La mia Via Francigena a piedi: dal Po alla Toscana superando gli Appennini

Via Francigena a piedi: dal Po a San Miniato superando gli Appennini

Ci eravamo lasciati a Corte Sant’Andrea, prima di superare il Po. Ci sono due possibilità: attraversare il ponte stradale oppure traghettare in barca, cosa che ho fatto all’alba, ed è stata un’esperienza bellissima. Da qui ci siamo diretti a Piacenza, dove vivono molti miei ex colleghi che mi hanno ospitato e rifocillato a dovere offrendomi pranzo, cena e birra a volontà. Da PIacenza la Francigena prosegue verso Fiorenzuola d’Arda, dove non c’era accoglienza parrocchiale, sempre per via delle restrizioni dovute al COVID, e allora ho dormito per terra nel bar di un amico. Ne ho anche approfittato per rivedere un po’ di amici, e mentre mi stavo rilassando con loro ha richiamato l’ostello di Fiorenzuola che aveva riaperto e qui ho passato una notte. Da Fiorenzuola d’Arda il cammino prevede di andare verso Fidenza, dove finalmente, dopo 2 settimane di pianura piatta che più piatta non si può, si ricominciano a vedere le prime colline e i rilievi del pre Appennino.

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Via Francigena a piedi: dal Po a San Miniato superando gli Appennini

Mi sono fermato a dormire a Costa Mezzana, una frazione di Noceto in provincia di Parma, dove ho trovato una famiglia d’accoglienza fantastica, e da qui son ripartito verso Fornovo di Taro, trovando da dormire, dopo 35 km di cammino, a Fivizzano, insieme ad altri pellegrini.
Qui comincia la vera salita dell’Appennino, ci sono dei begli strappi per arrivare a Berceto e poi si entra in Lunigiana, con un paesaggio verdissimo punteggiato di piccoli borghi davvero belli. A Berceto ho finalmente trovato da dormire di nuovo in un convento, ed è stata una sorpresa. Il convento è gestito da Carlo Devoti, un ex nazionale di pallavolo che nel 1970 vinse anche le Universiadi. Mi vede arrivare e mi dice: “Eccolo qui il pallavolista!”. IO gli chiedo chi gli abbia detto del mio arrivo e lui mi risponde: “Nessuno, l’ho capito da come cammini…”
Carlo è un personaggio straordinario, ma non è l’unico incontro straordinario che mi attende. Nel seminario conosco Alfio, un signore francese di origine italiana, ormai in pensione, che sta andando da Besançon, dove vive, a Catania. È un veterano dei cammini, viaggia con un carretto, senza zaino, portandosi dietro la tenda in cui dorme e chiedendo solo la possibilità di farsi la doccia nelle accoglienze. Ha già fatto un paio di volte quello di Santiago e già raggiunto Roma, ma questa volta vuole arrivare a Catania, da dove partì con la sua famiglia negli anni Cinquanta, con solo due valigie, per emigrare in Francia. Sua mamma è morta da poco e per lui questo cammino è un modo per ringraziarla delle opportunità che gli ha dato per costruirsi la sua vita in Francia. Mentre mi racconta tutto questo scoppia a piangere, e per me è stato un momento davvero toccante.

Via Francigena a piedi: dal Po a San Miniato superando gli Appennini

Da Berceto la Via Francigena si dirige a Pontremoli, e tocca fare il passo della Cisa per entrare in Toscana. È una tappa dura, un continuo saliscendi con parecchie centinaia di metri di dislivello, con salite interminabili e discese sui ghiaioni che sono più simili a un trekking tecnico che al cammino della Via Francigena. Arrivo a Pontremoli dopo 25 km stanchissimo ma sono ripagato dalla bellezza della cittadina, con i suoi tantissimi ponti e le case colorate sul fiume. A Pontremoli dormo dai frati, mi ricarico e riparto per Aulla, per una tappa decisamente più tranquilla. Da Aulla la Francigena si dirige a Sarzana, in Liguria, solo che non c’è un posto dove dormire e trovo solo a Massa, che dista 40 km: mi alzo alle 5, valico l’ultima montagna che poi ti svela il mare, e sono stati 17 km da incubo, continuamente divorato dai tafani tanto che ho dovuto mettere pantaloni lunghi, felpa e cappello e in alcuni momenti anche correre per liberarmi delle decine di tafani che non mi lasciavano.
A Massa finalmente rivedo il mare dopo oltre 50 giorni. L’avevo lasciato a Calais, lo ritrovo nel Mediterraneo, e mi sono concesso un bellissimo bagno davvero rilassante.

Via Francigena a piedi: dal Po a San Miniato superando gli Appennini

Da Massa riparto facendo lo strappo fino a Valpromaro, dopo Camaiore, dove trovo finalmente un’accoglienza degna della Francigena, un ostello gestito da Umberto e Hans dove ho cenato con altri pellegrini ritrovando quel calore umano che per un paio di settimane non avevo trovato.
Da Valpromaro raggiungo Altopascio passando per Lucca, ma intanto è arrivato il brutto tempo: lo schivo fermandomi sotto le pensiline degli autobus ma le previsioni non sono belle nemmeno per il giorno successivo, quando ho da raggiungere San Miniato. Allora mi sveglio alle 4.30 e parto, schivo la pioggia prevista per la tarda mattinata, ma mi aspetta un altro problema: delle fitte dolorosissime alle caviglie, tanto che arrivo a San Miniato e poi faccio anche la tappa successiva fino a Gambassi Terme zoppicando. Il motivo è semplice: le mie scarpe non hanno più suola, l’ho completamente consumata, quindi faccio l’ennesimo cambio gomme, comprando un nuovo paio di scarpe, questa volta un modello da trail running con una bella suola e più leggere. Ora va decisamente meglio, ma spero di non trovare altro brutto tempo perché queste non sono impermeabili.

Se vuoi leggere il racconto della prima settimana di Via Francigena a piedi, da Calais a Tournehem-sur-la-Hemclicca qui

Se vuoi leggere il racconto della seconda settimana di Via Francigena a piedi, da Thérouanne a a Saint-Quentinclicca qui

Se vuoi leggere il racconto della terza settimana di Via Francigena a piedi, da Saint-Quentin a Corbeilclicca qui

Se vuoi leggere il racconto della quarta settimana di Via Francigena a piedi, da Corbeil a Besançonclicca qui

Se vuoi leggere il racconto della quinta settimana di Via Francigena a piedi, da Besançon alla Svizzeraclicca qui

Se vuoi leggere il racconto della sesta settimana di Via Francigena a piedi, dalla Svizzera al Poclicca qui

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