Into the Wild in Italia: viaggio nelle aree più remote e selvagge

Dal Parco Naturale Puez-Odle nell'estremo nord all'Aspromonte nell'estremo sud del nostro Paese, non mancano le aree davvero wild in cui riscoprire il vero contatto con la natura selvaggia e dimenticare anche solo per qualche ora o giorno la civiltà

Wild in Italia

Il wild in Italia esiste eccome, e il mito del viaggio zaino in spalla nelle zone naturali più remote, selvagge e disperse non è solo appannaggio di Into the Wild e di quanti negli Stati Uniti decidono di mollare tutto e partire alla ricerca di un modo di vita più autentico e a contatto con la natura come gli Off-Gridders: le mete selvagge esistono anche nel nostro Paese, e anzi non c’è nemmeno bisogno di andare troppo lontano per trovare aree in cui rientrare in contatto con il nostro rapporto più primordiale e incontaminato con la natura selvaggia.

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Eccolo allora il wild in Italia, dalla Val Grande all’Aspromonte, dal Supramonte in Sardegna alle Foreste Casentinesi con la loro riserva di Sasso Fratino, e poi ancora i Monti della Meta con le Mainarde molinase, i Sibillini e il parco naturale Puez-Odle: 7 posti davvero wild in Italia tutti da scoprire, di quelli in cui talvolta non prende nemmeno il cellulare né il Gps e per visitare i quali è ancora valida la cara, vecchia cartina topografica abbinata a intuito, curiosità e senso dell’orientamento. Pronti a preparare lo zaino?

7 luoghi molto wild in Italia

1. Parco Naturale Puez-Odle

Una piccola, preziosa gemma selvaggia all’interno di un territorio che della conservazione della natura ha comunque fatto la propria vocazione: il parco naturale Puez-Odle è l’area naturale del gruppo del Puez e del gruppo delle Odle, a un’altitudine media di 2500 metri e in parte sui di Badia, Corvara, Funes, San Martino in Badia, Santa Cristina, Ortisei e Selva in Val Gardena, in Alto Adige. Qui, in Val di Funes, è nato Reinhold Messner, intorno ci sono alcune delle più note località sciistiche dell’Alto Adige, ma soprattutto è la quintessenza della fauna e della flora delle Dolomiti.

Credits: FlickrCC Shane Lin

2. Foreste Casentinesi e Riserva di Sasso Fratino (Emilia Romagna – Toscana)

Il parco dell’Appennino per antonomasia, con il suo territorio che si estende sul crinale romagnolo nella provincia di Forlì-Cesena e su quello toscano nelle provincie di Arezzo e Firenze: ad altitudini che arrivano anche a 1600 metri si estendono foreste millenarie caratterizzate da eremi, fiumi e cascate e popolare da cervi, cinghiali, volpi e soprattutto il lupo, il re del bosco. Nel cuore del Parco delle Foreste Casentinesi c’è poi la Riserva di Sasso Fratino, la prima riserva naturale integrale istituita in Italia (nel 1959), inaccessibile perché istituita al fine di conservare uno dei pochi esempi di foresta giunta a noi intatta da millenni ma “circumnavigabile” grazie a una serie di sentieri e percorsi che ne lambiscono il perimetro. E poi le foreste casentinesi sono anche uno dei tratti più affascinanti dell’Alta via dei Parchi, la grande traversata nord-sud della dorsale Appenninica.

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Credits: FlickrCC Alessio Di Leo

3. Aspromonte (Reggio Calabria, Calabria)

Sono le Alpi calabresi, o dolomiti del sud per la loro conformazione, ed è una delle aree più wild in Italia nonché meno note e frequentate del nostro Paese: nelle zone marginali del Parco Nazionale dell’Aspromonte, il cui ente gestisce l’area protetta, ci sono i punti di acceso più facilmente raggiungibili, in comuni come Bagaladi, Bova, Gerace e Mammola dove si trovano anche i centri visita; la vera esperienza wild comincia però nelle località montane più faticosamente accessibili da cui si può partire per escursioni e sentieri dai più facili (come il Sentiero dei Greci, 10km a carattere paesaggistico-storico-culturale) a quelli attraverso i quali ci si immerge nelle vere aree selvagge della Calabria.

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Credits: FlickrCC Piervincenzo Canale

4. I Monti della Meta e le Mainarde Molisane (Molise – Abruzzo – Lazio)

Lo spartiacque naturale tra Molise e Abruzzo da una parte e Lazio dall’altra: i Monti della Meta sono tra le cime più alte del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e soprattutto sono quelle più aspre, difficilmente accessibili e che hanno conservato il proprio carattere più selvaggio così come le Mainarde, i rilievi più bassi e caratterizzati da sempre dalla presenza stanziale dell’uomo: è il territorio del lupo e dell’orso, fatto di foreste secolari, vette severe, fiumi, grotte e cascate nascosti da andare a scoprire per esempio percorrendo il sentiero L1 che da Pianoro delle Forme porta al Passo dei Monaci (1967) e alla base del Monte Meta la cui cima è però interdetta perché protetta integralmente per tutelare la presenza del Camoscio d’Abruzzo.

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Credits: FlickrCC Lucio Musacchio

5. Val Grande (Verbano-Cusio-Ossola, Piemonte)

La più grande area wild d’Europa, a 1 ora e mezza di strada da Milano e 2 da Torino. Incredibile vero? E invece è proprio così: la Val Grande, nel nord del Piemonte al confine con la Svizzera, una enorme area naturale protetta di non facile accesso, spesso completamente isolata dal mondo e all’interno della quale si trovano la Riserva naturale integrale e biogenetica Val Grande in cui l’accesso è totalmente vietato e la Riserva naturale orientata e biogenetica Monte Mottac in cui sono consentiti interventi da parte dell’uomo per orientare lo sviluppo della flora e della fauna. Per visitare il parco si può fare riferimento all’Ente Parco Val Grande: i punti di accesso più facili sono quelli dai pochi comuni che insistono sul territorio del parco, poi all’interno ci sono sentieri adatti a tutte le capacità, da quelli semplici per famiglie a veri e propri cammini in aree in cui la natura ha preso il sopravvento e che richiedono capacità più che escursionistiche e attrezzatura adeguata.

Credits: FlickrCC Bjoern von Thuelen

6. Supramonte (Sardegna)

Il cuore selvaggio, aspro, montagnoso e impervio della Sardegna innervato dai sentieri percorsi da millenni dai pastori sardi: il Supramonte sono circa 350km quadrati di territorio che insiste sui comuni di Oliena, Orgosolo, Urzulei, Baunei e Dorgali, con foreste plurisecolari come quella di sas Baddes, doline come quella di Su Suercone, monumento naturale protetto, le Dolomiti sarde sopra Oliena, canyon come la gola di Gorroppu nel Supramonte di Urzulei e le codule del Supramonte marino di Baunei e Dorgali accessibili solo dopo ore di cammino nella natura. E poi l’interno della Sardegna è anche un posto fantastico per l’arrampicata.

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Credits: FlickrCC Michele Anzidei

7. Monti Sibillini (Marche – Umbria)

Il cuore selvaggio tra Marche e Umbria, con vette che superano abbondantemente i 2.000 metri e popolata da lupi, orsi, aquile e falchi oltre che da una natura millenaria e aspra e da abbazie e centri storici medievali che ne puntellano le pendici. Dalla grotta in cima al monte Sibilla, dove si dice ci fosse un regno fatato, al lago alla sommità del monte Vettore, i Monti Sibillini sono anche un territorio pervaso di superstizione, mito e leggenda tutti da scoprire attraverso i numerosi percorsi escursionistici che partono dalle diverse Case del Parco.

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wild in Italia

Credits: FlickrCC Bas Wallet

Francesco-1978, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

E se vi interessa davvero il tema della wilderness ci sono un paio di bellissimi libri da leggere: quello di Franco Brevini: L’invenzione della natura selvaggia. Storia di un’idea dal XVIII secolo a oggi e “Wilderness in Italia. A piedi nei luoghi del silenzio” di Valentina Scaglia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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