Il peperoncino nell’alimentazione sportiva: perché mangiare la pasta all’arrabbiata

Il peperoncino nell'alimentazione dello sportivo: perché mangiare la pasta all'arrabbiata

Il peperoncino nell’alimentazione sportiva svolge alcune importanti e utili funzioni. Tra le tante sue qualità ci sono infatti anche quelle di favorire l’afflusso del sangue nei tessuti e migliorare le funzioni epatiche, necessarie nei processi di detox dopo un intenso allenamento.

Per anni si sono susseguite false informazioni sul peperoncino. Hai la gastrite? Attenzione al peperoncino! Soffri di emorroidi? Attenzione al peperoncino! Anche se può sembrare strano ma in realtà il peperoncino è indispensabile per aiutare i processi di guarigione nelle gastriti o altre affezioni simili. Questa capacità “curativa” è data da un alcaloide suo derivato (la capsaicina) (1). Importantissimo nei casi di congestione venosa a livello epatico, il peperoncino è utile anche per la cicatrizzazione di micro-lesioni locali dovuta alla capacità della capsaicina di aumentare il flusso sanguigno nella mucosa gastrica (2).

Capite bene che queste capacità cicatrizzanti e di miglioramento del flusso sanguigno per uno sportivo sono fondamentali per il ripristino dall’insulto muscolare derivato dall’attività sportiva oltre che per “facilitare” l’arrivo dei nutrienti sulle cellule muscolari. Ma se parliamo di flusso sanguigno non possiamo far altro che sottolineare la sua capacità decongestionante a livello epatico.

Come già sottolineato in altri articoli (vedi articolo sui fritti) il fegato è un organo importantissimo per le prestazioni atletiche perché è l’organo deputato alla pulizia (detox) del nostro corpo, importantissima soprattutto negli sportivi dove la tossicità organica è aumentata per “l’iper-lavoro” muscolare.

Ricetta col peperoncino utile prima di una prestazione sportiva

Pennette all’arrabbiata

Questo piatto è molto utile prima di una prestazione atletica poiché oltre a fornire quella quota di carboidrati necessari per affrontate l’impegno muscolare è anche di stimolo per le cellule epatiche che possono adempiere alla loro funzione detox. Questo stimolo epatico è dovuto alla modalità di cottura (il soffritto) e sarà supportato dai carboidrati della pasta e dalla presenza del pomodoro che mantiene, in misura diversa, un tropismo epatico anche da cotto.

Utile anche nei casi di congestione venosa a livello epatico, questa ricetta sarà utilizzata anche per la cicatrizzazione di micro-lesioni locali grazie alla capacità della capsaicina di aumentare il flusso sanguigno nella mucosa gastrica.

Oltre alle suddette capacità la pasta all’arrabbiata è un piatto di facile digestione quindi consigliabile anche nei pazienti in trattamento chemioterapico.

Come preparare la pasta all’arrabbiata

Si farà un soffritto con aglio e olio in fiamma vivace (se piace, qualche scaglia di radice di zenzero e/o curcuma per potenziare l’effetto di stimolo metabolico) e quando l’aglio sarà sbiondito si potranno mettere in padella 10 pachino o un pomodoro pera d’Abruzzo fino all’evaporazione dell’eccesso di acqua.

L’aggiunta di pomodoro nell’olio bollente determina una rapida disidratazione dell’alimento. Inoltre, il calore e il mezzo lipidico sono necessari per estrarre il licopene, un carotenoide estremamente lipofilico (solubile in sostanze oleose) trasportato nel sangue dalle LDL (3).

Lessata e poi scolata la pasta in acqua salata (cottura al dente), si salterà in padella dove precedentemente è stato preparato il sugo di pomodoro. Al momento, si potrà aggiungere del peperoncino fresco in modo da ridurre al massimo l’alterazione dei componenti dell’alimento dovuta dalla cottura (distruzione della Vitamina C da parte del calore).

Photo by Engin Akyurt from Pexels

1- Mozsik, G.; Szolcsanyi, J.; Racz, I. Gastroprotection induced by capsaicin in healthy human subjects. World J. Gastroenterol. 2005, 11, 5180-5184.
2- Satyanarayana MN. Capsaicin and gastric ulcers. Crit Rev Food Sci Nutr. 2006;46(4):275-328.
3- Steven K. Clinton. Lycopene: Chemistry, Biology, and Implications for Human Health and Disease, in Nutrition Reviews, vol. 56, nº 2, 27

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