Nike Zoom Fly: abbiamo provato le scarpe da running come quelle del tentativo di record sulla maratona

Nike Zoom Fly 4% Breaking2

Quando sabato 6 maggio, sul circuito di Monza, Eliud Kipchoge, Lelisa Desisa e Zersenay Tadese hanno cercato di correre la distanza di una maratona in meno di 2 ore, calzavano delle scarpe più uniche che rare: le Nike Zoomx Vaporfly Elite di Breaking2 sono state infatti prodotte in 3 soli esemplari, per i 3 atleti, e in alcuni prototipi non destinati alla vendita. Tuttavia da quella ricerca per un modello unico e avveniristico sono discesi due modelli destinati invece alla vendita: le Nike Zoom Vaporfly 4%, le più performanti e destinate ragionevolmente ad agonisti veri, e le Nike Zoom Fly, le più accessibili anche a runner normali: costano 150 euro e adottano alcune delle soluzioni tecniche dei modelli più alti, con alcune scelte più economiche in termini di materiali e soprattutto un occhio di riguardo alla percorrenza.

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Le Nike ZoomX Vaporfly Elite usate da Kipchoge, Desisa e Tadese durante Breaking2

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Le scarpe del tentativo di record sulla maratona: le Zoomx Vaporfly Elite

Tutto discende dagli esemplari di scarpe calzate da Kipchoge, Desisa e Tadese il giorno di Breaking2. Rispetto alle consuete scarpe da gara le Zoomx Vaporfly Elite erano qualcosa di totalmente diverso: drop elevato, intersuola generosa in ZoomX e piastra in fibra di carbonio a forma di un cucchiaio all’interno dell’intersuola. In pratica leggerezza estrema, ammortizzazione estrema ma al contempo anche rigidezza estrema, per come l’abbiamo percepita toccando le scarpe in occasione del tentativo del 6 maggio.

Se la ZoomX Vaporfly 4%, che dovrebbe essere in vendita dopo la metà di giugno 2017, avrà più o meno le stesse caratteristiche (meno personalizzate, ovviamente, e a un prezzo che dovrebbe essere di 250 dollari), più interessanti per i runner di ogni giorno sono le Nike Zoom Fly.

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Le Zoom Vaporfly 4%: il modello più performante derivato dagli studi per Breaking2 e destinato ad atleti evoluti

La prova delle Nike Zoom Fly derivate da quelle del tentativo di record nella maratona

Noi le Nike Zoom Fly le abbiamo provate, correndo già 5km in autodromo la stessa mattina dopo il record sfiorato di 25″ da Kipchoge. In seguito le abbiamo usate ancora un po’ di volte per correre in strada e vedere se le impressioni di quella mattina erano veritiere o se invece ci eravamo ricreduti su qualcosa.

Diciamo subito una cosa: sono scarpe immettibili se non per correre. Ovvero non sono scarpe da running utilizzabili come sneaker. La piastra interna a forma di cucchiaio (più o meno è il segno nero sopra l’intersuola bianca e sotto a quella rossa), in nylon e carbonio, si sente eccome, il che comporta una conseguenza immediata: si cammina a scatti come se, superato il punto di curvatura, la scarpa ti sbilanciasse in avanti. Altra cosa: anche stare in piedi è strano. L’intersuola è generosa (33mm) e con drop importante (10mm) ed è in schiuma Lunarlon, già conosciuta su altri modelli Nike. Eppure sul tallone sembra “scarica” tanto che, stando appunto in posizione eretta, sembra che i talloni cedano verso l’esterno, quasi sollevando gli alluci. Detto questo, che è la prima sensazione quando in negozio ti infili un nuovo paio di scarpe per correre e ti alzi in piedi, quando ci corri è tutta un’altra cosa.

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Le Nike Zoom Fly, il modello più accessibile, anche come prezzo, di quelli derivati dalle Elite di Kipchoge, Desisa e Tadese

Correre con le Nike Zoom Fly

Come prima cosa la sensazione della tomaia, che è in Flymesh: l’avampiede è largo, non come i marchi e modelli che di questa caratteristica fanno un segno distintivo, ma più di un normale modello Nike come per esempio le Zoom Pegasus 33, tra le più popolari tra i runner che preferiscono lo swoosh; è leggera e areata, ma questo c’era da aspettarselo, tutto sommato tiene bene il piede, per essere una scarpa all’insegna della leggerezza estrema e senza elementi che la strutturano, e ha una conchiglia che, almeno sul nostro piede, è ben contenitiva.

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Poi la sensazione durante la corsa: tutto quel rocker e quello scarico sul tallone che si percepisce camminando poi scompare di colpo quando si comincia a correre. Anzi, tutta l’ammortizzazione non si sente quasi, probabilmente perché la piastra comincia a fare il suo lavoro, inducendo a correre leggermente in avanti (più o meno come quando si corre in leggera discesa) e dando impulso e spinta alla falcata. Cioè, non è una scarpa in cui affondi, ma è una scarpa che protegge mentre ti aiuta a darti una spinta in più.

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Fanno davvero andare più veloce?

Ognuno è libero di credere a ciò che vuole e noi crediamo che per correre veloce bisogna allenarsi tanto e seriamente più che prendere un paio di scarpe che farebbero andare veloce. Cioè, se non hai la gamba le scarpe non fanno miracoli. Ma di sicuro c’è una cosa: la particolare costruzione delle Nike Zoom Fly, e dei modelli più alti da cui discendono, promette di migliorare l’economicità della corsa. Il che non significa andare più veloce ma forse – forse – disperdere meno energie, che poi magari si possono usare per spingere di più o per allenarsi di più. Insomma, la sensazione di corsa è davvero diversa da ogni altro modello di scarpe da running “popolari” provate finora e può valere davvero la pena vedere come si adatta al proprio stile.

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