7 Isole disabitate in Italia, dove natura, leggende e silenzio sono i padroni

Scogli senza indirizzo, spiagge vietate e leggende che scoraggiano i turisti. Dalla Sardegna alla laguna di Venezia, viaggio tra le isole disabitate italiane.

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C’è un’idea comune, quasi rassicurante, secondo cui in Italia ogni fazzoletto di terra affacciato sul mare sia stato colonizzato da ombrelloni, chioschi e stabilimenti.
Basta allontanarsi di qualche miglio dalla costa per scoprire che non è così. Esistono decine di isole disabitate che nessuno abita davvero, alcune per divieto, altre per abbandono, altre ancora perché la loro fama sinistra le ha tenute a distanza dagli uomini.Veduta aerea di una piccola isola rocciosa mediterranea circondata da mare turchese, senza costruzioni

Sono luoghi dove l’assenza umana ha lasciato spazio a colonie di uccelli marini, macchia mediterranea intatta e un silenzio che nelle nostre città non sappiamo più immaginare. Alcune si possono visitare, altre no.
Ecco le nostre preferite

Budelli, la spiaggia proibita e l’ultimo eremita

Nell’arcipelago di La Maddalena, tra la Sardegna e la Corsica, galleggia Budelli, forse l’isola disabitata più celebre d’Italia.
Il suo biglietto da visita è la Spiaggia Rosa, una lingua di sabbia colorata dai frammenti di un microrganismo, la Miniacina miniacea, che vive tra le praterie di posidonia.Spiaggia Rosa di Budelli (Italia)

Proprio quel rosa fragile ha condannato la spiaggia all’inaccessibilità: da anni è vietato calpestarla o raccogliere anche un solo granello, dopo decenni di turisti che se ne riempivano le tasche come souvenir.
Budelli ha avuto per oltre trent’anni un unico abitante, Mauro Morandi, ex insegnante modenese approdato qui nel 1989 e diventato custode volontario dell’isola.
La sua storia di eremita moderno ha fatto il giro del mondo, finché nel 2021, superati gli ottant’anni, ha dovuto lasciare la sua casa-baracca al centro dell’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena. Da allora Budelli è tornata davvero deserta, un paradiso senza portinaio.

Montecristo, il tesoro che nessuno può visitare

Poche isole hanno un nome così evocativo e un accesso così blindato.
Montecristo, nell’Arcipelago Toscano, deve la sua celebrità al romanzo di Alexandre Dumas, ma la realtà è meno avventurosa e più severa: si tratta di una riserva naturale integrale dove sbarcano poche centinaia di persone all’anno, selezionate e accompagnate, con anni di lista d’attesa.Costa rocciosa selvaggia di un'isola dell'Arcipelago Toscano con macchia mediterranea e nessun edificio

Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ne regola ogni ingresso per proteggere una biodiversità unica, dalle capre selvatiche endemiche alle colonie di uccelli marini.
Qui l’assenza dell’uomo non è degrado, ma scelta scientifica.
Montecristo rappresenta il modello opposto a Budelli: non un’isola abbandonata, ma un laboratorio a cielo aperto blindato apposta, dove la natura viene lasciata lavorare indisturbata da oltre un secolo.

Gaiola e Poveglia, quando è la leggenda a tenere lontani

Non tutte le isole disabitate italiane devono il loro vuoto a un decreto. Alcune sono state svuotate dalla paura.
Al largo di Posillipo, a Napoli, la minuscola Gaiola trascina da decenni la fama di isola maledetta: i suoi proprietari, secondo una catena di coincidenze diventata leggenda, avrebbero conosciuto morti improvvise, fallimenti e disgrazie.Isola-gaiola-napoli
Oggi fa parte del Parco Sommerso di Gaiola, area marina protetta, e la sua reputazione sinistra la protegge meglio di qualsiasi recinzione.


Nella laguna di Venezia, invece, Poveglia custodisce un passato che mette i brividi anche ai più razionali.Poveglia
Usata come stazione di quarantena durante le epidemie di peste e poi come manicomio nei primi del Novecento, è oggi un’isola fantasma di edifici sventrati dalla vegetazione, meta di appassionati dell’occulto e cacciatori di fantasmi. La sua storia dolorosa è il vero muro che la rende inavvicinabile.

Asinara e Li Galli, il fascino di ciò che resta

Ci sono poi isole dove l’uomo è passato, ha lasciato tracce imponenti, e poi se n’è andato.
L’Asinara, davanti alla costa nord-occidentale della Sardegna, è stata per oltre un secolo colonia penale e carcere di massima sicurezza, prima di trasformarsi in Parco Nazionale.
Oggi non ha residenti stabili, ma è popolata dai suoi celebri asinelli bianchi albini, diventati il simbolo di un luogo sospeso tra memoria carceraria e rinascita ambientale.
Diverso il caso de Li Galli, l’arcipelago al largo di Positano legato al mito delle sirene di Ulisse.Qui la solitudine è quasi un lusso privato: le isole appartennero al ballerino Rudolf Nureyev e restano proprietà esclusiva, disabitate per gran parte dell’anno, guardate a vista dalla costiera amalfitana come tre schegge verdi sul blu.

Benedizione o maledizione?

Torniamo alla domanda di partenza. Osservate insieme, queste isole raccontano due Italie parallele. Da una parte c’è l’abbandono subìto, quello dei borghi insulari spopolati, dei fari spenti, delle case che il mare si riprende un inverno dopo l’altro.
Dall’altra c’è l’abbandono voluto, protetto da leggi e riserve, che ha trasformato scogli dimenticati in santuari di biodiversità rari nel Mediterraneo.Poveglia-venezia

Forse la verità sta nel mezzo. Il vuoto lasciato dagli uomini su Budelli, Montecristo o l’Asinara ha permesso a specie animali e vegetali di sopravvivere dove altrove sono scomparse.
Ma lo stesso vuoto, senza cura e senza racconto, rischia di diventare solo rovina. Visitarle con rispetto, quando è consentito, o semplicemente conoscerne le storie, è il modo migliore per non dare per scontato che il silenzio, in Italia, sia ancora possibile.

Foto Canva

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