Il formaggio: si o no? C’è chi lo ama senza riserve e chi lo guarda con sospetto, come se fosse sempre “troppo”: troppo grasso, troppo calorico, troppo pericoloso per linea e colesterolo.
Eppure il formaggio è parte integrante delle nostre infanzie, delle cene a casa della nonna, dei panini della gita, delle nostre tavole a fine pasto. Se il punto è chiedersi se il formaggio “fa ingrassare”, la risposta allora è “dipende”; ma la domanda più utile è un’altra: quale formaggio, quanto spesso e in che contesto mangiarlo?
Perché, come spesso accade, la vera questione è l’uso che ne facciamo, degli alimenti.
Il problema non è il formaggio, è la confusione
Pochi alimenti raccolgono tante contraddizioni. Il formaggio compare nell’infanzia, nelle cene di famiglia, nei panini da viaggio, nei fine pasto delle domeniche — eppure in molti lo guardano con sospetto, come se fosse sempre “troppo”: troppo grasso, troppo calorico, troppo pericoloso per la linea e il colesterolo.
Il risultato è che molte persone o lo eliminano del tutto per senso di colpa, o lo mangiano senza criterio pensando che ormai il danno sia fatto. Entrambi gli approcci non funzionano, e partono dallo stesso errore: trattare il formaggio come una categoria omogenea, quando invece è un universo che va dal primosale allo stagionato di 36 mesi, con composizioni nutrizionali radicalmente diverse.
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Grassi saturi e colesterolo: cosa dice davvero la ricerca
Il formaggio contiene proteine di buona qualità, calcio e grassi saturi. Ed è proprio da qui che nasce la paura. Ma il colesterolo nel sangue non dipende da un singolo alimento: è il risultato di un quadro complessivo che include stile di vita, movimento, qualità dell’alimentazione nel tempo, livelli di stress, qualità del sonno e salute del fegato.
Eliminare il formaggio da una dieta per il resto squilibrata non sposta quasi nulla. Inserirlo con criterio in un’alimentazione varia non crea problemi per la maggior parte delle persone. Il punto è la concentrazione: i formaggi stagionati sono alimenti densi, e questo significa che ne basta poco. Non sono “cibi da bandire”, ma cibi da usare in porzioni adeguate — e le linee guida nutrizionali italiane indicano una porzione di stagionato tra i 25 e i 50 grammi.
Stagionati e freschi: ruoli diversi a tavola
I formaggi stagionati — Parmigiano Reggiano, Pecorino, Grana Padano — sono intensi, saporiti, concentrati. Funzionano meglio come protagonisti occasionali: nell’aperitivo, nel tagliere della sera, nel piatto della domenica. In quel ruolo danno soddisfazione piena, nessuna privazione e zero problemi, a patto che la frequenza sia quella giusta.
I formaggi freschi raccontano un’altra storia. Ricotta, fiocchi di latte, skyr — tecnicamente un formaggio, non uno yogurt — quark e primosale hanno più acqua, meno concentrazione di grassi e una struttura molto più gestibile nella quotidianità. Inseriti in un pasto completo, aiutano a stabilizzare la fame e l’energia senza la sensazione di pesantezza che spesso viene attribuita al formaggio in generale. Per chi fa sport o conduce una vita fisicamente attiva, i freschi ad alto contenuto proteico sono alleati concreti, non ripieghi.
Se lo mangi anche a colazione, segui questi consigli per una colazione corretta per abbassare il colesterolo.
Le alternative vegetali: un discorso a parte
Le preparazioni a base di anacardi, mandorle o tofu non sono imitazioni scadenti del formaggio — sono alimenti diversi, con un loro senso. Utili per chi vuole ridurre i grassi saturi in modo significativo, per chi è intollerante al lattosio, o semplicemente per chi ha voglia di variare. Non devono sostituire il formaggio per principio, ma possono affiancarlo per ampliare la varietà della dieta. E la varietà alimentare è uno dei fattori più solidi che la ricerca nutrizionale associa al benessere a lungo termine.
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Il senso di colpa fa più danni del grasso
Come accade con molti altri alimenti, il formaggio diventa un problema principalmente quando viene vissuto come “sgarro”. Quella dinamica — privazione, cedimento, senso di colpa — altera il rapporto con il cibo molto più di qualsiasi grasso saturo.
Quando invece il formaggio torna a essere semplicemente formaggio — un alimento normale con un ruolo preciso nella dieta — spesso si finisce per mangiarne meno, gustarlo di più e non pensarci oltre. La questione non è eliminarlo, ma dargli il contesto giusto. E se devi tenere sotto controllo il colesterolo, controlla cosa dice la scienza sul vino.
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Monia Farina è Biologa e nutrizionista. TEDx speaker con una passione per la scienza, la divulgazione e l’alimentazione è figlia di generazioni di panettieri e ristoratori.
Ha unito la tradizione culinaria alla formazione scientifica per creare Mangiaperpiacere, un approccio unico all’educazione alimentar per il benessere della persona.
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