Come (e perché) concentrarci su una cosa sola per distrarci dalla quarantena

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Per sopportare il lockdown causato dal Coronavirus e distrarci dalla quarantena da Coronavirus, una delle idee migliori è concentrarci su una cosa sola, immergerci in attività che assorbono totalmente la nostra concentrazione; una strategia psicologica che vale per adulti e bambini. Come giocare ai videogiochi, costruire un mobile o usare la creatività per realizzare un’opera artistica, ad esempio in un laboratorio online. (No, leggere e guardare la tv, per quanto divertenti, non sono questo tipo di attività.)
C’è uno studio sulla quarantena condotto dalla UC Riverside che racconta quanto sia benefico nei momenti di incertezza cercare e trovare l’attività giusta per noi e concentrarci su un flow, un flusso, uno stato di completa immersione in un’attività.
Lo abbiamo provato con un’artista (Rossana Maggi) che, forse unica in Italia, organizza laboratori creativi online, e ve lo raccontiamo con lei. Premessa: funziona.

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Perché fare una cosa sola, bene, ci aiuta a sopportare la quarantena

Secondo l’analisi dei ricercatori di psicologia americani, i dati confermano che “Il flusso sembra mitigare gli effetti negativi della quarantena. Il tempo passerà più rapidamente se trovi il tuo flusso” come spiega Kate Sweeney, che ha condotto la ricerca.
Contro l’incertezza che stiamo vivendo, secondo la ricerca una delle strategie migliori per la gestione del disagio è dedicarci a un progetto artistico: imparare a dipingere, a scolpire, a creare collage.
Ce lo può testimoniare Rossana Maggi, artista ed educatrice presso l’Accademia dei Bambini della Fondazione Prada di Milano e in altri musei lombardi. A causa del lockdown la sua attività si è fermata, poi ha avuto l’idea di realizzare laboratori artistici via Skype, dove guida singoli e gruppi nella realizzazione di lavori artistici.

Dopo un inizio difficile, il successo è crescente. “Inizialmente avevo scelto di rivolgere i miei laboratori artistici a persone che già conoscevo perché pensavo che la relazione dovesse già esistere per poter essere efficace attraverso lo schermo”, ci spiega, “Mi sbagliavo; mi sono accorta invece che l’attività basta a se stessa per creare una sinergia. Mi ritrovo a vivere con le persone minuti di silenzio, che non sono imbarazzanti perché sono riempiti dalla concentrazione su qualcosa che si sta creando. Alla fine i riscontri sono sempre positivi, “è stato bello, lo rifarò”. A volte basta uno spiraglio per spalancare nuove porte”.
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Cosa fare in casa con i bambini per distrarsi

Rossana, dacci una tua definizione di ‘flow’
“Una condizione in cui si sospende il tempo: non pensi più a cose da inventarti per occupare quel tempo ma, al contrario, vivi un momento che è già pieno. Basta a sé stesso, senza forzature o costrizioni”.

Qualcosa di opposto all’abitudine diffusa del multitasking e lo zapping esistenziale
“Se ci pensiamo la maggior parte delle nostre attività si svolgono fuori casa: il lavoro, la scuola, lo sport, i nostri interessi in generale si svolgono in luoghi altri. L’emergenza sanitaria ci ha costretti a reinventare il ‘fuori’ spostandolo dentro casa, ma generando anche confusione: cucino mentre aiuto mio figlio con le lezioni on line ma contemporaneamente mando una mail… Così, stare concentrati su un unica attività per un’ora e mezza aiuta a ricreare un pezzetto di quel fuori stando seduti davanti ad un monitor, e farlo in modo totalizzante”.
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Secondo i risultati dello studio, chi è impegnato in attività di flusso riporta più emozioni positive, sintomi depressivi meno gravi, un senso minore di solitudine, comportamenti più equilibrati. I benefici aumentano con il proseguimento della quarantena e rimangono dentro di noi in modo permanente, generando anche nuove passioni.
Per capirlo meglio ho provato personalmente a seguire uno degli incontri di Rossana Maggi in videoconferenza con la mia famiglia: no, non è assolutamente il caso di mostrare i risultati ma ho provato quanto davvero sia utile, immersivo, piacevole e distraente un’attività del genere. Pur essendo scettico e multitasker compulsivo che non ha praticamente mai impugnato un pennello (un cacciavite sì).
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Concentrarci su un lavoro artistico cosa ci può dare?
“Quello che vedo accadere durante i miei laboratori è che quando si pone l’attenzione sulla realizzazione di passaggi tecnici propri dell’arte, come potrebbe essere realizzare una sfumatura, sperimentare una tecnica nuova attraverso l’uso di materiali, provare a vedere cosa succede se disegno con un cacciavite sopra una colata di smalto o come prende vita un quadro astratto partendo da un filo di 20 cm…ecco, in quei precisi momenti in cui la sperimentazione artistica viene abbinata all’apprendimento di una tecnica (che richiede concentrazione) succede qualcosa di bello”.

Lo può fare anche chi non ha la ‘mano’ o non ha esperienza nel campo artistico?
“Si, non è discriminante non saper disegnare o non sentirsi portati per l’arte. Se da un foglio bianco si arriva ad un risultato artistico soddisfacente avendo imparato o scoperto una tecnica, il processo ha un senso e si arriva a produrre un lavoro riconoscibile come ‘bello’. È come preparare gli ingredienti di una torta che riesce perfettamente: non basta farla, ma deve anche essere bella e buona”.

Questo tipo di attività serve a fuggire dalla realtà? A rifletterci sopra? Entrambe le cose?
“Non si fugge dalla realtà ma ci si butta ‘a bomba’. L’arte, come la musica, il teatro, la scrittura, non è un diversivo ma una riflessione sul nostro presente. Sempre. Ma si può andare oltre il passatempo: se scatta qualcosa può nascere una nuova passione che è l’occasione per vivere il tempo in modo più intenso e stare bene”.
(foto Rossana Maggi)

 

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