Sotto le pietre nere del Foro: il mistero più antico di Roma aspetta sottoterra che qualcuno lo risolva

Nel cuore del Foro Romano, nascosta sotto un quadrato di marmo scuro, c\'è un\'iscrizione che nessuno sa ancora leggere del tutto. Il Lapis Niger è il monumento più arcaico di Roma, e i misteri che custodisce riguardano le origini stesse della città.

foro-roma-lapis-niger

C’è un punto nel Foro Romano dove il pavimento cambia colore. In mezzo al travertino chiaro della pavimentazione augustea, appare un quadrato di marmo nero — circa quattro metri per lato — che i Romani antichi lasciavano ben visibile, segno di lutto permanente inciso nella pietra della città.
Quel quadrato è il Lapis Niger Roma, la Pietra Nera, forse il luogo più misterioso della capitale: non per l’atmosfera, ma per quello che nasconde davvero.
L’area si trova sul sito del Comizio, l’antica piazza delle assemblee politiche, a pochi passi dalla Curia Iulia.
Sotto le lastre nere — accessibili attraverso una piccola scala — si apre un complesso monumentale di età arcaica che gli archeologi datano al VI secolo a.C., tra i più antichi contesti rituali portati alla luce nell’intera area urbana.

Un quadrato di pietra nera tra le rovine

Il sito fu scoperto il 10 gennaio 1899 dall’archeologo Giacomo Boni, durante uno scavo sistematico del Foro Romano che avrebbe rivoluzionato la conoscenza della Roma arcaica.
Il ritrovamento si ricollegava a una nota lacunosa di Sesto Pompeo Festo, scrittore latino, che accennava a una lapis niger in Comitio — una pietra nera nel Comizio — indicata come luogo funesto, forse la tomba di Romolo o il posto in cui il fondatore di Roma fu ucciso.Foro_Romano,Cippo_da_Lapis_Niger_scritto_in_Latino_Arcaico_VI_sec.a.C._-_panoramio
La tradizione antica non era univoca. Alcuni autori latini indicavano il Lapis Niger come il sepolcro di Romolo; altri lo associavano alla tomba di Fasto, il suo tutore, o a quella di Ostilio, nonno del re Ostilio.
L’ambiguità non è mai stata risolta, e fa parte del fascino denso di questo luogo: non sappiamo con certezza chi o cosa commemori, ma è chiaro che i Romani lo considerassero sacro e antico già in età repubblicana.

Cosa custodisce il sottosuolo: altari, cippi e un’iscrizione impossibile

Scavando sotto le lastre nere, Boni portò alla luce un complesso di strutture arcaiche perfettamente conservate nel riempimento di terra.
L’insieme comprende una piattaforma con un altare a forma di U, con un basamento e un piccolo cippo fra le ante, oltre a due basamenti minori su cui poggiano rispettivamente un cippo a tronco di cono — probabilmente la base di una statua perduta — e un cippo piramidale.
È su quest’ultimo che si trova l’iscrizione più antica mai rinvenuta a Roma.

Il testo è scritto in caratteri latini arcaici con tecnica bustrofedica: le righe scorrono alternativamente da sinistra a destra e da destra a sinistra, proprio come il bue che ara il campo — dal greco bous, bue, e strophe, svolta.
Questa tecnica di scrittura era diffusa nel Mediterraneo arcaico e scomparve progressivamente con la standardizzazione dell’alfabeto latino.
L’iscrizione del Lapis Niger rimane di difficile interpretazione: il testo è mutilo in più punti, le parole sono in latino arcaico con forme non attestate altrove, e molti termini restano oscuri nonostante secoli di studio.Cippo piramidale con iscrizione arcaica latina bustrofedica del Lapis Niger
Quel che si può ricostruire con ragionevole certezza è che si tratti di una norma sacrale — una legge che regolava il comportamento in un’area ritenuta sacra, con probabili prescrizioni sui sacrifici e sanzioni per chi avesse violato lo spazio rituale.
Chi profanava il luogo, sembra capirsi, era sacer — consacrato agli dèi, fuori dalla protezione umana.
Tutti i reperti mancano della parte superiore, probabilmente distrutta in un momento imprecisato della storia, forse durante i lavori che portarono alla pavimentazione nera visibile oggi.
Sotto e attorno ai basamenti, gli scavi hanno restituito ossa animali, ceramiche votive e oggetti in bronzo: le tracce materiali di una pratica rituale continuata per secoli all’aperto, prima che il luogo venisse coperto e sigillato.

Una storia lunga quasi tremila anni

La cronologia del sito è stratificata come una torta. Il complesso arcaico sotterraneo risale almeno al VI secolo a.C., forse con radici più antiche: è coevo alle prime fasi monumentali del Foro e alla costruzione delle prime strutture in pietra dell’area comiziale.
Il cippo con l’iscrizione appartiene allo stesso orizzonte cronologico, testimoniando una fase in cui Roma stava costruendo le sue prime istituzioni politiche e religiose, con il Comizio a fare da centro pulsante della vita pubblica.
La pavimentazione in marmo nero visibile oggi — il Lapis Niger propriamente detto — è invece di epoca molto più tarda, probabilmente augustea o tardo-repubblicana.
I Romani non demolirono il complesso arcaico: lo coprirono, lo protessero con le lastre scure e lo lasciarono leggibile nel paesaggio urbano quale monumento alla propria antichità.

Area del Foro Romano con rovine e scavi archeologici vicino al Lapis Niger

In età imperiale, il Lapis Niger era già considerato una reliquia della Roma più antica — un luogo che parlava di un tempo in cui la città stava ancora cercando la propria forma.

Nel Novecento, l’area ha attirato anche l’attenzione di artisti e intellettuali: l’artista tedesco Anselm Kiefer si è più volte confrontato con il tema delle iscrizioni arcaiche e della scrittura quale atto rituale, e il Lapis Niger rientra nell’universo di riferimenti che nutrono la sua opera, legato al rapporto tra testo, potere e memoria collettiva.
Oggi il complesso sotterraneo è visitabile — con luce limitata e una prospettiva ravvicinata che dà la misura reale delle strutture — ed è uno dei pochi punti del Foro in cui si percepisce fisicamente la stratificazione del tempo.Turisti che osservano il Lapis Niger nel Foro Romano dall'alto
Sopra c’è il marmo nero. Sotto ci sono i cippi. Ancora più in profondità, probabilmente, giace qualcosa che non abbiamo ancora trovato.
E l’iscrizione sul cippo piramidale? Continua a essere studiata, discussa, reinterpretata. Nessuna traduzione è definitiva. È forse l’unica cosa in tutta Roma che, dopo quasi tremila anni, non ha ancora smesso di fare domande.

Info pratiche

Dove: Foro Romano, Roma — area del Comizio, vicino alla Curia Iulia, nella zona nord-occidentale del sito.
Come arrivare: Metro B, fermata Colosseo; oppure tram 3 e 8, fermata Largo Corrado Ricci. A piedi dal centro storico in circa 15 minuti.
Quando: Tutto l’anno. In primavera e autunno la luce è migliore per la visita e le temperature più gradevoli.
Orari: Il Foro Romano è aperto dalle 9:00 fino a un’ora prima del tramonto (variabile per stagione). Verificare gli orari aggiornati sul sito del Parco Archeologico del Colosseo.
Biglietto: L’ingresso al Foro Romano è incluso nel biglietto integrato Colosseo + Palatino + Foro, soggetto a variazioni di prezzo. Gratuito per under 18 UE.
Da abbinare: La visita si combina naturalmente con il Palatino e il Colosseo. Per chi vuole restare sul tema delle origini di Roma, la Curia Iulia è a pochi passi e conserva la pavimentazione originale in opus sectile.
Consiglio: Il complesso sotterraneo del Lapis Niger è accessibile tramite una piccola scala e ha spazio limitato. Arrivare all’apertura o in tarda mattinata nei giorni infrasettimanali garantisce un accesso senza attesa e con luce naturale radente — quella che rende leggibili i caratteri incisi sul cippo.

Foto Canva, Giovanni Dore, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=58926647

Leggi anche

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità

Potrebbe interessarti anche...