I 5 errori da non commettere in una dieta

L'Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) e Slow Medicine hanno elencato i 5 errori da non commettere in una dieta. Per non peggiorare le cose

5 errori da non commettere in una dieta

È facile cadere negli errori da non commettere in una dieta quando si prova a risolvere i propri problemi alimentari. Che già dire “mettersi a dieta” è un errore, perché in fatto di nutrizione il fai da te è quanto di più sbagliato si possa fare. Casomai c’è uno specialista, medico, che in seguito a un’anamnesi approfondita sia fisica che di eventuali disturbi alimentari può suggerire l’alimentazione più corretta per risolvere i propri problemi o raggiungere i propri obiettivi. E allora in epoca di diete fai da te, improvvisate, drastiche o peggio, che non portano benefici né alla persona né all’ambiente, l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) e Slow Medicine hanno stilato l’elenco dei 5 errori da non commettere in una dieta. Raccomandazioni che tengono anche conto dei mutamenti sociali, economici e climatici che stiamo vivendo negli ultimi anni, e con una particolare attenzione ai temi della sostenibilità ambientale e dei disturbi alimentari.

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I 5 errori da non commettere in una dieta

1. Seguire “diete senza” o digiuni
Eliminare cibi o alimenti o digiunare del tutto sono scelte drastiche indicate solo in casi patologici specifici. Cioè che solo un medico è in grado di consigliare. Negli ultimi anni se ne sono viste molte di “diete senza” – No-Carbs, No-Glutine, senza lattosio, senza proteine animali, Paleo – che se possono essere indicate nel caso di particolari patologie diagnosticate scientificamente da un medico, non lo sono se improvvisate. Non solo non portano benefici ma possono anche causare danni alla salute dovuti a carenze nutrizionali.

2. Non rivolgersi a professionisti dei disturbi alimentari
Nel caso di disturbi alimentari e patologie associate all’alimentazione è necessario un approccio interdisciplinare, che tenga conto dell’aspetto fisico come di quello psicologico, sociale e relazionale. Anoressia, bulimia, vigoressia sono patologie complesse e gravi e il loro approccio deve prevedere differenti figure mediche in un’ottica interdisciplinare e coordinata. Il fai da te o l’affidarsi al “santone” di turno non può che aumentare i problemi.

3. Fare uso estensivo e non controllato di integratori
Gli integratori alimentari, vitaminici e minerali sono ormai diffusissimi, e con essi anche la credenza che possano avere un qualche effetto preventivo, per esempio nel caso di malattie oncologiche o cardiovascolari. Tutti benefici esclusi dalle più recenti ricerche scientifiche. Non che l’integrazione sia da demonizzare a prescindere: se pur in presenza di un’alimentazione sana e variata, e di uno stile di vita sano e attivo, è necessaria qualche forma di integrazione, sarà un medico a indicarlo e prescriverlo, nelle giuste dosi e per il giusto tempo.

4. Colpevolizzare gli obesi
Colpevolizzare un obeso ottiene l’unico risultato di peggiorarne le condizioni di vita, fisiche, sociali e relazionali. Una persona obesa deve essere trattata da uno specialista con cura e rispetto, come per ogni altra patologia, e tenendo conto la complessità di questa condizione.

5. Seguire diete ad alto impatto ambientale
Le nostre scelte alimentari hanno anche conseguenze ambientali, ed è sempre più un aspetto di cui tener conto nelle nostre scelte alimentari. Solo modelli alimentari salubri come la dieta mediterranea possono abbinare la salute personale con quella del pianeta in cui viviamo. Produrre cibo consuma risorse, e il consumo di risorse impoverisce la varietà di cibo disponibile, in un circolo vizioso che può favorire l’insorgenza sociale di malattie metaboliche, cardiovascolari e oncologiche. Le diete ricche di alimenti raffinati, grassi animali, zuccheri e povere di fibra sono quelle a più alto impatto ambientale, nonché sulla salute, mentre le diete a prevalente base vegetale, che comprendono cereali integrali, legumi, verdure e frutta, un buon contenuto di pescato e apporti moderati di carni (meglio le bianche delle rosse) e grassi vegetali sono più rispettose dell’ambiente e anche della salute delle persone.

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