Come correre in salita: rischi e benefici

Correre in salita

A meno che non viviate nella pianura Padana o lungo le coste, dove al massimo c’è da superare un cavalcavia, salite (e discese) non mancano in qualsiasi percorso di corsa. E inevitabili, ogni volta, arrivano i dubbi: come correre in salita per non imballare le gambe e fermarsi dopo pochi metri?

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Correre in salita – oltre che una metafora della vita – è anche estremamente didattico: insegna a gestire gli sforzi e il ritmo, migliora la meccanica della corsa, rinforza la muscolatura e, non ultimo, fortifica tenacia e carattere.

Per questo imparare a gestire le salite quando si corre è il modo migliore per mettere il turbo anche in pianura. Ecco come fare.

Come correre in salita

Quando si arriva da un tratto pianeggiante o in discesa, prima di tutto è bene moderare inizialmente l’andatura: affrontare i primi metri di dislivello a tutta velocità è il viatico per piantarsi – quasi – immediatamente.

Mentre si attacca la salita è naturale ridurre l’ampiezza dei passi (fino anche a una decina di centimetri appena tra un piede e l’altro) e aumentare la frequenza: inevitabilmente si farà meno fatica, e si disperderanno meno energie.

Una salita non è altro che un piano inclinato, e la fisica indurrà naturalmente a spostare in avanti le spalle per gravare meno sui muscoli delle gambe, in particolare i polpacci.

Se la salita è molto lunga e/o molto ripida è buona cosa anche alternare fasi di corsa a brevi passi e fasi di camminata con falcata ampia: nel primo caso lavoreranno particolarmente i polpacci (tricipite surale) nel secondo i quadricipiti e i glutei. E spesso la velocità tra le due fasi non è così diversa (soprattutto sulle salite molto ripide come quelle di alcuni percorsi di trail running).

Credits: FlickrCC Michael McCullough

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