Coronavirus, foulard e sciarpe proteggono davvero dal Covid-19?

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Foulard e sciarpe proteggono davvero dal Coronavirus? Si tratta di una domanda che molti cittadini lombardi si sono posti dopo l’ultima ordinanza del governatore Attilio Fontana.
È entrata in vigore domenica 5 aprile 2020 la nuova ordinanza di Regione Lombardia per contenere ulteriormente il contagio da Coronavirus nel territorio più colpito del nostro paese. In sostanza, nella regione del nord Italia è obbligatorio uscire di casa con il naso e la bocca coperti da una mascherina o, in subordine, da un foulard o una sciarpa. Anche in Toscana è stata adottata una misura simile, ma l’obbligo scatterà solo quando sarà completata la distribuzione di 10 milioni di mascherine reperite dalla Regione.

 

Foulard e sciarpe proteggono davvero dal Coronavirus?

Considerando che in Lombardia le mascherine sono spesso introvabili (da oggi, però, ne verranno distribuite 3,3 milioni gratuitamente in tutta la regione presso alcuni esercizi commerciali come edicole, tabaccai o supermercati) o vendute a prezzi gonfiati, molte persone sono costrette a optare per la seconda opzione, proteggendosi il naso e la bocca con sciarpe, foulard, scaldacollo o altri accessori fatti di cotone, pile e lana: tutti materiali che trattengono molta umidità e che non sono particolarmente efficaci a proteggere noi e gli altri dal contagio. A ribadirlo è stato Giuseppe Sala, direttore del dipartimento di Scienze e tecnologie aerospaziali del Politecnico alla guida di Polimask, a Repubblica: 

Non deve passare l’idea che per proteggersi va bene tutto. Cotone, seta o lino proteggono da qualcosa di macroscopico. Se io starnutisco e ho davanti un fazzoletto non è come non avere nulla. È come dire “tossisci” nell’incavo del gomito, parliamo di buone pratiche che comunque non possono prescindere dalle regole sulle distanze. Guai, però, se le persone credono che possano sostituire una mascherina”.

Anche le mascherine fai da te rappresentano una soluzione sempre più gettonata, ma non sono paragonabili a quelle vendute in farmacia e vanno bene solo in via temporanea (magari mentre si aspetta il proprio ordine online di mascherine o che le farmacie vicino casa facciano rifornimento). E come abbiamo spiegato qui, è molto meglio realizzarle con una borsa in polipropilene, materiale sintetico idrofobo simile a quello delle mascherine chirurgiche, piuttosto che con del cotone. Andiamo ora ad approfondire il ruolo di tutte queste stoffe nella protezione dal Covid-19.
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Foulard e sciarpe non proteggono, ma meglio che niente

Quindi no, i foulard e le sciarpe non proteggono davvero dal Coronavirus, ma indossare indumenti di questo tipo è comunque più sicuro che andare in giro con il naso e la bocca scoperti. Ad ammetterlo è stato Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, nel corso di una intervista rilasciata a Radio Padania:

“Le mascherine risolvono il problema al 100%, i foulard al 30-40%, ma piuttosto che niente è meglio piuttosto. Non siamo così matti da prevedere un’ordinanza che non sia realizzabile”.

Gli accessori di lana, cotone o pile, quindi, non sono delle alternative alle mascherine approvate dalla comunità medico-scientifica, bensì delle “soluzioni tampone” da adottare in via eccezionale.
La miglior protezione possibile (comunque non infallibile, come ha lasciato intendere Fontana) per naso e bocca rimane la mascherina, ma se non si trova si può optare per una sciarpa o un foulard. Nel secondo caso, però, bisognerà fare ancora più attenzione al rispetto della “distanza sociale”. Come conferma un recente studio dell’University of California – Davis, infatti, anche poche parole pronunciate da un individuo asintomatico (ma positivo al Coronavirus) possono produrre abbastanza particelle aerosolizzate per trasmettere l’infezione. Secondo tutte le ricerche scientifiche sulla materia, le stoffe di uso comune non proteggono dalle piccole particelle che emaniamo quando parliamo, tossiamo o facciamo uno starnuto. Una tesi sostenuta anche da Daniele Barbone, manager esperto nel controllo dei Dispositivi di protezione individuale, intervistato dalla Stampa.

“Non basta un pezzo di stoffa con due laccetti per fare una mascherina. Non mettiamoci in faccia qualunque cosa”

Quanto è efficace la stoffa di uso comune?

Come abbiamo anticipato, in passato sono stati condotti diversi studi sull’utilità dei materiali di uso comune dal punto di vista della protezione dai virus. Secondo una ricerca dell’University of New South Wales, chi indossa protezioni di stoffa ha molte più probabilità di contrarre infezioni respiratorie: quasi il 97% delle particelle uscite dalla bocca di una persona senza mascherina, infatti, ha oltrepassato il materiale di stoffa usato dai partecipanti allo studio. “Solo” il 44% delle particelle, invece, è entrato a contatto con il naso e la bocca di chi ha indossato mascherine mediche sintetiche. Stando a un’altra ricerca del 2013, inoltre, i materiali di stoffa filtrano solo un terzo degli aerosol (minuscole particelle che possono farci ammalare) solitamente bloccati da una mascherina chirurgica. L’inefficacia delle stoffe come il cotone è spiegata anche dalla loro capacità di trattenere l’umidità.
Come spiega You-Lo Hsieh, professore dell’University of California, le goccioline più piccole che escono dalla bocca non possono essere fermate dalla maggior parte delle stoffe. Il rischio che gli aerosol oltrepassino il nostro foulard o la nostra sciarpa sarebbe alto:

“I tessuti comuni hanno pori troppo grandi per i virus, che hanno un diametro di circa 100 nanometri”

Lo ha detto Hsieh al BusinessInsider. Infatti le misure dei pori del cotone variano dai 10mila ai 20mila nanometri: molto di più rispetto alle dimensioni degli aerosol potenzialmente infetti.
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Come proteggersi se non si ha una mascherina

Esistono stoffe più o meno protettive? Sembra di sì. A dimostrarlo è stato uno studio inglese condotto nel 2010 dal National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH). Dai risultati sono emersi aspetti interessanti e che potrebbero risultare utili a chi, purtroppo, non è ancora riuscito a procurarsi una mascherina.
A quanto pare il materiale delle felpe (che si può riciclare e usare per una mascherina fai da te) offre una protezione leggermente migliore rispetto a quello delle magliette, bloccando circa il 20-30% delle particelle (contro il 14% del cotone delle t-shirt). Inoltre, gli asciugamani di cotone sarebbero più sicuri rispetto alle sciarpe (34-40% di particelle bloccate contro l’11-27%). Tutti questi tessuti, però, sono risultati nettamente meno efficaci di una classica mascherina N95 dotata di filtro.

Quali sono le mascherine più sicure?

Per concludere si può affermare che una sciarpa abbassa sì il rischio di contagio, ma di poco: per proteggere voi stessi e gli altri quando uscite (per casi di reale necessità) bisogna usare una mascherina. Si tratta di un’abitudine che risulterà fondamentale anche quando le misure restrittive del Governo si allenteranno. Foulard, sciarpe e indumenti simili, secondo Paolo D’Ancona dell’Istituto superiore di sanità (intervistato da Repubblica), sono come le mascherine che solitamente si usano contro l’inquinamento urbano:

“Sono come le mascherine non chirurgiche, quelle non certificate usate ad esempio per l’inquinamento, che non hanno certificazione come dispositivo medico. Anche se qualunque tessuto, qualunque forma di schermo che frappongo tra bocca ed esterno è chiaramente meglio di niente”.

Le mascherine più sicure, ma purtroppo più rare, sono le FFP2 o FFP3 senza la valvola dalla quale possono passare gli aerosol. Le FFP2 e FFP3 con la valvola, invece, sono sicure per sé ma non per gli altri (solitamente vengono usate dai medici che entrano in contatto con pazienti già infetti), mentre le mascherine chirurgiche (usa e getta) sono più indicate nella protezione altrui piuttosto che di noi stessi. Per chi non ha una FFP2 o FFP3 senza valvola, una soluzione raccomandata da diversi medici è quella di indossare una mascherina chirurgica sopra alla mascherina con la valvola.
(Foto di copertina: Elijah O’Donnell / Pexels)

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