Coronavirus, la seconda ondata può essere prevista

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Si può prevedere la seconda ondata di coronavirus? Se sì, quando arriverà? Se lo sta chiedendo la scienza e una risposta potrebbero darla i sistemi di intelligenza artificiale Due ricercatori della Binghamton University, della State University di New York hanno messo a punto un metodo innovativo per rispondere a queste domande.
Utilizzando i dati raccolti in tutto il mondo dalla Johns Hopkins University, Arti Ramesh e Anand Seetharam hanno creato diversi modelli di previsione che sfruttano l’intelligenza artificiale. Scoprendo che le comunicazioni ufficiali sono ingannevoli e mettendo perciò a punto un modello che sia in grado di prevedere con più precisione una nuova fase di contagio.

Coronavirus, la seconda ondata può essere prevista

I tassi di infezione stanno diminuendo in molti paesi, ma sappiamo che nei dintorni di Pechino c’è un nuovo focolaio piuttosto preoccupante, che ha costretto le autorità cinesi a un nuovo lockdown. Si teme così una seconda ondata di Covid-19 per il prossimo autunno.
L’apprendimento automatico consente agli algoritmi di capire e migliorare in maniera autonoma. I modelli sviluppati dagli americani hanno esaminato le tendenze dei 50 paesi in cui i tassi di infezione da coronavirus sono più alti e spesso possono prevedere entro un margine di errore del 10% cosa accadrà per i prossimi tre giorni in base ai dati degli ultimi 14 giorni.

Le informazioni ufficiali possono essere sbagliate

Studiando i dati passati, gli scienziati informatici sostengono che “Queste infezioni si sono diffuse a causa delle misure che sono state implementate o non implementate, e anche per il modo in cui alcune persone hanno aderito o meno alle restrizioni. Diversi paesi nel mondo hanno diversi livelli di restrizioni e status socio-economico”. Si è così visto che molti paesi hanno contato le infezioni ma non le hanno attribuite al giorno in cui sono state identificate, ma sono state registrate tutte in un giorno e improvvisamente si è avuto uno spostamento nei dati.
Lo studio serve a preparare ospedali e operatori sanitari con attrezzature adeguate, informandoli delle possibili impennate del picco dei contagi a prescindere dalle comunicazioni ufficiali.
I modelli sono pubblici e online, in modo che chiunque possa accedervi e in modo che i possano raffinarsi nel prevedere la seconda ondata.
(foto Couleur pixabay)

 

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