Coronavirus: perché il contagio aereo al chiuso fa paura

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Il contagio aereo da Coronavirus al chiuso fa paura: è quanto emerge da un documento sottoscritto da 239 scienziati all’OMS. E nella giornata di oggi è arrivata la conferma da parte dell’istituto dell’ONU per la salute: ci sono delle prove emergenti che testimoniano che il contagio può avvenire tramite le goccioline nell’aria.
Mentre l’America Latina è diventata il nuovo epicentro della pandemia da Coronavirus, in Europa le restrizioni si stanno sempre più attenuando e il peggio sembra ormai passato. Nonostante ciò, abbassare la guardia (specialmente nell’ottica della possibile seconda ondata in autunno) è la cosa più sbagliata da fare perché il virus circola ancora tra noi: lo dimostrano i piccoli focolai che stanno sorgendo anche in Italia.
A mettere ulteriormente in guardia sulla contagiosità del nuovo Coronavirus sono stati 239 esperti, provenienti da 32 paesi, che hanno inviato una lettera all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con un messaggio ben chiaro: il Covid-19 si trasmette anche nell’aria, non solo a stretto contatto con le persone o toccando le superfici “infette”. Un’ipotesi che oggi è stata confermata dall’agenzia ONU.
A questo punto potrebbe essere rivalutata l’utilità della distanza interpersonale di 1-2 metri. Questa, infatti, se non associata alla mascherina potrebbe non proteggerci dal contagio nei luoghi chiusi.

Coronavirus, il contagio aereo al chiuso fa paura: la lettera degli scienziati all’OMS

Il contagio aereo al chiuso fa paura: è quanto sostiene la lettera, redatta da 239 esperti di 32 paesi diversi, indirizzata all’OMS. La richiesta è quella di rivalutare le linee guida per contenere il contagio, considerando che il nuovo Coronavirus potrebbe trasmettersi anche per via aerea (al chiuso) indipendentemente dal distanziamento. Secondo gli autori della lettera, che settimana prossima pubblicheranno integralmente lo studio in questione (anticipato dal New York Times), il droplet (le goccioline che escono dalla bocca) rimane in sospensione nell’aria senza perdere carica virale.
Questo significa che il contagio potrebbe avvenire semplicemente respirando in un ambiente chiuso, anche mantenendo la distanza e non toccando una superficie infetta. Detto in maniera semplice: una persona lontana da noi, ma nella stessa stanza, potrebbe rappresentare un vettore di contagio.
Al momento il condizionale è d’obbligo: come spiega al NY Times Benedetta Allegranzi, responsabile tecnico dell’OMS sul controllo delle infezioni, la trasmissione aerea non è supportata da prove solide e chiare.
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Cambieranno le misure di prevenzione?

Questa lettera ha preso alla sprovvista la comunità medico-scientifica e l’OMS, la quale ha sempre ribadito che il virus (a meno di casi eccezionali, come ad esempio durante alcune procedure mediche in ospedale) non si trasmette mai per via aerea. Se le verifiche dell’OMS dovessero confermare lo studio di questi 239 esperti, potrebbero avvenire enormi cambiamenti nelle misure per prevenire il contagio.
Le mascherine andrebbero indossate sempre, anche al chiuso quando siamo da soli e non a contatto con altre persone. Inoltre, potrebbe mutare anche la gestione dei sistemi di ventilazione nei luoghi chiusi, in modo tale da minimizzare il ricircolo dell’aria.
Quello che fino a qualche giorno fa sembrava un virus non “aerobico”, ora potrebbe essere minaccioso anche nei casi in cui si rispetta il distanziamento interpersonale. Attorno all’argomento è salito al massimo il livello di attenzione, perché in caso di conferme le norme “anti-Covid” potrebbero inasprirsi ulteriormente.
Al momento, però, il condizionale è d’obbligo: come spiega al NY Times Benedetta Allegranzi, responsabile tecnico dell’OMS sul controllo delle infezioni, la trasmissione aerea non è supportata da prove solide e chiare.

Aggiornamento (08.07.2020): l’OMS conferma che il contagio può avvenire anche per via aerea

L’OMS, dopo aver ricevuto la lettera da parte dei 239 esperti, ha confermato l’esistenza di prove emergenti sul contagio per via aerea al chiuso: “La possibilità di trasmissione aerea in ambienti pubblici, specialmente in condizioni molto specifiche come locali affollati, chiusi e poco ventilati non può essere esclusa. Tuttavia, le altre prove devono essere ancora raccolte e interpretate e continuiamo a indagare” ha detto Benedetta Allegranzi durante una conferenza stampa a Ginevra.
(Foto: Lucian Petronel / Pexels)

 

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