Lungo la costa tirrenica meridionale si staglia un promontorio montuoso imponente che un tempo era un’isola e che oggi è unito alla terraferma grossetana da due strisce di terra sabbiose. Il suo nome è Monte Argentario ed è rilievo custode di borghi marinari e falesie scoscese, ma anche uno scrigno di biodiversità marina sorprendente, unita a testimonianze archeologiche che affiorano dal bagnasciuga. La transizione tra la macchia mediterranea e il litorale crea scenari mutevoli, perfetti per chi cerca un contatto autentico con gli elementi naturali della Toscana più selvaggia. Scopriamo insieme quali sono le spiagge più belle dell’Argentario.
Duna Feniglia
La Feniglia è un cordone sabbioso che unisce il promontorio alla collina di Ansedonia. Protetta dall’omonima Riserva Naturale statale, la riva presenta granelli dorati finissimi e un fondale digradante. Alle spalle della battigia si sviluppa un bosco di pini domestici popolato da daini, percorribile esclusivamente a piedi o in bicicletta, che garantisce frescura e isolamento acustico.
Foto Canva
Giannella
C’è poi la Giannella, striscia costiera settentrionale che collega la zona di Albinia alla località di Santa Liberata. Lunga circa 8 chilometri, la distesa si affaccia sul mare aperto da un lato e lambisce la Laguna di Ponente dall’altro. La presenza di strutture ricettive alternate a tratti completamente liberi rende l’area molto frequentata dagli amanti degli sport velici, grazie all’esposizione costante ai venti.
Bagni di Domiziano
Situata nei pressi dell’ingresso a Porto Santo Stefano, Bagni di Domiziano è una modesta insenatura ma con un’eredità storica di rilievo: durante la bassa marea affiorano nitidamente i muretti romani delle antiche vasche cetarie, destinate al deposito del pesce, appartenenti alla residenza della famiglia dei Domizi Enobarbi. Il fondale sabbioso si distingue a livello biologico per la presenza di praterie di posidonia oceanica ben conservate.
Foto: By Ceppicone – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
Acqua Dolce
I residenti frequentano assiduamente questo angolo riparato che deve il proprio nome storico (Acqua Dolce) a un dettaglio idrologico particolare. In passato, infatti, 7 piccoli rivoli sorgivi d’acqua non salmastra sgorgavano a ridosso del bagnasciuga, permettendo ai frequentatori di rinfrescarsi. Il litorale unisce sabbia e piccoli ciottoli scuri, con grandi massi levigati che punteggiano lo specchio d’acqua antistante.
Spiaggia Lunga
Posizionato sul versante meridionale, Spiaggia Lunga si caratterizza per una composizione minerale differente, in quanto formata da piccoli sassi grossolani di tonalità dorata. Antichi racconti locali narrano che l’insenatura fosse uno dei punti di approdo prediletti dalle flotte corsare che incrociavano nel Tirreno. Il cammino per raggiungerla richiede attenzione per via delle pendenze del terreno.
Cala Grande
Cala Grande, come ci anticipa il nome, si fa notare per la sua ampiezza visibile anche dalla parte alta della via carrabile. Anticamente presidiata dalla Torre di Poggio de’ Porri, l’area prende il soprannome storico dall’aglio selvatico che cresce in abbondanza sulla collina sovrastante. Tre piccole e distinte spiaggette di ciottoli formano la baia, caratterizzata da fondali chiari adatti alle imbarcazioni.
Foto: Simone Antonazzo / ENIT SpA
Cala del Gesso
Il nome deriva direttamente dalle vecchie miniere estrattive attive nel secolo scorso sul versante occidentale del promontorio. Di fronte alla riva di ciottoli bianchi si nota l’isolotto dell’Argentarola, il quale custodisce la cavità sottomarina nota ai pescatori come Grotta delle Pumadorine. Il termine dialettale ricorda la moltitudine di aragoste rosse che un tempo affollavano la volta rocciosa, ricordando i pomodori appesi ai soffitti delle case coloniche.
Le Pilette
Un piccolo recesso roccioso racchiude una conca naturale riparata dalle correnti: Le Pilette. I vecchi abitanti della zona hanno coniato questo appellativo per via della somiglianza geomorfologica con i lavatoi domestici in pietra utilizzati dalle lavandaie. La conformazione crea una barriera protettiva naturale ideale per nuotare in acque calme anche durante le giornate di mareggiata.
La Bionda
Il toponimo originario era Cala dei Tonni, dovuto alle strutture di una tonnara romana d’epoca imperiale. Successivamente, la tradizione popolare ha sostituito l’appellativo originario con quello attuale, La Bionda, legato alla figura di una misteriosa ed elegante signora che soggiornava in una delle residenze private costruite intorno al 1950. La barriera artificiale di scogli protegge l’insenatura dai venti settentrionali.
Foto: Simone Antonazzo / ENIT SpA
La Caletta
Per ultimo La Caletta, tratto cittadino che rappresenta la culla del turismo balneare locale di inizio ‘900, epoca in cui ospitava piattaforme in legno, sale da gioco, pianoforti e i primi storici stabilimenti. Attualmente l’area conserva la vocazione ai servizi e risulta strutturata per l’abbattimento delle barriere architettoniche, consentendo l’accesso agevole anche alle persone con ridotta mobilità.
Foto di copertina: Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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