Il campanile di Curon e la nuova serie tv Netflix

campanile di curon

Da un paio di giorni le homepage dei social sono invase dalle foto del campanile di Curon che emerge dal Lago di Resia, situato presso il comune di Curon Venosta (provincia autonoma di Bolzano): un posto magico e unico al mondo ma che molti italiani hanno scoperto solo questa settimana. Il motivo è unicamente legato all’uscita di “Curon”, una nuova serie tv tutta italiana disponibile su Netflix dal 10 giugno. Il fantasy-thriller del regista Fabio Mollo, infatti, ha come titolo il nome del paesino di 2370 anime in Trentino-Aldo Adige ed è ambientato lungo le sponde del suggestivo Lago di Resia: un luogo che, al tempo stesso, sa essere affascinante e spettrale, specialmente per via del misterioso campanile abbandonato che fa capolino dalle acque. Una location perfetta per una serie tv contraddistinta dal claim “cosa nascondi sotto la superficie?”.

La storia del campanile di Curon che contraddistingue la nuova serie tv su Netflix

Il protagonista della locandina della serie è proprio lui, il campanile di Curon che emerge dalle acque del Lago di Resia. La storia di questa chiesetta romanica inizia nel 1357, l’anno in cui venne edificata. La cima del campanile è l’unica parte ancora visibile della vecchia località di Curon, le cui origini coincidono con l’insediamento delle popolazioni celtiche in epoca preromanica. Nel periodo della Prima Guerra Mondiale venne approvato il progetto di un bacino artificiale per la produzione di energia elettrica. Per come era stato pensato, il progetto non avrebbe recato problemi alla popolazione dei paesini di Curon e Resia, ma nel 1939 qualcosa cambiò e lo stato approvò la costruzione di una enorme diga che, unendo i laghi naturali di Resia e di Curon, avrebbe sommerso il centro abitato.
I lavori cominciarono nel 1950, dopo la Seconda Guerra Mondiale: le chiuse vennero serrate, l’acqua si alzò di più di 20 metri e vennero inghiottiti 677 ettari di terreno, incluse 167 case appartenenti a circa 150 famiglie. Il tutto nonostante le continue proteste (arrivate fino al Papa) da parte della popolazione locale, che visse questa vicenda come un affronto del Governo centrale nei confronti dei sudtirolesi. Il borgo di Curon Venosta venne ricostruito a monte, ma circa la metà della popolazione fu costretta a emigrare altrove con in mano dei risarcimenti minimi. Oggi l’unico ricordo di questo vecchio borgo è proprio il campanile di Curon, restaurato nel 2009. Una leggenda narra che, in alcune giornate d’inverno, si udirebbero ancora i suoni delle campane, nonostante siano state rimosse nel luglio 1950.
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Di cosa parla la nuova serie Netflix, e perché il Lago di Resia è la location perfetta

L’ambientazione creata dal campanile di Curon è davvero inedita. D’inverno, quando il lago si ghiaccia, il campanile si può osservare da vicino, mentre quando il tempo è brutto viene circondato dalle nuvole e dalla nebbia. In quei casi l’atmosfera sa essere alquanto spettrale: ecco perché Fabio Mollo e gli sceneggiatori della serie tv “Curon” hanno deciso di ambientare qui il loro ultimo lavoro. Le sette puntate di questo fantasy-thriller italiano, che a tratti ricorda la serie tv tedesca “Dark” (incentrata sulla scomparsa di due bambini in un paesino in Germania), parlano di una famiglia che si trasferisce da Milano a Curon Venosta. A un certo punto la madre Anna (interpretata da Valeria Bilello) scompare, e i suoi due figli gemelli cominciano a indagare nella speranza di ritrovarla. Durante le loro ricerche si scontrano con le crude leggende di questo paesino sul lago, dove accadono cose davvero terribili e fuori dal normale. Uno dei temi chiave della serie è la ricerca di se stessi, del proprio lato nascosto “sotto la superficie”. E il Lago di Resia, che nel 1950 inghiottì i ricordi di centinaia di famiglie, è senza dubbio la metafora più coerente.
(Foto: photosforyou / Pixabay)

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