Nell’Ungheria settentrionale, quasi a ridosso del confine con la Slovacchia, c’è un sistema sotterraneo autentico e vasto che prende il nome di Grotte di Aggtelek. Si trovano all’interno del Parco Nazionale di Aggtelek, fondato nel 1985, il quale si estende per quasi 200 km² su un altopiano calcareo punteggiato da doline, valli cieche e ingressi di grotta sparsi nel bosco.
Al suo interno si contano 280 cavità di dimensioni diverse, ma è il sistema Baradla-Domica a concentrare tutta la reputazione del sito. Un percorso sotterraneo di 26 km attraversa il confine di Stato, collegando l’ungherese Baradla alla slovacca Domica senza che la roccia si accorga minimamente delle questioni burocratiche.
L’intero sistema del Carso di Aggtelek e del Carso Slovacco è Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 1995, riconosciuto per il valore geologico e paesaggistico eccezionale. I cunicoli finora mappati sommano decine di chilometri di sviluppo complessivo, ma sottoterra, in questa zona, si sa che ci sono ancora sorprese da scoprire.
Un carso senza confini
Il paesaggio superficiale di Aggtelek racconta già molto di quello che sta sotto. Il carso è una morfologia che si sviluppa su rocce solubili, principalmente calcare. L’acqua piovana, leggermente acida, scioglie la pietra nel corso di milioni di anni e crea gallerie, sale e formazioni che crescono goccia a goccia. E qui il processo ha avuto tutto il tempo necessario.
La Grotta Baradla è la protagonista assoluta: al suo interno si trova una delle stalattiti più grandi d’Europa, una colonna calcarea alta oltre 25 metri che prende il nome di “Palmizio” per la forma slanciata e nodosa.
Le stalattiti crescono dall’alto verso il basso, le stalagmiti dal basso verso l’alto. Quando si incontrano formano colonne che sembrano architettura, anche se nessun professionista ha realmente avuto voce in capitolo.
La grotta che suona
Tra le cavità di Baradla ce n’è una che i visitatori ricordano più delle altre: la Sala dei Concerti, una caverna con un’acustica naturale talmente precisa da ospitare veri e propri concerti di musica classica. La risonanza nasce dalla geometria irregolare delle pareti e dall’umidità costante dell’aria.
Qualche ensemble ha suonato qui, con il pubblico seduto su gradinate temporanee tra le stalattiti, e il suono si è diffuso nel buio in modo che nessuna sala costruita avrebbe potuto replicare. L’esperienza acustica non è l’unico elemento insolito, perché la temperatura interna si mantiene costante intorno ai 10-11 °C tutto l’anno, indipendentemente dalla stagione esterna.
In estate l’ingresso nella grotta provoca un immediato cambio sensoriale: dall’afa della pianura ungherese al fresco fermo e umido del calcare, con quell’odore particolare di pietra antica e acqua che ristagna nelle pozze. Aggtelek ospita oltre 500 specie animali adattate all’ambiente sotterraneo, tra cui 21 delle 28 specie di pipistrelli europei censite dalla scienza. I pipistrelli usano le grotte come quartiere invernale, appesi in colonie silenziose alle volte durante il letargo.
La loro presenza è uno degli indicatori più affidabili della salute dell’ecosistema, dato che specie così sensibili all’inquinamento chimico e acustico sopravvivono solo in ambienti ancora integri.
Info pratiche
Aggtelek si trova a circa 220 km a nord-est di Budapest e il momento migliore per visiarla va da aprile a ottobre, perché in inverno alcuni percorsi restano accessibili ma con orari ridotti.
I tour guidati partono più volte al giorno, con percorsi brevi (1 ora) o lunghi (fino a 7 km) e il costo varia in base al percorso scelto. È consigliato portare uno strato caldo anche d’estate, in quanto i 10 °C costanti della grotta si sentono subito, specie dopo una giornata al sole.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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