Abbiamo davvero bisogno di 10.000 passi al giorno per essere in forma?

Qualche anno fa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità lanciò la campagna dei “10.000 passi al giorno” per invitare i cittadini a condurre una vita sana, che diminuisse i rischi di attacchi cardiaci, migliorasse la pressione arteriosa e contribuisse a un generale dimagrimento delle persone a rischio obesità.
Quindi camminare fa davvero così bene? La risposta è sicuramente sì e non è certo una novità. Ma è davvero questa la soglia necessaria per avere una vita sana? E da dove arriva il numero 10.000?

Una trovata pubblicitaria

La “storia dei 10mila passi” è interessante. Il mercato dei contapassi per fitness è ormai enorme e in continua espansione, nel 2014 ne sono stati venduti nel mondo più di 17,7 milioni e le stime per quest’anno parlano di un aumento che potrebbe toccare i 40 milioni di unità. Non tutti sanno che il primo dispositivo del genere vide la luce nel 1964 in Giappone, anno delle olimpiadi di Tokyo, e venne spinto dalla campagna marketing dell’agenzia nipponica Yamasa Tokei che lanciò sul mercato Manpo-Kei, letteralmente “il contatore dei 10.000 passi”. Per la prima volta veniva distribuito un dispositivo automatico affiancato dall’esatto numero di passi da compiere per essere in salute. In seguito l’OMS condusse i suoi studi e arrivò a stabilire il suo riferimento, che non ha a che fare con il braccialetto giapponese, ma tutto nacque da un lancio pubblicitario.

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Un numero attendibile?

Oggi il mercato ha migliorato il prodotto senza cambiare il numero dei passi, sempre 10.000 (che corrispondono grosso modo a 8 km). Bisogna domandarsi se realmente questo numero possa considerarsi ancora attendibile e rappresentare un adeguato promemoria per quelle persone sedentarie che vorrebbero cambiare stile di vita ma non ci riescono. L’OMS e la Società italiana dell’obesità convengono nel sottolineare l’importanza di una regolare attività fisica per prevenire e, in alcuni casi, risolvere problemi metabolici, cardiovascolari, posturali e pressori. Ma i 10.000 passi, più che un diktat medico-scientifico per condurre una vita sana, vanno considerati più che altro un incentivo per chi vuole migliorare la propria qualità di vita ma non ci riesce.

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Dibattito aperto

L’esattezza della misurazione (perché proprio 10.000 e non 12.000 o 9.000?) è già di per se un sinonimo di approssimazione, dovuta più ad esigenze di mercato che mediche. E sul tema il dibattito è aperto. Giusto per capire alcune posizioni, Laura Williams, dietologa ed esperta di fitness, esprime il suo scetticismo alla BBC: “Se una persona corre abitualmente 2/3 volte a settimana, di certo non sarà più in forma percorrendo 10.000 passi al giorno, avrà bisogno di un allenamento diversificato e più scrupoloso”. E Stephen Parnis dell’Australian Medica Association consiglia di svolgere una leggera attività sportiva quotidiana per circa 30 o 60 minuti per cinque giorni alla settimana, sottolineando come sia importante non tanto la quantità del lavoro svolto ma la regolarità nel perseguirlo.
Insomma, lo slogan dei 10.000 passi, nato a scopo pubblicitario, resta un incentivo importante perché sprona le persone ad avvicinarsi all’attività fisica permettendo di quantificarla e darsi obiettivi concreti. Ma per poter raggiungere un buon livello di salute è necessario allenarsi regolarmente e con costanza.

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