Il nome “demoniaco” non deve trarre in inganno, perché il Ponte del Diavolo ha ben poco di infernale. Al contrario, soprattutto nelle giornate estive, appare più simile a un piccolo paradiso immerso nel verde.
Siamo nelle Valli di Lanzo, a una trentina di chilometri da Torino. Qui la Stura scende dalle montagne e si incunea in una gola stretta, tra alte pareti di roccia, rapide tortuose e spettacolari pozze naturali.
Nei punti in cui la corrente rallenta, l’acqua appare fresca, azzurra e trasparente, mentre il bosco accompagna il corso del fiume e avvolge tra le fronde ombrose i sentieri che attraversano la riserva.
Ai piedi del ponte si allunga una spiaggia chiara di ciottoli e ghiaia, abbastanza ampia per stendere un telo, cercare riparo sotto gli alberi oppure fermarsi al sole ad ascoltare il rumore dell’acqua.
La spiaggia e le piscine naturali: un tuffo tra i boschi
A dominare il paesaggio c’è il Pont dël Ròch, letteralmente il ponte di pietra, come viene chiamato in piemontese. La sua grande arcata medievale attraversa la gola da una sponda all’altra, sospesa a 16 metri sopra la Stura e incorniciata dalla roccia rossastra. Massiccio e scenografico, è al centro di leggende tramandate da secoli, che aggiungono un velo di magia e mistero a questa bellissima oasi naturale.
La zona più frequentata durante l’estate si trova subito a monte del Ponte del Diavolo. Qui si estende per circa cento metri la spiaggia fatta di sassi e piccola ghiaia, con tratti completamente esposti al sole e altri più protetti.
Il rumore dell’acqua accompagna ogni momento della sosta. Poco più a monte il fiume si divide in due rami, che tornano a unirsi prima della spiaggia formando una successione di rapide. La corrente, in questo punto, è più forte e rende il tratto meno adatto al bagno, ma aiuta a mantenere l’ambiente fresco e ventilato.
Avvicinandosi al ponte, invece, la Stura rallenta e crea zone più tranquille e profonde, utilizzate in estate come vere e proprie piscine naturali. Una delle pozze più scenografiche si trova vicino alla sponda opposta, in prossimità dell’arcata medievale. Un’altra si è formata attorno a una cavità rocciosa che emerge parzialmente dal letto del fiume.
La Riserva naturale del Ponte del Diavolo
Il ponte e il tratto di fiume che lo circonda fanno parte della Riserva naturale del Ponte del Diavolo, un’area protetta istituita negli anni Settanta per tutelare il monumento medievale e il paesaggio fluviale.
La riserva si sviluppa nel punto in cui il torrente Tesso incontra la Stura di Lanzo. Oltre al ponte e alle marmitte dei giganti, comprende le Cappelle di San Rocco e di San Giacinto, la falesia rossastra e una fascia boschiva nella quale crescono specie differenti, tra cui querce e betulle.
I sentieri seguono l’andamento del fiume e attraversano un paesaggio che cambia nel giro di pochi metri. Tra gli elementi più riconoscibili c’è la falesia, una parete dal caldo colore rossastro sulla quale non è raro incontrare gruppi di appassionati di arrampicata. Lungo la Stura, invece, è dove ci si ferma soprattutto per fare il bagno, prendere il sole o rilassarsi sulla spiaggia. Dal lato di Lanzo, guardando verso il basso, si distinguono anche le forme circolari delle marmitte dei giganti.
Perché si chiama Ponte del Diavolo
Come può un luogo così bello avere un nome tanto sinistro? La storia ci dice che il Ponte del Diavolo venne costruito nel 1378 per collegare Lanzo Torinese e le sue valli con Torino. La costruzione costò 1.400 fiorini, una cifra sostenuta dalla Castellania di Lanzo anche attraverso una tassa sul vino imposta agli abitanti per dieci anni. Il risultato fu un ponte a schiena d’asino lungo 65 metri, formato da una sola arcata e alto 16 metri.
La spiegazione del nome appartiene invece alla leggenda. Si racconta che gli abitanti di Lanzo avessero tentato per due volte di costruire un ponte sulla Stura e che, in entrambi i casi, la struttura fosse crollata. Di fronte allo sconforto della popolazione sarebbe comparso il Diavolo in persona, disposto a realizzare un ponte indistruttibile in cambio dell’anima del primo essere vivente che lo avesse attraversato.
I lanzesi accettarono l’accordo, ma una volta terminati i lavori fecero passare per primo un cagnolino. Furioso per essere stato ingannato, il Diavolo avrebbe colpito con violenza le rocce circostanti, dando origine alle cavità conosciute come marmitte dei giganti e lasciando un’impronta caprina ancora visibile.
Secondo un’altra versione del racconto, queste grandi conche sarebbero state invece i pentoloni utilizzati dal Diavolo per preparare la minestra destinata agli aiutanti impegnati nella costruzione.
Dove si trova e come arrivare
Il Ponte del Diavolo si trova nel comune di Lanzo Torinese, nella Città metropolitana di Torino, a circa trenta chilometri dal capoluogo piemontese. La riserva sorge alle porte del paese e il ponte può essere raggiunto in pochi minuti a piedi dall’abitato.
Chi arriva in auto può lasciare il veicolo nei parcheggi della zona di via Teologo Frasca, non lontano dalla stazione ferroviaria di Lanzo. Da qui si passa sotto un cavalcavia e si imbocca il percorso che costeggia il torrente Tesso.
Il sentiero è lastricato, breve e in discesa, senza particolari difficoltà. Prima di raggiungere il ponte medievale si incontra un attraversamento più moderno, dal quale si apre una delle prospettive migliori sul Pont dël Ròch. Passando sulla sponda meridionale della Stura e proseguendo lungo il sentiero si arriva infine alla spiaggia ai piedi del ponte.
Per trascorrere qualche ora lungo il fiume è meglio portare un telo, crema solare e acqua. Una parte della spiaggia rimane esposta al sole, mentre altre zone sono riparate dagli alberi. Per qualsiasi evenienza si può tornare verso il centro del paese in una decina di minuti.
Il terreno è irregolare e quello della Stura resta un ambiente fluviale, con rapide, rocce levigate e improvvise variazioni della corrente che richiedono attenzione durante il bagno. Le scarpe comode sono utili per percorrere il sentiero, mentre quelle da scoglio possono facilitare gli spostamenti sulla ghiaia e tra le rocce bagnate.
Foto: Canva, Parchi Reali, Arpa Piemonte, Discover Valli di Lanzo.
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