Ci sono luoghi che portano il peso della mitologia senza farne sfoggio. Il lago Fusaro, a Bacoli, comune dei Campi Flegrei alle porte di Napoli, è uno di questi.
Lo attraversi quasi per caso, guidando lungo la litoranea che scende verso Torregaveta, e ti trovi davanti a uno specchio d’acqua quieto, basso, con quella sfumatura grigioverde che ha solo il mare quando si dimentica di essere tale.
I Greci lo chiamavano Acherusia palus — la palude dell’Acheronte, il fiume degli inferi.
Non era una metafora casuale: questa era terra di vulcani, fumarole e acque sulfuree, e per chi arrivava dal mare il paesaggio poteva sembrare davvero la soglia di un altro mondo.
Una palude leggendaria tra vulcani e mare
Il lago Fusaro si è formato secoli fa con la progressiva chiusura del tratto di mare compreso tra le frazioni di Torregaveta e Cuma, per accumulo di sedimenti e depositi vulcanici.
Il risultato è un bacino lagunare salmastro di quasi un chilometro quadrato di superficie, con un perimetro di circa 4,10 km: piccolo abbastanza da percorrerlo a piedi in un pomeriggio, grande abbastanza da ospitare un ecosistema autonomo.
La sua natura vulcanica lo collega direttamente al complesso dei Campi Flegrei, quella caldera attiva che modella il paesaggio costiero a nord-ovest di Napoli.
Le acque sono basse e ricche di nutrienti, condizione ideale già nell’antichità per l’allevamento di mitili e ostriche.
Prima ancora dell’arrivo dei Greci, le popolazioni locali coltivavano il lago come una dispensa naturale. Una tradizione che non si è mai interrotta davvero.
La Casina Vanvitelliana: un palchetto sul lago
Verso la metà del lago, su un isolotto artificiale raggiungibile da un piccolo ponte in legno, sorge uno degli edifici più bizzarri e affascinanti del Sud Italia.
La Casina Vanvitelliana fu commissionata dal re Ferdinando IV di Borbone come casino di caccia e pesca, progettata dal figlio di Luigi Vanvitelli, Carlo, nella seconda metà del Settecento.
La struttura ha la forma di un ottagono allungato, con una loggia che si affaccia sull’acqua su tutti i lati.
Costruita per essere raggiunta solo con imbarcazioni a remi, aveva il carattere di un rifugio privato, un luogo fuori dal protocollo di corte. Il ponte in legno fu aggiunto in seguito, ma l’atmosfera di isolamento è rimasta intatta.
Tra gli ospiti illustri che vi soggiornarono ci furono Gioacchino Rossini, il Tsar Nicola I di Russia e Luigi Einaudi; i loro ritratti sono ancora esposti nelle stanze interne.
Dell’arredo originale restano pochi elementi — un camino, un tavolo rotondo, un lampadario — ma in ciascuno compare la conchiglia, simbolo araldico della casata borbonica.
La casina compare anche nella letteratura. Alexandre Dumas, nel Conte di Montecristo, fa servire al protagonista una lampreda proveniente direttamente dal lago di Fusaro, con effetto di stupore sui commensali parigini. Un dettaglio gastronomico che dice molto su come questa piccola laguna fosse considerata all’epoca.
Il lago oggi: acque salmestre, fauna e allevamenti
Oggi il Fusaro non è un lago da cartolina alpina — niente acqua cristallina, niente fondali trasparenti. È un ecosistema lagunare, con tutta la complessità e l’irregolarità che questo comporta.
Gli allevamenti di cozze e mitili proseguono, anche se a intermittenza, interrotti quando i livelli di inquinamento lo richiedono. Le palafitte e le strutture degli allevatori punteggiano le rive con quell’estetica funzionale che hanno solo i luoghi dove si lavora sul serio.
La fauna è quella tipica delle zone umide costiere: folaghe, aironi cenerini, cormorani, germani reali e una varietà di limicoli che d’inverno arrivano dalle rotte migratorie del Mediterraneo. Per chi ha occhio e pazienza, il lago è un punto di osservazione privilegiato.

Il paesaggio intorno è misto e stratificato, villette moderne si alternano a rovine romane, pinete a campi coltivati. Non è una riserva intatta — è un lago che ha vissuto e continua a vivere in mezzo alla storia, con tutti i segni che questo lascia.
Se ami i laghi più selvaggi e alpini, puoi trovare tutt’altro tipo di paesaggio tra i laghi di montagna più belli d’Italia: il Fusaro appartiene a una famiglia diversa, quella dei luoghi che si raccontano con la geologia e con i millenni.
Dintorni da non perdere: il lago Averno e Cuma
A meno di cinque chilometri a est, dentro la stessa conca vulcanica, si trova il lago Averno: quello che Virgilio nell’Eneide identificò come l’ingresso agli Inferi.
È un lago di cratere, circolare e profondo, con le sponde boscose e l’acqua che in certi giorni riflette il cielo con una precisione inquietante.
I Romani lo credevano così maleodorante da uccidere gli uccelli in volo — aornos, “senza uccelli”, secondo un’etimologia antica. Oggi è balneabile e circondato da un percorso pedonale.
A nord, invece, il sito archeologico di Cuma custodisce i resti della prima colonia greca d’Italia e la famosa Grotta della Sibilla, un lungo corridoio trapezoidale scavato nel tufo dove, secondo la tradizione, la sacerdotessa di Apollo pronunciava le sue profezie.
I due laghi e Cuma formano un triangolo di pochi chilometri, attraversabile in bici o in auto in mezza giornata: uno dei contesti storici più densi d’Italia, ancora sorprendentemente libero da folle.
La luce del pomeriggio sul Fusaro, quando si abbassa sul profilo delle pinete e colora di arancio le palafitte degli allevatori, ha qualcosa di sospeso.
Non è un luogo che ti chiede di restare a lungo — ti chiede di guardare bene, e di chiederti quanti strati di storia si possono tenere in meno di un chilometro quadrato d’acqua ferma.
Info pratiche
Dove: Lago Fusaro, frazione Fusaro, comune di Bacoli (Napoli), Campi Flegrei.
Come arrivare: In auto dall’uscita autostradale di Pozzuoli (A56), poi SS7quater verso Bacoli; in treno con la Cumana (linea Napoli–Torregaveta, fermata Fusaro); in metro con la Linea 2 fino a Campi Flegrei, poi Cumana.
Quando: Tutto l’anno. Primavera e autunno per luce morbida e fauna; estate per l’accesso alla spiaggia di Torregaveta nelle vicinanze.
Orari: Il lago è accessibile liberamente. La Casina Vanvitelliana ha orari variabili: verificare sul sito del Comune di Napoli prima della visita.
Biglietto: Accesso al lago gratuito. Ingresso alla Casina Vanvitelliana soggetto a variazioni stagionali.
Da abbinare: Lago Averno (5 km), sito archeologico e Grotta della Sibilla di Cuma (7 km).
Consiglio: Arriva nel tardo pomeriggio e cammina sul lato occidentale del lago: la luce bassa sulle palafitte degli allevatori e sulle pinete è quella che vale il viaggio.
Foto Canva, https://napoliforme.comune.napoli.it/web/guest/home
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