Sul Piccolo San Bernardo l’estate arriva tardi e dura poco. A luglio il prato torna verde, la neve si ritira ai margini dei ghiaioni, e tra la casermetta italiana e quella francese rimane una fascia di terra comune che non appartiene davvero a nessuno.
Proprio lì, a cavallo di due confini e di tremila anni di storia, quarantasei pietre conficcate nel suolo disegnano un cerchio di circa sessanta metri di diametro. Un luogo magico, legato ai popoli antichi e a traduzioni perdute nel tempo. Un sito di archeoastronomia fra i più importanti in Europa,
Il Cromlech in Valle d’Aosta
Il cromlech del Piccolo San Bernardo — studiato dall’archeoastronomia fin dagli anni Ottanta — compare quasi all’improvviso su chi sale da La Thuile, appena superato il laghetto dalle acque color cobalto: un messaggio lasciato da qualcuno che sapeva leggere il cielo meglio di noi.
L’archeoastronomia — la disciplina che studia il rapporto tra monumenti antichi e corpi celesti — ha trovato in questo sito uno dei suoi casi alpini più affascinanti.
Le ricerche condotte da Guido Cossard e pubblicate già alla fine degli anni Ottanta hanno mostrato che l’orientamento del cerchio non è casuale: alcuni allineamenti rimandano ai punti cardinali dell’alba e del tramonto nei solstizi, suggerendo che chi eresse queste pietre conoscesse i movimenti del sole con una precisione inattesa per l’Età del Bronzo.
Un cerchio di pietre sul tetto d’Europa
Le quarantasei pietre — in parte ancora in piedi, in parte inclinate o sepolte dalla vegetazione — compongono una struttura circolare la cui datazione, stando a quanto documenta la Regione Valle d’Aosta, si colloca all’incirca tra il II e il I millennio a.C.
Al centro del cerchio si trova una pietra più grande, interpretata dagli studiosi come elemento focale del complesso. L’insieme rientra nella categoria dei cromlechs, dal bretone crom (curvo) e lech (luogo o pietra): strutture megalitiche circolari diffuse in Europa occidentale, di cui Stonehenge è l’esempio più celebre.
Il sito alpino ha però una sua unicità. Il passo del Piccolo San Bernardo era già frequentato in epoca preromana quale via di transito tra le Alpi Graie, e i Romani stessi lo conoscevano bene: Petronio, nel I secolo d.C., descriveva questo luogo come sacro, con “gli altari di Ercole” che si ergevano tra le nevi perenni.
Il cromlech è quasi certamente più antico di quelle descrizioni: le pietre erano già lì quando i legionari transitavano verso la Gallia, probabilmente percepite come vestigia di un culto ancora più remoto.
Accanto al cromlech si trova la cosiddetta Colonna Jovis, un menhir monolitico che la tradizione medievale associava a Giove e che i pellegrini cristiani reinterpretarono come colonna di San Bernardo.
Il sincretismo religioso di questo valico è tutto qui: strato su strato, ogni epoca ha lasciato la propria firma sulle stesse pietre.
Quando le rocce leggevano le stelle
L’aspetto più sorprendente del cromlech riguarda il suo rapporto con l’astronomia.
Secondo le analisi archeoastronomiche, l’asse principale del cerchio punta verso il punto dell’orizzonte dove il sole sorge al solstizio d’estate — un allineamento che, a questa quota e in questo contesto geografico, non può essere frutto del caso.
Chi progettò il monumento osservava il cielo con sistematicità, probabilmente per determinare il calendario agricolo e pastorale in un ambiente alpino dove sapere quando contava quanto sapere dove.
Il sito è raggiungibile a piedi dal passo in pochi minuti e la sua posizione aperta, priva di alberi o costruzioni attorno, permette ancora oggi di capire perché fosse stato scelto proprio qui: l’orizzonte è libero in tutte le direzioni, e nelle notti serene d’estate la Via Lattea si distende sopra le pietre con una chiarezza difficile da trovare a quote inferiori.
Un dettaglio che colpisce chi visita il luogo di persona: le pietre non sono imponenti come quelle di Stonehenge. Alcune arrivano al ginocchio, altre alla vita.
Eppure, proprio questa misura umana le rende più perturbanti: qualcuno le ha portate fin qui, a tremila anni di distanza da noi, con una fatica e un’intenzione che non conosciamo del tutto.
I sentieri attorno al passo: passeggiate tra storia e natura
Il Piccolo San Bernardo non è solo archeologia. Il passo e i suoi dintorni offrono una rete di percorsi adatta a diversi livelli di preparazione, ideale per chi vuole abbinare la visita al cromlech a una giornata in quota.
Il percorso che collega il passo alle antiche miniere di La Thuile è un itinerario di media difficoltà che attraversa paesaggi di notevole bellezza, con viste sul Monte Bianco nelle giornate limpide.
Dalla borgata di La Thuile — punto di partenza naturale per chi sale in auto — partono diversi sentieri segnalati che risalgono la valle fino al passo.
Il più diretto segue la mulattiera storica, parallela alla strada asfaltata ma lontana dal traffico, coprendo un dislivello di circa 700 metri in tre-quattro ore di cammino. È un itinerario adatto a chi ha un minimo di allenamento e calzature da trekking; d’estate il fondo è asciutto e ben battuto.
Chi preferisce qualcosa di più breve può parcheggiare direttamente al passo e dedicarsi a una passeggiata nell’area del Giardino Botanico Alpino Chanousia, fondato alla fine dell’Ottocento a poche decine di metri dal cromlech.
Il giardino ospita oltre un migliaio di specie di flora alpina e offre un contesto sorprendente: trovarsi tra fiori di alta quota, monoliti preistorici e una vista aperta sulla cresta alpina è un’esperienza difficile da dimenticare.
Per chi volesse spingersi oltre, la cresta verso il Col du Mont regala panorami sul versante francese e si percorre in circa due ore andata e ritorno dal passo.
Il ritorno verso La Thuile al tramonto, quando la luce radente colora di arancio le pietre del cromlech, suggerisce qualcosa che le parole fanno fatica a stringere.
Forse è la stessa luce che vedevano quelli che le hanno messe lì. Forse no. Ma la domanda resta aperta, proprio come l’orizzonte a 2188 metri.
Info pratiche
Dove: Passo del Piccolo San Bernardo, al confine tra Valle d’Aosta e Francia, vicino al comune di La Thuile (AO). Il cromlech si trova a pochi passi dal valico, tra la dogana italiana e quella francese.
Come arrivare: In auto da Aosta si percorre la SS26 fino a La Thuile, poi si sale al passo lungo la strada statale (circa 30 km da Aosta, 1h). D’estate è attivo un servizio di bus dalla Valle d’Aosta verso La Thuile; per raggiungere il passo occorre l’auto o la bici. Dal versante francese si sale da Bourg-Saint-Maurice.
Quando: Il passo è praticabile da fine giugno a metà ottobre. Il periodo migliore per la visita è luglio-agosto, quando il giardino botanico è in fiore e i sentieri sono sgomberi dalla neve.
Orari: Il cromlech è accessibile liberamente tutto l’anno (quando il passo è aperto). Il Giardino Botanico Chanousia segue orari estivi variabili: conviene verificare sul sito ufficiale prima di partire.
Biglietto: Accesso al cromlech gratuito. Il giardino botanico prevede un ingresso a pagamento (prezzi aggiornati sul sito ufficiale del Chanousia).
Da abbinare: Il borgo medievale di La Thuile con le sue antiche miniere di pirite; il forte di Bard, in bassa Valle d’Aosta, per un doppio appuntamento con la storia valdostana.
Consiglio: Sali al tramonto o nelle prime ore del mattino: la luce bassa esalta le ombre delle pietre e rende molto più leggibile la geometria del cerchio. Con il cielo limpido, il passo è uno dei migliori punti di osservazione notturna delle Alpi occidentali.
Foto https://www.lovevda.it/, Canva, Florian Pépellin – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=81348170, Di Florian Pépellin – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=81348715
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