Scarponcini da trekking per camminare in montagna: come devono essere

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Di scarponcini da trekking per andare in montagna ormai ce ne sono tantissimi modelli. Finita l’epoca degli scarponi alti, pesanti e rigidi ora si trovano scarpe da trekking adatte a ogni situazione: leggere e morbide per le semplici camminate nei boschi, basse e comode oppure alte che proteggono piede e caviglia, con suole adatte all’estate oppure al freddo e neve dell’inverno, totalmente impermeabili o solo resistenti all’acqua e ancora in vera pelle o tessuti sintetici. Insomma, quando si entra in un negozio capire quali scarpe da escursione scegliere può essere complicato, a meno che non si abbiano già le idee chiare. Allora, considerando l’offerta delle migliori marche di scarponcini da trekking, cerchiamo di capire le caratteristiche tecniche ed estetiche delle calzature adatte a un’escursione nella natura. Essenzialmente sono 3 le cose da guardare con attenzione, partendo dal basso verso l’alto e senza priorità d’importanza: La suola, l’intersuola e la tomaia. Più alcuni dettagli che possono fare la differenza.

1. La suola degli scarponcini da trekking

La suola degli scarponcini da trekking, come di ogni calzatura, è lo strato di gomma che entra direttamente in contatto con il terreno. Non è tutta la “gomma” che si trova sotto la scarpa ma solo l’ultimo sottile strato, normalmente di colore nero. La suola di un paio di scarpe escursionistiche svolge una funzione importantissima: garantire aderenza e tenuta di strada. Pensate per analogia agli pneumatici delle auto: ci sono quelli estivi, quelli invernali che funzionano bene con il freddo, quelli da neve, quelli che performano meglio con la pioggia, quelli da fango, e così via. Lo stesso accade per le suole degli scarponi da montagna che si caratterizzano in base alla mescola della gomma e al battistrada.
La mescola è il tipo di gomma usata e proprio come per gli pneumatici ce ne sono che assicurano più presa col freddo, per esempio neve o ghiaccio, con il caldo dell’estate, o sul bagnato di fango, foglie e pietre tra l’autunno e la primavera. Vibram. Michelin, Continental e gli altri produttori di suole per le scarpe da trekking ci tengono a far conoscere le caratteristiche dei loro prodotti, per cui conviene sempre dedicare qualche minuto a leggere anche quelle. Trovarsi a novembre su un sentieri in pendenza e le scarpe che scivolano perché sotto c’è una suola estiva non è piacevole né sicuro.
Il battistrada è invece la sagomatura della gomma della suola, normalmente veri e propri tasselli (qualcuno potrebbe ricordare il vecchio “carrarmato”) che assicurano ulteriore presa e tenuta di strada nei passaggi più tecnici, per esempio su pietre, tronchi, o in salita e in discesa. Finché si parla di scarponcini da trekking estivi il design conta sempre, ma finché non si va in alta montagna al massimo si può incappare in un tratto di brecciolino o sassi sdrucciolevoli (a meno che non si finisca sotto un temporale). Diverso il caso dei mesi freddi e piovosi, durante i quali la suola potrebbe imbarcare e accumulare fango: per questo ci sono suole cosiddette autopulenti che, grazie alla flessione del piede e al design dei tasselli, scaricano fango e materiale in eccesso. Non è solo una questione di peso ma anche di sicurezza: una zeppa di fango sotto le scarpe può diventare scivolosa, far inciampare oppure causare distorsioni. Capire il design di una suola non è semplice, ma leggere che una suola è autopulente o non trattiene il fango può essere un’informazione utile.

2. L’intersuola delle scarpe da escursionismo

Tra la suola e il piede c’è l’intersuola, che è lo spessore di “gomma” che si trova nella parte inferiore della scarpa. “Gomma” tra virgolette perché non si tratta sempre o propriamente di gomma: di solito è EVA, o etilene vinil acetato, un materiale plastico morbido, leggero e impermeabile dotato di particolare flessibilità ed elasticità. EVA, gomma o qualsiasi altro materiale proprietario, l’intersuola svolge due funzioni: la prima è proteggere la pianta del piede dalle asperità del terreno, come pietre appuntite, sassi, rami e ogni altra cosa che potrebbe far male sotto i piedi; la seconda è ammortizzare il passo, rendendo l’appoggio più confortevole. Morbidezza e flessibilità dell’intersuola dipendono da dove si vuole andare con le scarpe da escursionismo: in alta montagna si usano scarponi rigidi, poco flessibili, che non si torcono; all’estremo opposto oggi ci sono scarpe da trail running che sono morbide e flessibili quasi quanto scarpe da running da città. Normalmente una buona flessibilità all’altezza dell’avampiede assicura un passo più naturale, che asseconda il movimento del piede: basta prendere in mano la scarpa e piegarla per rendersene conto. Ciò che invece di solito non hanno le scarpe da trekking è la flessibilità in senso longitudinale e basta afferrarle per la punta e il tallone e provare a torcerle per capirlo: questa è una buona caratteristica, perché una scarpa da montagna deve mantenere ben saldo l’appoggio e sostenere il piede sia all’interno che all’esterno. Un po’ come gli pneumatici da fuoristrada che non devono “stallonare” nei passaggi più estremi.
Insomma, una buona intersuola per fare delle passeggiate in montagna deve essere flessibile, non torcersi troppo, ed essere mediamente morbida per attutire i passi.

3. La tomaia degli scarponcini da trekking

E finalmente arriviamo alla tomaia degli scarponcini da trekking, che è la parte di tessuto che ricopre le calzature. Intanto: ci sono modelli low cut (o bassi, sotto la caviglia), mid (metà altezza, più o meno al malleolo) e alti, tradizionali. Ovviamente quelli alti proteggono meglio e di più il piede, sia nel senso di riparlarlo che di sostenerlo, e sono i più indicati per l’inverno (anche con le ciaspole) o l’alta montagna. Se non si va sulla neve (oppure ci si va ma solo sui sentieri battuti) i mid potrebbero essere un buon passepartout per tutte le stagioni. I low cut, bassi, sono solitamente modelli cosiddetti approach, ideali per passeggiate primaverili ed estive, nella natura o in media montagna.
Detto della foggia, poi c’è il materiale. Molte scarpe da trekking oggi usano tessuti sintetici tipo il Mesh, rinforzati e resi resistenti all’acqua. Ma si trovano ancora scarponcini da trekking con tomaia in pelle, sia liscia che scamosciata. Non necessariamente la pelle è più morbida, più durevole o più resistente all’acqua. Di sicuro necessita di più cure e manutenzione se non si vuole che deperisca più velocemente. E tendenzialmente costa di più.
Sulla tomaia bisogna poi parlare della questione dell’impermeabilizzazione. Ora, un conto è essere resistenti all’acqua, un altro essere impermeabili. Praticamente tutte le scarpe da trekking subiscono un trattamento che le rende resistenti all’acqua: è il DWR, o Durable Water Repellent, una finitura a base di silicone che induce l’acqua a scivolare via dal tessuto senza penetrarvi all’interno. Ma essere davvero impermeabili è un’altra cosa: significa che con molta pioggia (che si misura in colonna d’acqua) o immergendo il piede nell’acqua (per esempio guadando un ruscello) non entra acqua nella scarpa. Questo avviene solo se la tomaia è dotata di una membrana (come il Gore-Tex, o l’Out-Dry, o altre proprietarie dei diversi marchi) che è sia impermeabile all’acqua che traspirante. Cioè non lascia entrare acqua ma lascia uscire l’umidità, dovuta per esempio al sudore. Spesso di uno stesso modello esiste la versione con o senza membrana impermeabile, e ovviamente la prima costa di più, anche sensibilmente.

4. Altre caratteristiche degli scarponcini da trekking

Ci sono altre caratteristiche degli scarponcini da trekking che può essere interessante valutare e che possono fare la differenza. Allacciare bene gli scarponi può fare la differenza tra una bella escursione e un gran mal di piedi, e per allacciarli correttamente i gancetti fanno la differenza: se nei modelli alti sono presenti, allora si tratta ragionevolmente di un buon modello. Anche la linguetta è molto importante, soprattutto in discesa quando il piede preme contro la tomaia: una bella linguetta imbottita, che rimane al suo posto perché fissata con i lacci, è un punto bonus da considerare. Gli scarponi son fatti per camminare nella natura, sporcarsi, sfregare contro rocce e rami: delle protezioni in gomma nei punti sensibili, come punta, tallone e magari lato inferiore della tomaia, a contatto con l’intersuola. Un altro tipo di protezione che assicura comfort è l’imbottitura laterale all’altezza del malleolo nei modelli alti. Alcuni scarponi da trekking hanno delle particolari sagomature in punta e sul tallone: servono per i ramponi, e significa che sono un modello molto tecnico, che ovviamente costa di più. Infine, nei modelli top di gamma, non è raro trovare una doppia soletta interna, a seconda del tipo di uso che si vuole fare, e di solito con trattamento anti-odore.

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