I luoghi più belli del mondo e d’Italia secondo Lonely Planet, ma anche no

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Ancora il libro con la classifica di Lonely Planet dei luoghi più belli d’Italia e del mondo, o meglio, l’edizione aggiornata della “Classifica del Mondo – i 500 luoghi più belli del pianeta”. La lista (sì, è proprio una classifica) elaborata tenendo conto dei pareri degli autori delle guide e dei voti della community vede al primo posto Petra, poi le Galapagos, il Delta dell’Okavango, il parco nazionale di Yellowstone, le cascate Iguazù, Angkor Vat, le vette del Nepal. Chi vince in Italia: Costiera Amalfitana (posizione 23 assoluta), poi Pompei (30), Matera (44), il Colosseo (50), il Pantheon di Roma. E così via.
Seriamente?

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Lonely Planet è nata nel 1972 per aiutare gli hippy che partivano per l’oriente in cerca di autenticità fuori dai soliti itinerari; ora è quasi monopolista globale nel settore delle guide di viaggio, con effetti collaterali inevitabili. Con la stessa fonte in mano si sognano e si va negli stessi posti; poi i ristoranti e gli hotel definiti ‘caratteristici’ diventano semi-chic e aumentano i prezzi, nei caffè più caratteristici di Samarcanda ti ritrovi assediato da hipster in cerca di wifi, fuori dai templi indiani più remoti incontri il tuo vicino di casa che urla “Uè pirla, cosa ci fai qua?”.
È il cosiddetto fenomeno sociale definito ‘Effetto LP’, che rende le esperienze di viaggio delle  cartoline multi immagine con le top 5 mete di un paese e francobollo anglosassone sul retro (negli anni ‘70 e ‘80 andavano di moda). Così ecco un volume che mette una dietro l’altra mete mainstream iconiche, in una ‘classifica definitiva dei viaggi’ (Ultimate travel list è il titolo originale), “un elenco ideale di luoghi che vorremmo vedere”, teoricamente valido per qualsiasi cittadino di qualsiasi paese del mondo.

È l’editoria, bellezza. Di qualità, peraltro. Il libro ha sempre un suo fascino, le foto sono fantastiche e fra i criteri di valutazione ne hanno inserito anche uno ‘nuovo’: “destinazioni che praticano il turismo sostenibile”. 20 anni fa l’avrei regalato a qualche amica, o a mio zio ex-hippy. Anzi mi sa che l’ho fatto.
Niente di male, invitare a sognare è un nobile intento e anche se nell’arco della tua vita sul delta dell’Okavango non ci vai, alla fine sopravvivi. Di classifiche sui posti più belli, sulle mete preferite, sui luoghi da vedere almeno una volta ne escono ogni giorno sul web, compilate da tour operator, guide, riviste, blogger, algoritmi. Però, detto con affetto e gratitudine a chi ci ha insegnato a scoprire il mondo, vorremmo anche un’illuminazione più originale sul pianeta, qualche riflessione in più su come cambia il modo di viaggiare e le destinazioni di conseguenza.
Quest’anno, causa Covid, abbiamo potuto riscoprire il nostro paese, il bello dietro casa, i borghi sperduti, i parchi naturali piccoli, i trekking su cammini poco conosciuti, i viaggi senza guida. E i posti assurdi come il moai appena fuori il paesino laziale di Vitorchiano (nella foto). Vogliamo continuare a farlo (per un po’ forse saremo costretti a farlo), andando ‘off the beaten track’, che è un motto caro a Maureen e Tony Wheeler, i fondatori di LP.
Le scadenze delle uscite editoriali sono sacrosante, e le classifiche sono fatte per far discutere, ma abbiamo voglia di leggere o regalare un libro così?
Ci serve qualcosa di più di Petra e Yellowstone, del Colosseo e del Pantheon. E della Costiera Amalfitana, dove “Il mare blu, la tortuosa strada litoranea e le scogliere ricoperte di macchia mediterranea sono semplicemente magnifici”.

Dentro a Lonely Planet deve essere rimasto comunque un pezzettino del Dna della fondazione, perché sul volume si legge la frase “Con la speranza che ognuno, alla fine si crei un elenco tutto suo”.
Bè, ecco un elenco tutto mio con un po’ di posti che ultimamente mi/ci piacciono molto in Italia, assolutamente in ordine sparso:

P:S: ci mandate il vostro elenco?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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