E se correre troppo facesse male?

Correre regolarmente è il viatico per il benessere, ma se invece correre troppo facesse male? È Il dubbio sorto ad alcuni ricercatori incuriositi dai livelli di placca coronarica di alcuni maratoneti seriali. Ora, asciamo stare il caso clamoroso di Jim Fixx, stramazzato a terra 30 anni fa dopo la sua corsa giornaliera sulla Vermont Route 15 ad Hardwick: se è vero è che all’inventore dello jogging l’arteriosclerosi aveva bloccato un’arteria coronarica al 95%, un’altra al 85% e una terza al 70%, è anche vero che l’autore del best seller planetario Il libro della corsa veniva da una famiglia di cardiopatici (il padre era morto d’infarto a 43 anni). E molti cardiologi interpellati al tempo furono concordi nel sostenere che la sua ‘invenzione’ – la corsa come strumento di benessere – gli aveva regalato almeno 5 anni di vita in più. L’allarme questa volta è lanciato da una ricerca pubblicata sul Missouri Medicine Journal e se preso dal giusto punto di vista può anche avere un senso.

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Correre regolarmente assicura una migliore qualità della vita

I medici del Journal non dicono che correre faccia male, sia pericoloso, sia un rischio per la salute. La corsa è e rimane una fantastica attività per il benessere psicofisico di tutti noi: correre regolarmente permette di mantenere o ritrovare il peso forma, migliora l’efficienza cardiovascolare, contrasta l’osteoporosi, migliora il tono generale dell’umore (è il cosiddetto runner’s high, provocato dal rilascio delle endorfine dovuto all’attività fisica, che ha come conseguenza la diminuzione dello stress e dell’ansia e il miglioramento delle capacità di concentrazione) e in definitiva assicura una più alta qualità della vita.
I medici del Missouri dicono invece che correre troppo non necessariamente garantisce una condizione di assoluto benessere. E lo dicono perché hanno condotto uno studio sui livelli di placca coronarica di una serie di persone e hanno scoperto che erano più alti (e quindi peggiori) nei 50 soggetti analizzati che partecipavano regolarmente a maratone rispetto ai 25 dediti a una pacifica inattività sul divano.

Ora, come hanno ben fatto notare alcuni medici interpellati dal Wall Street Journal (che per primo ha pubblicato la ricerca con il corretto titolo Why Runners Can’t Eat Whatever They Want) non esiste nessun nesso diretto di causa-effetto tra il correre una maratona e avere elevati livelli di placca coronarica. Nemmeno se lo sostiene uno studio pubblicato sul British Medical Journal secondo il quale 42 runner che avevano partecipato alla Boston Marathon avevano un profilo di rischio di arteriosclerosi più alto rispetto alle loro sedentarie mogli.
Il nesso sarebbe invece indiretto: siccome corro, corro spesso, corro tanto e addirittura corro le maratone, allora posso fregarmene di ciò che mangio (bevo, faccio). Tanto non ingrasso. Tanto smaltisco. Tanto brucio. Tanto faccio attività fisica. Ed è proprio questo il rischio: di caricare di troppe aspettative i benefici dell’esercizio fisico, al punto tale da credere che sia in grado di mondare ogni colpa o vizio.

No, il benessere è una condizione sistemica, che dipende dall’equilibrio tra numerosi fattori della nostra vita quotidiana: l’alimentazione, il sonno, l’idratazione e ovviamente una sana, corretta e regolare attività fisica. E correre è e rimane una fantastica attività fisica.

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