Riapertura palestre: cosa chiedono i clienti

Riapertura palestre: cosa chiedono i clienti

Per la riapertura palestre mettiamoci dal lato cliente e facciamo subito un distinguo: vado per allenarmi o socializzare? Negli ultimi anni si è registrata una spaccatura totale da parte di questi due gruppi: i fissati del six-pack e dei glutei in stile wags e i chiacchieroni da tappeto rotante. In assenza di pandemia questi due grandi schieramenti potevano convivere, oggi no. Se vado per allenarmi sul serio sono disposto a sacrificarmi nell’orario, nel non utilizzo dello spogliatoio, nel distanziamento, nella pulizia meticolosa delle attrezzature, nell’appoggiarmi sul mio tappetino personale e nell’investimento di cifre oltre la membership-media. Perché avrò anche necessità di lezioni individuali per migliorare le performance. Ma se sono sempre andato per socializzare non sono disposto né interessato a nulla di quanto sopra, perché il mio obiettivo è stato sempre e solo uno: salire sul terzo tappeto da sinistra e starci quanto voglio a leggere il giornale. Senza obblighi e protocolli stringenti, salvo i tradizionali.

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La motivazione, quindi, ora farà la differenza e di sicuro non farà “rientrare” parecchi non motivati. Questi semplicemente cambieranno attività sportiva, scegliendo punti sport dotati di lounge area per spostare le loro pigre terga dal sedile della bike a quello della panchina a lato dei campi, maneggiando un buon prosecco o il giornale di cui prima. C’è poi un secondo ostacolo a fluidificare il ritorno ai contesti palestrari rigorosi che ci apprestiamo a vivere: la capacità da parte delle palestre di gestire in chiave sociologica i bisogni espliciti, impliciti e latenti delle due opposte categorie di domanda fitness-sportiva. Qui occorre un’analisi anche “markettara”, certo, ma da costruire bene prima di tornare a erogare servizi fitness adattati alla nuova domanda. Perché riuscire a far convivere forzatamente chi, a dispetto di tutto, è in palestra solo per allenarsi con chi, sebbene a distanza di due metri cui il CTS farà obbligo, si gratterà a perdita di tempo proprio e altrui, sarà una mezza impresa. A tal proposito ci sovviene il sabato sera di una volta, quando si prenotava la pizza alle 20 ma dopo appena mezz’ora bisognava sloggiare perché il piede di chi aveva prenotato per avvicendarsi a noi sbatteva nervoso, unito allo sguardo infuocato e a un body language che trasmetteva l’invito a toglierci di mezzo il prima possibile.

Da che mondo è mondo e da che palestra è palestra, il non-fissato-fitness è diventato frequentatore assiduo perché, a differenza di quasi tutti gli altri sport, non occorre che si sobbarchi il peso della prenotazione del proprio spazio sportivo. E poi in palestra ci va solo quando ha voglia. Di certo questo utente non prenoterebbe mai un campo da tennis o da padel per leggersi il giornale, ma scorrere rilassato le notizie sportive su una bike lontano dalle noie casalinghe sarà per lui il massimo. Sempre. Analizzando con obiettività l’atteggiamento di palestre che si sono via via ridisegnate nei contenuti, nelle aree di attività e nelle tecnologie, accattivando e ammiccando loro sempre più, constatiamo che tale piano strategico, geniale in situazioni pre-pandemiche, ha attratto come api sul miele masse di utenti che, nei casi ordinari, utilizzavano le membership nei termini indicati prima. Nei casi estremi arrivavano addirittura a non utilizzarle: per farla breve, ad iscrizione chiusa la fitness club card restava dormiente nel portafogli. Questa medaglia sta per presentare il suo rovescio con ciò che sta per arrivare, causa regole e protocolli sacrosantamente rigidi (ma troppo) per un’utenza poco avvezza alla pizza e poi… subito fuori dai piedi. Gli stessi protocolli saranno tuttavia ben accolti dall’altra fascia, abituata a sacrificarsi con allenamenti duri e con tempi e spazi ben identificati.

Viste le caratteristiche così diverse di questi due “grandi target” fitnessisti, che sono quelli che hanno generato maggior fatturato per i centri fitness, sarà il caso di tornare a segmentare le offerte cercando di richiamare all’appello gli uni e gli altri con proposte mirate e non più standardizzate come il fitness marketing ha imposto di recente. E magari sarà anche il caso di rivedere qualche spazio di attività interno così da far convivere, da bravi separati in casa, tutti sotto lo stesso tetto. O sotto la stessa tenso-struttura.

Credits photo: it.depositphotos.com

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