Volpi in città, lupi in campagna: il rewilding urbano sta cambiando l’Europa

La foto che ha vinto il premio di Rewilding Europe 2026 vede due castori che si toccano il muso, su una palude, con i lampioni e i palazzi in costruzione sullo sfondo. Non è un’immagine di natura incontaminatam, ma la storia di quello che succede quando la fauna selvatica decide di reinsediarsi in Europa senza aspettare il permesso di nessuno.

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Di notte, a Olsztyn, nel nord-est della Polonia, c’è una zona umida stretta tra due laghi che nessun piano urbanistico aveva previsto di lasciare lì.
Intorno ci sono palazzi in costruzione, strade, binari ferroviari. Ma i castori ci vivono da anni, e continuano a farlo. Jan Wieczorek, fotografo polacco che segue questa colonia da circa 15 anni, ci ha trascorso centinaia di ore.01_K7_G3M5M4EY_Meeting-In-The-Fog_OPEIOBIE
Il risultato è uno scatto notturno entrato nella storia della fotografia naturalistica: due castori che si avvicinano, quasi si sfiorano il muso, mentre in lontananza i lampioni filtrano attraverso la nebbia e le strutture di un cantiere residenziale fanno da sfondo.
Quella foto ha vinto il Rewilding Europe Award 2026, assegnato dalla German Society for Nature Photography in collaborazione con Rewilding Europe.
Il titolo dell’opera è “Urban Beavers”. Non c’è niente di ironico.

Una foto che racconta un fenomeno

Viktoria Pezzei, tra i giudici del premio, ha detto che l’immagine racconta un’intera storia in un’unica inquadratura. Non è la storia di un animale in un posto sbagliato. È la storia di una coesistenza che sta diventando normale in tutta Europa, spesso senza che qualcuno l’abbia pianificata. Jon A. Juarez, vincitore dell’anno precedente, ha messo in parole il concetto con precisione: “Il rewilding in Europa non ha un’unica faccia.”

La faccia più conosciuta è quella delle grandi reintroduzioni programmate: lupi negli Appennini, linci nei Carpazi, bisonti nelle pianure polacche (oggi sono più di 10.000 esemplari liberi nel continente, secondo i dati Rewilding Europe 2025). Ma esiste anche un’altra forma, meno visibile e molto più diffusa: gli animali che tornano da soli, nei posti in cui trovano acqua, cibo e, spesso, una sorpresa: la tolleranza degli esseri umani.

Il castoro: l’ingegnere del paesaggio che nessuno si ricorda

Il castoro europeo (Castor fiber) è una specie che fa qualcosa di raro tra i mammiferi selvatici: modifica attivamente il paesaggio. Le dighe che costruisce creano zone umide, regolano i livelli idrici, aumentano la biodiversità e migliorano la qualità dell’acqua. A Olsztyn, la colonia fotografata da Wieczorek svolge una funzione ecologica precisa tra i laghi Krzywe e Kortowskie. Non è lì per caso: è lì perché è utile, e perché i residenti e le autorità locali ne hanno riconosciuto il valore.pexels-geraldine-geraldine-2154056267-39605290

In Germania il castoro è tornato in massa lungo i fiumi, con tensioni ma anche con soluzioni pragmatiche. In Gran Bretagna è stato reintrodotto ufficialmente in Scozia dopo quattrocento anni di assenza. In Italia, dove era scomparso da circa cinquecento anni, la sua presenza è tornata a sorprendere: avvistamenti accertati in Alta Pusteria, nel Molise lungo il fiume Volturno, in Toscana, Umbria e Lombardia.
Uno studio dell’Università Statale di Milano e del CNR ha mappato l’idoneità ambientale del territorio italiano, trovando che le zone pedemontane alpine e gran parte degli Appennini sono adatte alla specie. Il suo ritorno non è stato programmato: è avvenuto spontaneamente, attraverso la dispersione naturale dalle popolazioni svizzere e austriache.

Perché “involontario” non vuol dire “incontrollato”

Il rewilding urbano pone domande pratiche che non hanno risposte semplici. I castori costruiscono dighe anche dove non vorremmo. Possono allagare campi coltivati, bloccare canali di irrigazione, abbattere alberi piantati dai Comuni. In Toscana e Umbria sono già stati avviati piani di monitoraggio per gestire eventuali conflitti. Il problema non è l’animale: è che non abbiamo ancora strumenti consolidati per convivere con una specie che cambia il territorio in modo così attivo.

Ma il punto che la foto di Wieczorek coglie meglio di qualsiasi report scientifico è un altro. La fauna selvatica non aspetta che le facciamo posto nel nostro paesaggio: lo occupa dove può, dove c’è acqua, dove c’è silenzio sufficiente, dove qualcuno smette di cacciarla. Il rewilding urbano involontario non è un fenomeno di nicchia: è il segnale che decenni di protezione delle specie stanno producendo effetti reali, anche nei posti più inaspettati.
Tra un cantiere e un lago, in una città polacca, di notte, sotto i lampioni.

Foto Jan Wieczorek – https://rewildingeurope.com/

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