Sci in zona gialla: si può uscire dalla regione?

Sci in zona gialla: ma si può uscire dalla regione?

Lo sci in zona gialla ha avuto il via libera dal CTS, ma ora la domanda per cui nessuno al momento ha una risposta è se si può uscire dalla regione per andare a sciare in un’altra. E tutto nasce dall’incastro di date e responsabilità circa questi provvedimenti. Andiamo per ordine.
Il CTS ha detto ok al protocollo delle regioni circa la riapertura degli impianti e delle piste da sci. Ha dato il via libera solo per le regioni in zona gialla, quindi con basso indice di contagio, e con determinate condizioni, dalla riduzione della capienza al 50% su cabinovia, funivie e seggiovie all’obbligo di mascherina Ffp2 e al contingentamento degli accessi alle piste, che giocoforza dovrà essere attuato con la prevendita degli skipass online. No invece alla riapertura degli impianti e delle piste da sci nelle regioni arancioni (al momento la provincia autonoma di Bolzano, che pare andare incontro a 3 settimane di nuovo lockdown, oltre a Puglia, Sardegna, Sicilia e Umbria).
La chiusura degli impianti da sci era prevista dall’ultimo DPCM del governo Conte fino al 15 febbraio, così come il divieto di spostamento tra regioni. Anche tra regioni gialle. Peraltro, almeno dal punto di vista formale il CTS ha dato l’ok al protocollo per la riapertura dello sci ma non ha esplicitamente detto dal 15 febbraio. E la decisione sulla data spetta comunque e sempre al Governo.
Se il CTS ha potuto recepire il protocollo delle regioni per la riapertura degli impianti sciistici, diversa è invece la decisione per lo spostamento tra regioni. Trattandosi però di una misura di limitazione della libertà individuale, quella sullo spostamento deve arrivare da un provvedimento del presidente del consiglio dei ministri, di concerto almeno con il ministro della salute e magari anche con una valutazione collegiale del consiglio dei ministri. Premier, ministro e consiglio dei ministri che ora sono in carica solo per l’ordinaria amministrazione.
Da cui i dubbi, degli appassionati di sci ma anche degli esercenti delle imprese funiviarie, circa lo scenario che si prospetterà al 15 di febbraio: un eventuale governo Draghi non andrebbe in carica in tempo utile per firmare una decisione in merito al divieto di spostamento tra regioni senza comprovati motivi, ma è anche difficile pensare che – in una situazione pandemica ancora incerta – si lasci decadere l’attuale divieto con un liberi tutti incondizionato. L’ANEF intanto richiede lo sblocco degli spostamenti regionali, senza il quale avrebbe poco senso, dal punto di vista economico, rimettere in funzione gli impianti di risalita e riaprire le piste da sci.

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