Coronavirus, parla l’inventore italiano della maschera Decathlon che sta salvando molte vite

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Chi è l’inventore della maschera Decathlon che sta salvando molte vite dei pazienti colpiti da Coronavirus? Lo abbiamo cercato e lo abbiamo trovato: è un ingegnere italiano di Monza, Andrea Pineschi, che ha dato un contributo determinante nella progettazione della Easybreath, decidendo come risolvere un problema apparentemente insormontabile. E dando vita a un oggetto che fino a poco fa era “solo” la maschera da snorkeling più venduta del mondo e adesso è “solo” la maschera che, modificata con una valvola stampata in 3D, ha contribuito a salvare migliaia di vite umane negli ospedali italiani. Senza di essa, quando all’inizio della crisi sanitaria dovuta al Covid-19, mancavano maschere per l’ossigeno per i pazienti in terapia intensiva, avremmo avuto probabilmente una situazione ancora peggiore.
Tutto il mondo ne ha parlato, anche noi e in abbondanza. E sempre più paesi stanno adottando questa soluzione, ideata dal dottor Renato Favero, ex primario dell’Ospedale di Gardone Valtrompia.
Ma dietro la maschera Decathlon c’è questo ingegnere italiano che, naturalmente senza prevedere quel che sarebbe successo, ha avuto un’idea vincente.  
Lo abbiamo scoperto e intervistato in anteprima per saperne di più e capire come vive oggi questo momento: continua a leggere.

L’inventore italiano della maschera Decathlon usata contro il Covid-19

Uno degli ingegneri che guidavano il team che ha realizzato questa maschera pensata per le immersioni è un italiano, nato a Monza a pochi chilometri dalla sede della filiale italiana di Decathlon dove ancora oggi ha il proprio ufficio. Si chiama Andrea Pineschi, 48 anni, e nel 2015 lavorava come “ingegnere prodotto” nel centro ricerche di Tribord a Hendaye, nella Francia basca, sul confine con la Spagna: “Il risultato di questo progetto fu il frutto di un lavoro di gruppo. Avevo l’obiettivo di rinnovare la nostra gamma di pinne, maschere e boccagli e la Easybreath era già un sogno nel cassetto. Volevamo trovare il modo perché si potesse respirare in mare con la stessa naturalezza con cui respiravamo a terra”.

Come avete risolto il problema? E come la maschera risolve i problemi respiratori di chi ha il Coronavirus?
“L’utilizzo del boccaglio nello snorkeling non è affatto semplice. Durante la fase di realizzazione del prototipo ci trovammo di fronte al problema che il tubo per la respirazione si spezzava in due nel momento di riporlo nella custodia. Costernato, davanti a tutti dissi che forse era meglio vendere la maschera col tubo separato da montare prima dell’uso perché era certamente più comoda da mettere nello zaino. E in negozio sarebbe stato più facile provarla. Oggi quella modifica al progetto iniziale ha certamente facilitato il lavoro dei tecnici a Brescia che hanno potuto operare sulla maschera inserendo quella valvola che ha salvato molte vite”.

Perché la maschera Decathlon è la più adatta contro il coronavirus

Il valore aggiunto di questa maschera sta nel fatto che – a differenza di altre simili nate in seguito per imitazione – è l’unica ad avere i flussi di aria esausta e di aria fresca separati tra loro. Il che, tra l’altro, durante la pratica dello snorkeling permette che il visore non si appanni. Oltre a facilitare la respirazione. Un elemento cruciale che l’ha resa utile nella lotta al coronavirus.

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Com’è andato il passaggio da maschera per immersioni a respiratore da ospedale? Chi ha ricevuto la telefonata?
“La chiamata da Brescia è arrivata all’ufficio marketing di prodotto. Un medico ed un ingegnere avevano trovato il modo di adattare questo prodotto alle loro esigenze e ci hanno chiesto collaborazione per portare avanti le loro sperimentazioni. Abbiamo fatto i controlli del caso e ovviamente abbiamo deciso di collaborare con una prima fornitura di maschere, oltre ad aver ceduto le matematiche (cioè i progetti tecnici con le misure) del prodotto per facilitarne il lavoro accelerando i tempi”.

Quanto tempo ci è voluto per arrivare alla costruzione del respiratore?
“In un giorno hanno realizzato la valvola a misura che serviva. In seguito, la società bresciana ha deciso di acquistarne un buon numero e – consapevoli che non avremmo avuto la pretesa di sostituirci alla comunità scientifica sul tema medico e preso atto che un buon numero di ospedali aveva trovato la sperimentazione utile in assenza di presidi respiratori ordinari, abbiamo predisposto la donazione di 10.000 maschere Easybreath alle Regioni italiane “.

Cosa hai provato quando – dopo il grande successo commerciale della maschera – sei diventato consapevole che il prodotto che avevi inventato aveva contribuito a salvare delle vite?
“Mi sono detto che la migliore innovazione proviene dalla condivisione delle idee e delle esperienze oltre che dalla possibile connessione tra gli oggetti. Ogni giorno cerchiamo, nel nostro mondo multisport, di approfittare delle esperienze di chi pratica per promuovere la co-creazione di oggetti utili, a volte ci può capitare, come in questo caso di ”uscire” dal nostro mondo , ma i principi rimangono invariati. Come tutti, spero tanto di poterle rivedere spuntare solo nelle nostre spiagge… ”
(foto Decathlon)

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