Nel cuore del Piemonte, incastonato tra le montagne biellesi a 882 metri di quota, Rosazza è un borgo che conta circa 100 anime e che avrebbe tutto per passare inosservato: dimensioni ridotte, viuzze lastricate, fontane in pietra e il rumore del fiume Cervo poco sotto.
Ma la veritè è che hi arriva qui per la prima volta sente subito che qualcosa non torna, che le proporzioni sono strane e che gli edifici parlano una lingua architettonica che non appartiene alla montagna piemontese. La sensazione è esatta, e la spiegazione è tra le più singolari che la storia dell’urbanistica italiana abbia da offrire.
Un senatore, gli spiriti e un paese da costruire
Tutto comincia con Federico Rosazza Pistolet, senatore del Regno d’Italia e figura di spicco della Valle Cervo nella seconda metà dell’800. Ossessionato dal benessere della sua comunità, decise di riqualificare il piccolo borgo che portava il suo cognome, e lo fece in un modo che ancora oggi lascia perplessi storici e urbanisti.
L’uomo affermava infatti di ricevere indicazioni dirette dagli spiriti durante apposite sedute medianinche, in particolare dallo spirito della figlia Ida e da altre entità guida (tra cui Agostino Ruffini e l’”Angelo di Volterra”). Le informazioni erano precise e operative: quali edifici erigere, su quale pendio far passare i sentieri per le mule e in quale punto della piazza collocare una fontana.
Foto: By Fabio Carassio – Own work, CC0, via Wikimedia
Il senatore seguiva queste istruzioni con la stessa serietà con cui un ingegnere consulta i rilievi topografici. Il risultato fu un borgo ricostruito quasi da zero secondo un piano urbanistico dettato (a suo dire) dall’aldilà.
Rosazza è entrato da qualche anno nel circuito dei Borghi più belli d’Italia, riconoscimento che certifica la qualità architettonica e paesaggistica del luogo. Ma il valore storico va ben oltre l’estetica.
Pietra, simboli e misteri nell’architettura
Passeggiare tra le costruzioni volute da Federico Rosazza consente di leggere un alfabeto segreto impresso nella pietra. Il municipio è l’esempio più eloquente: un edificio neogotico con decorazioni che mescolano simboli massonici, astrologici e religiosi in modo deliberato e tutt’altro che casuale.
Rosazza era infatti membro della Massoneria, e questa appartenenza filtra in molti dettagli costruttivi, dai fregi geometrici agli angoli scelti per le aperture, orientate seguendo logiche che poco hanno a che fare con la funzionalità.
Foto: By Alessandro Vecchi – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia
La fontana della piazza centrale, le scalinate, il portico del palazzo comunale: ogni elemento ha una collocazione che risponde a qualcosa di più di una semplice scelta estetica. Gli studiosi locali parlano di un sistema di riferimenti simbolici coerente, pensato per chi sapeva leggere quella lingua. Per tutti gli altri, rimane un insieme di dettagli architettonici fuori contesto, bellissimi nella loro stranezza.
Il borgo è rimasto sostanzialmente intatto rispetto all’impianto ottocentesco, il che lo rende un caso rarissimo di conservazione integrale di un progetto urbanistico ispirato dal mondo dell’invisibile.
La valle che lo circonda, silenziosa e selvatica
La Valle Cervo in cui Rosazza si trova è una delle vallate alpine biellesi meno battute dal turismo di massa. Si sviluppa lungo il corso del Cervo, affluente del Sesia, e sale da Biella fino a Piedicavallo, ultimo paese prima delle creste di confine con la Valle d’Aosta.
La vallata ha un carattere aspro e riservato, con boschi di castagni e conifere che stringono i fianchi delle montagne fino quasi ai tetti dei paesi. A pochi chilometri da Rosazza sorge Piedicavallo, ultimo paese della valle e punto di partenza per numerose escursioni tra le vette.
Foto: By Twice25 – mia foto, CC BY 2.5, via Wikimedia
Il paesaggio alpino della zona regala in autunno colori che rendono l’intera vallata ancora più suggestiva. La stagione migliore per visitare Rosazza è tra maggio e ottobre, quando i sentieri sono praticabili e la luce radente del pomeriggio fa risaltare le incisioni sulle facciate in pietra.
Foto di copertina: By Cipsyna – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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