul bordo del Carso sopra Trieste per diversi chilometri, con viste continue sul Golfo di Trieste, sull’Istria e, nelle giornate limpide di tramontana, sulle Alpi Giulie.

La combinazione Napoleonica–Monte Grisa è uno dei trekking urbani più comodi e scenografici del nordest italiano: si sale da Opicina o da Prosecco, si percorre il crinale, si arriva al santuario e si scende verso la città. Non è un percorso impegnativo, ma ha tutto quel che serve per giustificare un weekend.

La vista dal piazzale

Il piazzale davanti al santuario è il posto dove Trieste si mostra nella sua dimensione reale. La città si distende verso il mare in modo ordinato e un po’ asburgico, con il porto, la stazione marittima, la piana del centro storico. Il Golfo di Trieste chiude l’orizzonte verso sud-ovest. In ottobre e novembre, quando la bora pulisce l’aria con decisione, la visibilità si estende fino alle coste istriane e, oltre, alla penisola di Punta Salvore.

Il santuario è anche uno dei punti migliori da cui osservare la Barcolana, la grande regata velica di ottobre: dal piazzale le centinaia di barche in acqua formano uno spettacolo che dall’alto ha tutt’altra scala rispetto alla riva.

Come arrivare e informazioni pratiche

In autobus: la linea 42 parte da Piazza Oberdan e sale verso il Carso con fermate vicine al santuario. È il modo più comodo per chi vuole visitarlo senza fare l’escursione.
In auto: si segue la segnaletica per Contovello. Il parcheggio è disponibile vicino all’ingresso. Indirizzo: Località Contovello 455, 34151 Trieste.
Orari: tutti i giorni dalle 7:30 alle 20:00. Messe feriali alle 8:30 e alle 18:30 (18:00 in inverno); messe festive alle 9:30, 11:00, 17:00, 18:30.
All’interno si trova un punto di ristoro e una libreria. Le visite sono libere; l’accesso al piazzale è sempre aperto.

Foto FVG, GiorgioGaleotti, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons, ALESSIOTERZO, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons. By Andreas Manessinger – Santuario di Montegrisa (III), CC BY-SA 2.0, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=76256541

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