The Program, il film su Lance Armstrong: cosa dicono le recensioni

The Program Film Lance Armstrong

The Program, il film di Stephen Frears sulle vicende umane e sportive del ciclista americano Lance Armstrong, esce nei cinema italiani giovedì 8 ottobre 2015: basato sul libro biografico “Seven Deadly Sins: My Pursuit of Lance Armstrong” del giornalista David Walsh coprotagonista della pellicola, racconta gli anni del grande imbroglio di Lance Armstrong, dalla scoperta del tumore ai testicoli nel 1996 ai 7 Tour de France vinti consecutivamente fino alla scoperta del programma di doping sistematico e alla squalifica da ogni attività sportiva.

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Ma cosa ne pensa la critica cinematografica che ha avuto modo di vedere la pellicola in anteprima? Ecco una raccolta di recensioni dalle principali testate cinematografiche italiane.

Per Comingsoon.it la forza di The Program è tutta nella mano del regista Stephen Frears, abilissimo narratore di storie capace di raccontare personaggi e mondi facendoti entrare lì dentro con tutte le scarpe.

Frears dà sempre l’impressione di non aver bazzicato altri ambienti di quelli che racconta: e il Tour de France non fa eccezione.
The Program ricrea un mondo, quello del ciclismo, con impressionante verosimiglianza; riassume in 103 agili minuti di durata una vicenda, anche complessa, che è andata dai primi anni Novanta al 2012, riuscendo a dare conto della prospettiva di Lance Armstrong come di quella del giornalista David Walsh (autore del libro sul quale il film è basato, “Seven Deadly Sins: My Pursuit of Lance Armstrong”), e dando spessore anche a personaggi apparentemente solo di contorno come il dottor Michele Ferrari (ruolo affidato curiosamente a un attore francese, Guillaume Canet) o il ciclista Floyd Landis.

Secondo Cineblog invece Stephen Frears dinanzi alla mastodontica fregatura Armstrong durata due decenni, ha invece perso lucidità nel didascalico racconto.

Non avevano certamente un compito facile Frears e Hodge nel dover raccontare quello che è stato ‘l’imbroglio Armstrong’, tanto sfaccettato, affascinante, inquietante e ricco di contenuti. Non volendo scegliere i due hanno così incamerato tutto, spalmando poco meno di 20 anni in poco meno di due ore di film, snocciolando fatti ed eventi in modo lineare e cronologico. Il risultato, purtroppo, tende così a spiazzare. Perché se da una parte la ricostruzione storica conquista, grazie anche ad un intenso, somigliante e credibile Ben Foster e alle splendide riprese ‘su strada’ con telecamera montata sulla bici, dall’altra non appaga, perché nulla di nuovo viene effettivamente raccontato.

Francesco Rizzo su Gazzetta.it si concentra sulla figura di Lance Armstrong e sul lavoro fatto da Ben Foster per entrare nei suoi panni.

“Lance vinceva perché ingannava o è uno dei più grandi di sempre perché ha fatto ciò che facevano gli altri, ma meglio?”. Lui non risponde. Però confessa di essersi dopato per capire cosa significhi. Ammettendo amaramente: “Funziona…”.

Fulvia Caprara, su LaStampa.it intervista il regista Stephen Frears concentrandosi sull’aspetto di film di denuncia di The Program.

Nel film, che non vuol essere una biografia filmata, ma una «crime story», Frears evita accuratamente ogni tipo di interpretazione assolutoria: «Orson Welles diceva che non tutto si può ricondurre a una motivazione psicologica. Possiamo dire, al massimo, che Armstrong sia stato vittima di una tentazione». Il pensiero corre a Michele Ferrari (sullo schermo Guillaume Canet), il medico inventore del programma di doping «più sofisticato della storia del ciclismo».

Per Vertigo24 The Program è un’opera fredda, squadrata, che percorre la sua strada senza il minimo scossone, dando in pasto allo spettatore i meri fatti di cronaca – risaputi per giunta – e poco altro.

Ben Foster, nei panni di Lance Armstrong, cerca di fare il possibile e di regalare al pubblico un’interpretazione degna, ma attorno a lui si celebra il vuoto. Vuoto rappresentato perfettamente da Guillaume Canet, che nel ruolo del medico Ferrari incarna una vera e propria caricatura, forzata e a tratti persino fastidiosa. Merito, per così dire, della scrittura del suo personaggio, della sua direzione, stentata come l’intero progetto redatto da John Hodge.

Ecodelcinema sottolinea l’universalità e l’attualità della vicenda di Lance Armstrong.

“The Program” non è solo un film sul ciclismo o su Lance Armstrong. E’ un film sulla menzogna. La storia del sette volte vincitore del Tour de France è un espediente per raccontare come una bugia verosimile, bella e affascinante possa assurgere ai fasti di una splendente realtà.

Anche per Newscinema il film manca di profondità psicologica.

Quello che manca in The Program è infatti proprio l’aspetto emotivo che, nonostante le ottime performances di Ben Foster e Chris O’Dowd, risulta paralizzato in una resa talmente tradizionale da limitarsi a raccontare per filo e per segno la vita di Lance Armstrong, senza però analizzarne la personalità, le emozioni o, ancor più importante, quei demoni interiori che lo hanno spinto a tradire la fiducia e l’affetto dei milioni di persone per cui era di ispirazione.

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