Il giro del Garda in bici, il nostro percorso in e-bike pieghevole (e senza allenamento)

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Si può fare il giro del Lago di Garda in bici senza essere Nibali: il nostro percorso in e-bike e senza allenamento è stato un tour divertente e ricco di spunti. Un viaggio in bici elettrica, anzi due, una pieghevole e una cargo, non esattamente due bolidi da strada. Insomma Il Garda è un itinerario davvero alla portata di tutti, ideale per il cicloturismo con tutti i tipi di bici, anche mountain bike. E il nuovo tratto della pista ciclabile a sbalzo dopo Limone è un esperienza che da sola vale il viaggio, uno dei tratti più beli che puoi fare in bicicletta in assoluto, che sia a pedalata assistita o no. L’itinerario del giro completo prevede 140 km e con una bici elettrica ci si mette una giornata senza arrivare troppo stanchi. L’importante è partire presto e preveder delle soste per rifocillarsi e alimentare la bicicletta. La nostra giornata in bici sul Lago di Garda è stata illuminante per capire che anche senza una gamba da Giro d’Italia si può affrontare il percorso, e che per i meno allenati la e-bike è un supporto fondamentale. Ecco i nostri consigli: da dove partire, che bici usare e come gestirle, che percorso fare, dove fare tappa e a cosa stare attenti.

 

 

Giro del Lago di Garda in bici, che percorso fare

Chiamiamolo “esperimento scientifico”. Al di là della reciproca passione per il Lago di Garda e per le biciclette, chi vi scrive e chi ha prodotto le fotografie che state guardando, hanno voluto produrre un esperimento scientifico e perfino sociale: possono due cinquantenni che non hanno nemmeno un chilometro di allenamento nelle gambe percorrere i 140 km del giro completo del Lago di Garda in bicicletta?

Quanto è grande il piacere di una piccola impresa outdoor all’apparenza quasi impossibile? E per di più possono farlo su due bici anomale – una leggerissima pieghevole e una pesantissima cargo – per capire se un mezzo urbano e professionale può avere anche un utilizzo da diporto vacanziero?

Qui puoi leggere i nostri approfondimenti sulle bici elettriche pieghevoli, per capire come sono fatte, come vanno, se sono adatte alle tue esigenze, e quanto costano.
Questa è la cronaca di una giornata outdoor sportivamente e meteorologicamente anomala, passata a pedalare, a imprecare e a divertirsi.

 

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Lago di Garda in bici, i consigli per evitare i problemi

 

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140 km a 20 km/h sono sette ore di pedalata. Insomma, se fosse davvero così sarebbe dura ma non impossibile. Sono dieci anni che ci ripromettiamo di farlo e questa è la volta buona, nonostante noi si abbia deciso di farlo proprio in un giorno di primavera in ci si aspetterebbe bel tempo e invece piove e fa freddissimo. Poco male. Non rimandiamo. Basta vestirsi bene e indossare anche un po’ di coraggio sotto al casco.

Se state pensando di farlo, vi diamo due consigli, banali ma non scontati: fate sempre il giro in senso orario per poter pedalare sulla corsia che dà sull’acqua (meno smog, più panorami anche se il vento è sempre contrario, sia al mattino che al pomeriggio a causa delle abitudini dell’Ora e del Pelèr nell’alto lago). E partite presto per evitare il traffico, soprattutto nei tunnel sul versante occidentale da Gargnano in avanti.

 

 

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Due e-bike da città, pieghevole e cargo

 

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La scelta del mezzo è stata assolutamente provocatoria ma per nulla goliardica: abbiamo provato due bici Tern a pedalata assistita, nate per un uso assolutamente urbano – una pieghevole Vektron e una cargo GSD – per capire se possono essere usate anche “in vacanza”.

Va da sè che il motore di una bicicletta a pedalata assistita sia nato essenzialmente solo per agevolare le salite (per le MTB), per dare lo spunto iniziale al semaforo (per le pieghevoli) e per aiutare i ciclisti delle cargo che, come la nostra, possono portare carichi impressionanti.

Fino a che punto ci servirà il motore potendolo sfruttare poco su un percorso pianeggiante? La Vektron Q9 è una pieghevole con ruote da 20″ dotata di un motore Bosch Active Line da 60 newton/metro. È agilissima, estremamente scorrevole e offre una posizione in sella molto naturale. Se la piccola sembra un giocattolo, la cargo GSD invece è un vero autotreno a pedali: il telaio ha il passo di una bici normale ma è disegnato in modo tale che possa ospitare due cestoni anteriore e posteriore (che noi abbiamo smontato sostituendoli con due borsoni che hanno portato il peso totale a circa 45 kg) omologati per portare 150 kg di carico!

A Milano c’è gente che tutte le mattine ci porta due figli in mezzo al traffico fino alla scuola elementare e ci sono idraulici e fabbri che hanno sostituito il furgone con una di queste.

 

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Da dove partire per il giro del Garda: prima tappa Desenzano-Riva

 

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Sarà l’eccitazione dell’avventura ma i primi 20 km fino a Salò passano in fretta. La paura di non arrivare in fondo alla giornata e il freddo e l’umidità nelle ossa (partiamo con 7 C°) ci fanno passare la voglia di deviazioni fuori programma come un cappuccino a Porto Dusano.
La prima sosta è a Bogliaco, prima di Gargnano, dove scattiamo un po’ di foto sul molo con le onde che rischiano di far volare le bici in acqua. La gentilissima barista che ci prepara tè e cappuccino ci ammonisce sulla pericolosità dei lunghissimi tunnel che stiamo per incontrare: “State attenti che, giusto, l’altro giorno sono morti due ciclisti, investiti da un camion”.

Toccare l’alluminio del telaio della bici vale come toccare ferro? I tunnel invece sono sorprendentemente tranquilli e le poche vetture incrociate ci sorpassano con rispetto. Viaggiamo in fila indiana con la pieghevole davanti ad parire la strada: a parte una salita impegnativa all’interno di un tunnel intorno a Tremosine, il motore della pieghevole rimane quasi sempre inutilizzato spento perché la bici è davvero facile da pedalare e spesso si viaggia intorno ai 25 di media. (qui un approfondimento su quanto consuma una bici elettrica).

Quando sfori e superi i 25 kmh grazie ad una discesa o alla forze delle tue gambe la batteria tende addirittura a ricaricarsi. La cargo invece è talmente impegnativa che deve essere assistita, pur con parsimonia, per tutto il viaggio pur riuscendo a tenere medie molto alte. Durante il passaggio da Campione del Garda ci rendiamo conto che, sull’altro versante sopra Malcesine, nevica a quote bassissime.

 

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La famosa ciclabile sull’acqua

 

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Poco oltre, a Limone, sul lungolago troviamo una folla di turisti quasi come fosse agosto. Un negoziante ci dice che è tutto merito della ormai famosa ciclabile a sbalzo sull’acqua: 200.000 passaggi dall’inaugurazione a metà maggio fino all’inizio di novembre e i mercati settimanali che d’inverno fatturano come d’estate! Ne parliamo qui
Siamo fortunati perché troviamo un momento in cui ci possiamo pedalare: di solito una folla di pedoni rende paradossalmente la ciclabile inaccessibile alle bici. La passerella sul lago è suggestiva, bellissima, regala mille buone occasioni per un selfie ma sarà fine a se stessa finchè non sarà collegata al resto della prevista ciclabile che deve girare intorno a tutto il lago. Chissà perché poi è stato messo un cancello all’estremità nord della passerella che impedisce il passaggio alle bici tanto che non troviamo alternativa al sollevarle di peso per rimetterle sulla Statale.

 

Altri percorsi in bici dal Lago di Garda

 

Giro del Garda, seconda tappa da Riva a Torri del Benaco

Siamo a Riva quindi verso mezzogiorno e ci concediamo un’insalata mentre ricarichiamo solo il 20% della batteria della cargo prima di ripartire. A metà del viaggio ci scambiamo le bici. Il freddo punge, soprattutto a causa del vento ma, preferendo la Statale asfaltata ai pochi chilometri di ciclabile sterrata, facciamo in fretta ad arrivare prima a Malcesine e poi a Torri dove facciamo una pausa strategica per un gelatino.

Qui la strada è tutta pianeggiante, senza la benché minima asperità. All’alba dei 100 km pedalati, la tentazione di prendere il traghetto per tornare a Toscolano è forte ma non abbastanza. Come ben sapete, il motore a pedalata assistita si spegne automaticamente quando vengono superati i 25 km/h e quello della piccola pieghevole oggi è stato davvero poco sfruttato, giusto un paio di tacche.

Cambiamo invece la batteria alla cargo e affrontiamo in agilità la salita verso Punta San Vigilio e la successiva discesa verso Garda e Bardolino.

 

 

Giro del Garda, ultimi 30 km da Lazise a Sirmione

Le gambe? Tengono molto meglio del previsto. I dolorini vengono dalle mani (probabilmente passerebbero se chi vi scrive non fosse pigro e regolasse meglio l’altezza della sella) e soprattutto dal fondoschiena, tutt’altro che abituato a stare in sella per tanto tempo. Compratevi un pantaloncino col fondello nuovo e ben imbottito!

La cargo peraltro è per sua natura molto rigida e ogni buca o lieve imperfezione dell’asfalto a 20 km/h si sente parecchio. Quasi all’ora dell’aperitivo, ci aspettano gli ultimi 30 km di strada, la più noiosa (non si vede nemmeno il lago!) e pericolosa, ad alto scorrimento e con parecchi pendolari che non vedono l’ora di tornare velocemente a casa. Lo stradone dritto che da Lazise sfiora tutti i campeggi e i grandi parchi divertimento sembra non finire mai. Affrontiamo un paio di salite con la giusta calma mentre le nuvole tornano a farsi minacciose. Stanchi, infreddoliti e intimoriti dalla notizia che a Desenzano il lago è uscito in strada, cambiamo programma e, dopo un caffè caldo a Peschiera, tiriamo dritto sullo stradone nell’entroterra per qualche tempo, evitando i rallentamenti sul lungo lago fino a Sirmione.

Nonostante il meteo, gli ultimi minuti verso la macchina sono una passerella e, prima di caricare le bici nel bagagliaio (sì, ci sta anche la cargo!), siamo ancora abbastanza brillanti da non sentire il bisogno di inginocchiarci per baciare la terra di Desenzano (anche perché dubitiamo di poterci rialzare) e abbastanza lucidi da cominciare a pianificare il prossimo giretto a pedali…

 

 

 

I nostri consigli sulla bici elettrica:

 

 

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Cosa serve per una vacanza in bicicletta

 

(Foto di Claudio Giovanzana)

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