La prima obiezione arriva sempre: “Ma la Puglia è piatta.” È comprensibile e, per almeno metà del territorio, sbagliata. Il Gargano sale fino a oltre mille metri, le gravine del Tarantino scavano canyon profondi decine di metri nella roccia calcarea, la Murgia è un altopiano ondulato di pietre, ulivi e masserie che finisce a picco sul mare.
E poi ci sono i borghi, le strade romane, le abbazie medievali, i tratturi e un sistema di sentieri che la Regione Puglia ha investito 3,2 milioni di euro per segnare, attrezzare e collegare in una rete.
Il risultato è una delle offerte di turismo lento più complete d’Italia, costruita su una doppia vocazione storica: le grandi rotte di pellegrinaggio verso la Terrasanta e le strade dell’Impero Romano che scendevano a Brindisi, punto di imbarco per tutto il Mediterraneo orientale. Quella doppia vocazione non è mai sparita del tutto.
Adesso è diventata un prodotto turistico tra i più interessanti del paese.
Il sistema dei cammini pugliesi
La Via Francigena del Sud è il caposaldo. Riconosciuta dal Consiglio d’Europa nel 2019 come itinerario culturale europeo, collega Roma a Santa Maria di Leuca attraversando la Campania, la Basilicata e tutta la Puglia. Sul territorio regionale si divide in più rami: la Via Traiana (da Benevento a Brindisi), la Via Micaelica (verso il Gargano e il santuario di Monte Sant’Angelo), la Via Traiana Calabra e la Via della Costa Salentina da Otranto a Leuca. La rete esisteva già nel Medioevo.
Quello che è cambiato è la messa in sistema, la segnaletica e i servizi per chi percorre questi tratti oggi.
La Via Appia, candidata al patrimonio UNESCO, aggiunge un altro strato ancora. È la regina delle strade romane, costruita nel 312 a.C., e la sua sezione pugliese attraversa Gravina in Puglia, Altamura, scende su Taranto e raggiunge Brindisi. Molti tratti sono già percorribili a piedi, in attesa del completamento del progetto nazionale.
Aldo Patruno, direttore del Dipartimento Turismo e Cultura della Regione, ha dichiarato che il lavoro per costruire un sistema integrato di percorsi è iniziato nel 2016 e ha puntato fin da subito sul collegamento con il resto d’Italia e d’Europa. In un decennio, le credenziali del pellegrino rilasciate in Italia sono passate da circa 23.000 a oltre 59.000.
I cammini da fare in Puglia
Cammino di Don Tonino Bello (400 km, 17 tappe, da Molfetta ad Alessano). È il cammino più lungo della Puglia e forse il più pugliese in assoluto. Attraversa tutta la regione da nord a sud, dai centri storici della costa barese ai borghi del Salento profondo, seguendo i luoghi legati alla figura del vescovo di Molfetta e Ugento, simbolo di impegno civile e di pace. Non è un cammino di élite: le tappe variano tra i 20 e i 30 km, le strutture di accoglienza sono diffuse, il dislivello complessivo è accessibile a chi ha una preparazione media.
Rotta dei Due Mari (136 km, 6 tappe, da Polignano a Mare a Taranto). Si parte dall’Adriatico e si arriva allo Jonico attraversando Castellana Grotte, Alberobello, Locorotondo, Martina Franca. È il cuore della Valle d’Itria: trulli bianchi, masserie, chiese rupestri scavate nella roccia. In sei giorni si vede tutto ciò che rende la Puglia riconoscibile nel mondo, da un angolo che i turisti di agosto non frequentano.
Cammino del Salento, Via dei Borghi (135 km, 6 tappe, da Lecce a Santa Maria di Leuca). Va nell’entroterra salentino, quello che quasi nessuno conosce: Sternatia, Galatina con le sue basiliche bizantine, Melpignano (celebre per la Notte della Taranta), Tricase, i muretti a secco e i campi di tabacco. La primavera e l’autunno sono le stagioni giuste; in estate diventa difficile.
Cammino del Salento, Via del Mare (115 km, 5 tappe, da Lecce a Leuca via Otranto). La variante costiera: Porto Badisco (dove secondo la tradizione sbarcò Enea), Santa Cesarea Terme, Castro con il suo castello angioino, l’Adriatico quasi sempre visibile alla destra. Si percorre in cinque giorni con dislivello praticamente nullo. È il cammino giusto per chi si avvicina per la prima volta.
Cammino Federiciano (180 km, 8 tappe, da Lucera a Castel del Monte). Segue le tracce di Federico II di Svevia, che costruì castelli, torri e masserie regie su tutta la Murgia. Le tappe passano per Andria, Corato, Trani: ogni giorno una città diversa, ogni città una cattedrale romanica o una fortezza normanna. È il cammino più adatto a chi viaggia per la storia più che per il paesaggio.
Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese (190 km il tratto a piedi, completamento previsto nel 2026). Segue le strade di servizio del grande acquedotto che attraversa la regione da nord a sud, con il cuore nella Valle d’Itria tra Locorotondo e Ceglie Messapica. Trulli, masserie e muri a secco a portata di mano per tutto il percorso. Non è ancora completo, ma i tratti già aperti sono tra i più fotogenici della regione.
Perché la Puglia ha vinto
Ci sono regioni alpine con sentieri più tecnici e panorami più drammatici. Ma la Puglia ha costruito qualcosa di diverso: una rete percorribile quasi tutto l’anno (novembre e marzo sono tra i mesi migliori in assoluto), accessibile anche a chi non è un escursionista esperto, con una densità culturale per chilometro che poche regioni italiane possono avvicinare. Il mare è ancora lì. Ma il modo migliore per capire questa regione è mettersi le scarpe e camminare.
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